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La rassegna del Caffè 4 agosto 2017

Finalmente agosto, tempo per tanti di riposo, mese di vacanze, letture, svago e distrazioni. Su tutte anche il calciomercato, in attesa dell’immancabile appuntamento con l’asta del fantacalcio. Nella nostra quinta puntata delle rassegne settimanali sugli articoli più interessanti da leggere (ovviamente oltre ai nostri del Caffè!) vi proponiamo undici personaggi da seguire con attenzione in questi giorni, schierati come una squadra di calcio. Un 4-3-3 per l’esattezza, con una numerazione un po’ nostalgica. Poi se volete, per restare in tema potete anche pagarci una clausola da 222 milioni, e a quel punto ovviamente questi articoli ve li declameremo a memoria a casa vostra, sventolandovi delle palme

1. Si inizia, col portiere, estremo baluardo difensivo, genio e sregolatezza nell’immaginario collettivo. Ecco, sulla sregolatezza non potevamo che metterci Trump. Sul genio, sorvoliamo. Tra le tante analisi che si possono leggere (a proposito, siete iscritti alla newsletter di Francesco Costa, Vicedirettore de Il Post? Se non lo siete, consigliamo vivamente), ci soffermiamo sulle nuove sanzioni contro la Russia: il Congresso Usa le ha firmate, ma Trump sostiene che queste danneggino gli interessi americani. Usa Today racconta le preoccupazioni di Trump in merito agli svantaggi che le multinazionali Usa dovranno affrontare dopo l’entrata in vigore delle sanzioni e ai danni che queste causeranno agli alleati europei. A proposito di Usa e Russia: Pentagono e Dipartimento di Stato hanno approntato un piano per inviare armi all’Ucraina al fine di deterrenza verso le azioni russe nel Paese, racconta il Wall Street Journal.

2. Tocca ai terzini. Difesa e ripartenza, lavoro sporco, tanta corsa. Partiamo dal Presidente sudcoreano Moon: perché i suoi tentativi di dialogo con Pyongyang sono finora falliti? Su The Conversation Markus Bell e Marco Milani, studiosi di politica coreana, sostengono non sia solo colpa di Kim Jong-un: Moon ha infatti appiattito i rapporti intercoreani sulla questione nucleare, perdendo alcune buone occasioni per riavvicinarsi diplomaticamente al Nord, sopravvalutando il proprio ruolo nell’attuale crisi tra Washington e Pyongyang.

3. Un po’ a sorpresa in difesa c’è anche Justin Trudeau, che ci immaginiamo in realtà sempre con la maglia numero 10. Non solo elogi e immagine cool insomma: il Washington sostiene che forse il Primo Ministro canadese non sia l’eroe liberale che appare. L’articolo sembra una vera e propria risposta a quello di Rolling Stones riportato anche da noi la settimana scorsa (in cui le lodi non sembravano mai abbastanza) e include una lista di ‘’precisazioni’’ che spaziano dal sistema sanitario nazionale all’accoglienza dei rifugiati.

4. In fase di impostazione a centrocampo, tra vita da mediano e regia, un nome un po’ a sorpresa, quello di un sindaco come Beppe Sala. Ora che le carte sono state scoperte, inizia ufficialmente una corsa a 19 per ospitare la nuova sede dell’Agenzia Europea del Farmaco, che dovrà levare le tende da Londra per effetto della Brexit. Politico ci dice chi ce la può fare e chi no: in che gruppo si trova la candidatura di Milano?

5. Ora veniamo ai due difensori centrali, dove segnaliamo chi vive le maggiori difficoltà o criticità. Come stopper mettiamo il venezuelano Maduro: stiamo seguendo anche noi queste che stanno facendo rischiare l’isolamento internazionale al Paese, a cominciare dall’abbandono del Venezuela da parte di parecchie compagnie aeree, racconta El Universal. Alcuni parlano di complotti internazionali orditi dagli Usa: non saranno invece state le scelte poco lungimiranti del regime chavista in politica economica a distruggere quella che era l’economia più florida del Sudamerica? Da leggere questo pezzo su Project Sindacate di Ricardo Hausmann, che di Venezuela se ne intende essendo stato – in tempi non sospetti – Ministro della Pianificazione.

6. Il secondo difensore centrale è Shinzo Abe: nulla di paragonabile con Maduro, ma il governo giapponese è in caduta libera. La grave crisi del principale partito d’opposizione potrebbe però salvarlo. Nel frattempo si registrano anche due duri colpi alla crescente partecipazione delle donne nella vita politica nazionale, con le dimissioni quasi in contemporanea di Renho Murata e Tomomi Inada, come racconta Asia Times.

