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Mar para Bolivia, le conseguenze del contenzioso col Cile

In 3 sorsiLa Bolivia e il Cile hanno rapporti diplomatici instabili. L’accusa presso Aia per la sovranità del mare li ha resi ancora più polemici. Un’analisi delle conseguenze dirette di questo contenzioso

1. CRONOLOGIA DEL CONTENZIOSO – Il 24 aprile del 2013, il comitato boliviano ha intrapreso un’azione legale presso la Corte Internazionale di Giustizia all’Aja, per negoziare la perdita di sovranità sul distretto di Antofagasta, un ex-territorio boliviano perso a favore del Cile durante la Guerra del Pacifico . A luglio del 2014, il Cile chiede alla Corte dell’Aia di dichiararsi priva di giurisdizione per risolvere il caso, in conformità con i trattati di pace del 1904 che regolano fin da allora la sovranità territoriale dell’area.
Dopo più di due anni dell’inizio del contenzioso, nel settembre del 2015, l’Aia si dichiara sufficientemente competente per arrivare ad una risoluzione, rifiutando l’idea cilena che il caso si sia già risolto con i precedenti trattati e rigettando la convinzione che i paesi contendenti non abbiano l’obbligo di negoziare una possibile alternativa allo status quo, in cui alla Bolivia venga magari concesso un “corredor oceánico”, che serva come passaggio verso l’Oceano tramite il territorio cileno, con benefici doganali, ma senza sovranità. Attualmente, però, ci si è fermati qui, alla mera enunciazione di principio. Mancano ancora diverse fasi, tra cui quelle che comprendono la presentazione di piani e alternative da parte di entrambi i paesi.

Fig.1 – Immagine di una manifestazione popolare boliviana per la riconquista dello sbocco al mare

2. LA PRIMA CONSEGUENZA, IL SILALA – Il Silala è un fiume, le cui acque sono internazionali, il cui percorso attraversa la Bolivia ed il Cile. La giurisdizione di questo fiume è sotto il controllo della Bolivia per uso ed abitudine. Durante l’anno 2009 iniziò una negoziazione tra i paesi confinanti ed il governo del Cile proponeva il pagamento di un canone allo stato boliviano per l’uso del 50% delle acque (nonostante queste fossero anche dentro il suo territorio). A causa di un utilizzo diverso delle acque da parte dei boliviani la negoziazione fu interrotta nel 2010.
Ma nel 2016 il Governo boliviano annunciò che avrebbe presentato un’accusa contro il Cile presso la Corte Internazionale di Giustizia, per l’uso indebito delle acque, chiedendo un miliardo di dollari. La risposta dello stato cileno fu la presentazione di un’ulteriore contesa presso l’Aia per chiarire l’uso delle acque di questo fiume internazionale. Il 3 luglio 2017 il caso è stato presentato al comitato pertinente per essere analizzato. La Bolivia avrà tempo fino al 3 luglio 2018 per presentare la sua difesa.
Ovviamente tale contenzioso è il riflesso dei tesi rapporti tra i paesi, che lungo gli anni hanno vissuto diversi livelli di cooperazione, ma sui quali c’è sempre stata l’ombra ed il peso della vicenda; “Mar para Bolivia” è un sentimento diffuso nei boliviani. 

Fig. 2 – Stretta di mano “empatica” tra i due presidenti (uscenti), Evo Morales e Michelle Bachelet

3. IL FALLIMENTO DELLE RELAZIONI BILATERALI – I rapporti tra Stati confinanti, tendenzialmente, rispondono a logiche di cooperazione, o anche di sfruttamento della vicinanza geografica per beneficio economico e diplomatico. Ma è vero anche che detta vicinanza si pone spesso come ostacolo per la pace e può diventare un motivo di guerra o costante tensione.
Nel corso degli anni le relazioni bilaterali tra i due stati andini hanno sofferto di forti alti e bassi. Immediatamente dopo la prima accusa della Bolivia contro il Cile presso l’Aia, ci sono stati “raffreddamenti“improvvisi nei rapporti. La condotta del presidente Evo Morales è qualificata da molti come populista, e il fomentare costantemente il malcontento boliviano nei confronti dei cileni ha fatto di quest’argomento la sua scommessa per una possibile campagna elettorale futura.
Non è strano quindi che poco tempo fa, quando sono stati catturati nove boliviani in territorio cileno, accusati di furto violento, traffico illegale e detenzione illegale di armi, davanti alla decisione cilena di giudicare il loro reato, la reazione del presidente Morales sia stata quella d’inserire anche questa decisione di Bachelet nel contenzioso presso l’Aia, in quanto a suo parere costoro sono da considerare innocenti.
Comportamenti come questi marcano una lunga strada di tensione anche con i nuovi candidati presidenziali cileni. Attualmente con Sebastián Piñera esistono fraintendimenti che nel caso in cui quest’ultimo diventasse presidente, probabilmente porterebbero al deterioramento delle relazioni bilaterali ad un aumento esponenziale della conflittualità. 

Emilia Labarca Bonilla

Un chicco in più

L’avvicinamento del pensiero di Evo Morales alla realtà venezuelana impaurisce la comunità internazionale, a causa di una possibile trasformazione del paese andino in un progetto rivoluzionario come quello di Maduro.

Foto di copertina di Sebastian Baryli Licenza: Attribution License