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Trump e la minaccia nucleare nordcoreana

In 3 sorsi – Di fronte al continuo sviluppo della tecnologia nucleare da parte del regime di Kim Jong-un in Corea del Nord, diamo uno sguardo alla possibile azione del presidente Usa Trump nel quadro delle crescenti tensioni tra i due Paesi

1. POTENZIALE FATTORE DESTABILIZZANTE – Sono sempre più frequenti le notizie sulla preparazione/esecuzione di lanci missilistici da parte della Corea del Nord – riferite da fonti quali i servizi di intelligence americani – che portano inevitabilmente a rotture dell’equilibrio del nord-est asiatico e di quello internazionale. Questo è diventato un fattore di preoccupazione non solo per gli Stati Uniti, ma anche per attori come la Corea del Sud, il Giappone e, più in generale, per la comunità internazionale nel suo complesso che continua ad implementare sanzioni attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in virtù del capitolo VII della Carta ONU (riferito alle azioni per minacce alla pace, violazioni alla pace e atti di aggressione). Il primo test nucleare a cui l’ONU reagì con una forte condanna è datato il 9 ottobre 2006, quando il Paese era guidato da Kim Jong-il, padre dell’attuale leader, Kim Jong-un. Nel corso degli anni abbiamo notizia di test effettuati nel 2009, 2013, 2016 e 2017. Difficile interpretare le mosse e le intenzioni del leader nordcoreano, al potere dal 2011, data la chiusura totale del regime. Inoltre, non possediamo notizie esaustive che corrispondano alla verità: ad esempio, a fronte del test condotto a gennaio 2016 nel quale la Corea del Nord sosteneva di aver utilizzato la bomba ad idrogeno – molto più potente della bomba atomica – molti analisti ed esperti pensarono che avesse mentito a causa degli effetti riportati dalla presunta bomba utilizzata, rivelatisi minori rispetto a quello che ci si aspettava. Tuttavia è da sottolineare che il regime nordcoreano di Pyongyang stia investendo molto nel programma nucleare e balistico, sviluppo che è visto come elemento centrale della sicurezza e identità del paese e, nonostante non vi sia certezza sulla volontà o meno di lanciare un’arma nucleare, la minaccia dell’utilizzo è comunque un potente strumento di intimidazione.

Fig. 1 – Soldati dell’esercito nordcoreano durante la celebrazione del lancio del missile balistico intercontinentale

2. LA RISPOSTA DELLA CASA BIANCA NEL QUADRO DEGLI INTERESSI IN GIOCO – Di fronte alla varie dimostrazioni da parte di Pyongyang, con cui gli Usa non intrattengono relazioni diplomatiche formali, il presidente Trump fa pressioni sul governo cinese affinchè sanzioni a livello economico il suo alleato nordcoreano e metta fine alle continue provocazioni, soprattutto in seguito all’ultimo esperimento di luglio su un vettore intercontinentale. Il coinvolgimento della Cina nella questione nordcoreana è dato dal suo interesse ad avere uno stato cuscinetto che la separi dalla Corea del Sud.  Trump cerca una strategia più incisiva per fermare la minaccia nucleare e, per questo motivo, preme per azioni forti, con un approccio che è lontano dalla “pazienza strategica” adottata dall’ex presidente Obama, basata sull’assunto che il regime di Pyongyang fosse sull’orlo del collasso. L’amministrazione Usa si serve dell’appoggio non solo della Cina ma anche della Corea del Sud, attraverso esercitazioni militari congiunte, considerata la necessità – secondo quanto affermato dal segretario di stato Usa Rex Tillerson in una delle sue ultime dichiarazioni – di un’azione globale in risposta alla minaccia nordcoreana. Con il leader Kim Jong-un il numero dei test nucleari è aumentato esponenzialmente, delineando perciò distanza netta rispetto alla politica perseguita dal padre. In conseguenza di ciò, Trump si trova a dover fronteggiare una minaccia più forte anche perché, dal punto di vista geopolitico, gli Usa hanno interessi nel Pacifico e devono quindi mantenere l’area in questione in una situazione di stabilità. In particolare, parliamo dell’isola di Guam, dell’Alaska o delle Hawaii per citare solo alcuni dei territori appartenenti agli Stati Uniti e situati nel Pacifico che potrebbero essere oggetto di attacco dalla Corea del Nord.

Fig. 2 – Esercitazione militare congiunta degli Usa e della Corea del Sud in seguito al lancio del missile nordcoreano

3. QUALE POSSIBILE SCENARIO FUTURO? – Nell’ambito della crescente tensione tra il regime di Pyongyang e quello di Washington, la decisione statunitense è stata quella di implementare le sanzioni internazionali, in particolare ricordiamo il Korean Interdiction and Modernization of Sanctions Act del 5 maggio scorso, approvato dalla Camera dei Rappresentanti  per colpire individui e imprese aventi contatti commerciali con la Corea del Nord, limitando la capacità economica di quest’ultima. In aggiunta, Trump avrebbe a disposizione due ulteriori opzioni: l’ipotesi di un attacco preventivo con il possibile dispiegamento del sistema antimissile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) in Corea del Sud e la strada della diplomazia, ponendo al centro del dialogo la denuclearizzazione del paese. Partendo dalla prima possibile strategia, un pre-emptive strike non costituirebbe una buona scelta per la difficoltà, attraverso tale attacco, di neutralizzare le piattaforme di lancio dei missili, essendo alcune di esse collocate in postazioni sconosciute e mobili e data la conseguente esposizione allo strike di Tokyo e Seoul. La seconda strategia, che si basa sui contatti diplomatici tra la presidenza Trump e quella di Kim, sarebbe un ottimo punto di avvio per giungere a una risoluzione pacifica della questione. Tuttavia, non è probabile che la Corea del Nord abbandoni il programma nucleare su cui ha tanto investito, dato l’attuale stadio di sviluppo. Sembra perciò che lo strumento dell’isolamento economico sia quello più efficace, con l’appoggio di attori come la Cina o la Corea del Sud. Certo è che le tensioni tra i due paesi rimarranno tali se non verrà avviata, da parte di entrambi, la ricerca di un dialogo costruttivo, tenendo conto dei vari interessi in gioco. E’ necessaria un’azione incisiva da parte dell’amministrazione Trump ma, allo stesso tempo, non aggressiva, per garantire la stabilità dell’area del nord-est asiatico e evitare una rottura dell’equilibrio internazionale.

Marta Annalisa Savino

Un chicco in più

Per chi volesse approfondire sulla Corea del Nord sia nell’ambito del nucleare che dei diritti umani, cliccate su questo link.

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