7. Mezzali di centrocampo ora, tra tanta corsa e capacità di inserimento in attacco, senza mai dimenticare uno sguardo alla difesa. Occhio dunque qui ad Assad: segnaliamo in proposito un bel reportage del Financial Times dalle aree della Siria in mano ad Assad. In maniera imparziale e non schierata racconta la vita a Damasco, Homs e Aleppo, mostrando una popolazione che ha idee molto diverse tra loro circa il proprio futuro e quello del Paese. A proposito, la capitale dello Stato Islamico Raqqa è accerchiata dalle SDF (syrian Democratic Forces) che avanzano costantemente anche grazie al sostegno americano. Nel frattempo, all’interno la popolazione soffre per la penuria di generi di prima necessità e un adeguato supporto medico. Reuters racconta che secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani sarebbe già stata riconquistato il 50% di Raqqa.

8. In questo ruolo troviamo anche Netanyahu: se non l’ha già fatto, consigliamo di guardare con attenzione l’analisi dell’Institute for National Security Studies israeliano riportata dal Council on Foreign Relations relativamente al possibile svolgimento futuro di una guerra Israele-Hezbollah. Viene spiegato come lo Stato ebraico sia molto vulnerabile in alcuni punti vitali (produzione di energia elettrica e acqua potabile) e viene rimarcata la necessità, nel caso scoppiasse un conflitto, di ridurre al minimo la durata delle operazioni e massimizzare il danno inflitto. Di notevole importanza sarà anche l’approccio di Trump alla regione visto che, come ricordato all’inizio dell’analisi, dopo la firma dell’Iran Deal Teheran ha cercato di ottenere una preminenza nell’area attraverso altri mezzi rispetto all’acquisizione della bomba nucleare.

9. Tocca ai tre attaccanti. Il ruolo di centravanti lo diamo a Vladimir Putin. Su di lui segnaliamo innanzitutto una interessante intervista a Mark Galeotti, Senior Researcher all’Institute of International Relations di Praga, su diversi temi interni e internazionali relativi alla Russia. L’analista inglese Alexey Navalny su New Eastern Europe sostiene che potrebbe sfidare Putin nei prossimi anni, ritenendo inoltre il Russiagate una esagerazione mediatica. Interessante anche la riflessione di Dmitri Trenin, direttore del Carnegie Moscow Center, sulla reazione di Putin alle nuove sanzioni USA contro Mosca. Nonostante il clamore suscitato dalla decisione russa di espellere centinaia di diplomatici statunitensi, Trenin giudica infatti tale mossa come moderata e frutto della consapevolezza del Cremlino che un’ulteriore escalation con Washington sarebbe disastrosa per il proprio Paese. Infine: che ci fa la Russia in Libia? E l’Europa come può comportarsi al riguardo davanti all’entrata in scena di un nuovo attore in una situazione già “affollata”? Da non perdere Mattia Toaldo su ECFR.

10. La maglia del fantasista la mettiamo quasi d’ufficio sulle spalle di quel genio visionario di Elon Musk, che vuole colonizzare Marte, ma non ha fatto i conti con…la burocrazia. The Space Review fa un’analisi delle problematiche legali e internazionali dell’impresa annunciata dal CEO di SpaceX.

11. Infine, il terzo attaccante è Pena Nieto. Nonostante le difficoltà dell’economia mondiale e l’incertezza dovuta al cambio di inquilino a Washington con relativa polemica sul muro di confine e la velata minaccia di rinegoziazione del Nafta, il suo Messico cresce del 2,3% nel primo semestre dell’anno grazie alla spinta dei consumi interni. El Pais sottolinea che grazie al turismo il settore primario fa segnare un clamoroso +4%.

Se proprio volete anche le “sostituzioni”, fuori dall’11 iniziale segnaliamo anche questi notevoli grafici di Oxford Analitica sul rapporto tra crescita delle popolazioni e sviluppo e questo interessante pezzo di The Intercept su ambiguità e reticenze di AFRICOM verso le torture commesse dalle forze di sicurezza camerunensi nella base di Salak, usata per la guerra contro Boko Haram.

Come dite, manca il terzo cambio? Dai, se siete arrivati fin qui, basta leggere e alzate la testa, che c’è un sacco di mondo da vedere là fuori. E buon fantacalcio, ovviamente.

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A cura di Alberto Rossi