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Cambogia: le implicazioni delle recenti elezioni locali

Le elezioni locali del 4 giugno, vinte per pochi voti da Partito Popolare della Cambogia (CPP), si sono tenute in un contesto di correttezza procedurale. Gli innegabili progressi dell’opposizione, vanificati da un difficile clima politico antecedente le elezioni e dal predominio mediatico del partito di maggioranza, sembrano delineare un affinamento della strategia politica perseguita dal Premier Hun Sen, ora orientata sempre più verso la sottile arma dell’informazione

I DATI  In queste recenti elezioni il corpo elettorale cambogiano ha votato per rinnovare tutte le cariche istituzionali elettive dei 1646 comuni del Paese, dai governatori (sindaci) fino ai consiglieri comunali. L’elevata affluenza (90%) ha permesso ai due principali partiti di tastare quasi capillarmente, seppur con un mero respiro locale, i rapporti di forza elettorali e il loro mutare da una realtà locale ad un’altra. Subisce una netta flessione del suffragio il Partito Popolare della Cambogia (CPP): in rapporto alle elezioni del 2012, il partito al Governo ha registrato un calo del 10% delle preferenze relative, attestandosi a malapena al di sopra del del 50% dei voti, i quali sono comunque bastati a vincere 1156 cariche di governatore su 1646, inclusa quella della capitale Phnom Penh, e 6503 seggi sui 11572 complessivi ai consigli comunali. Avanza l’opposizione, con il Partito per la salvezza nazionale della Cambogia (CNRP) in netto rialzo. Il CNRP, da febbraio sotto la guida di Kem Sokha, ha riscosso il 43% dei voti espressi (+13% sul 2012), vincendo 489 cariche di governatore e 5007 seggi ai consigli comunali. È invece trascurabile la performance del FUNCINPEC, il partito monarchico, che conferma il proprio trend alla marginalizzazione.

Fig. 1 – Kem Sokha, leader dell’opposizione cambogiana, vota durante le elezioni locali dello scorso 4 giugno

IL CLIMA ELETTORALE – Sulla base di una Sample Based Observation compiuta da Transparency International Cambodia, oltre mille osservatori hanno attentamente monitorato, durante tutto l’arco della giornata del 4 giugno, l’attività elettorale in un campione di seggi, appositamente selezionato per essere rappresentativo. L’osservazione ha stabilito che, sorprendentemente, le elezioni del 4 giugno si sono tenute in un clima di correttezza diffusa: nel 99% dei seggi non si è verificata nessuna violenza o intimidazione, e in una medesima percentuale di seggi le schede elettorali sono state scrutinate pubblicamente. Lo stesso rapporto conclude riconoscendo netti miglioramenti rispetto al 2013, anno delle ultime elezioni generali. Contemporaneamente, però, Human Rights Watch (HRW) denuncia che gli indubbi progressi in termini di correttezza elettorale sono stati vanificati dal pesante clima politico che è stato respirato nei mesi precedenti l’elezione, un clima fortemente invalidante nei confronti dell’opposizione, caratterizzato da episodi di violenza, arresti, e addirittura minacce di morte. È da rilevare inoltre una inquietante dichiarazione da parte del Primo Ministro Hun Sen, nella quale è stata promessa un futura guerra civile, qualora il suo partito avesse perso le elezioni. HRW sottolinea infine che le principali emittenti televisive e radiofoniche del Paese (in buona misura sotto il controllo diretto o indiretto del Governo) non hanno rispettato il criterio della par condicio, conferendo assai poca voce all’opposizione e manipolando informazioni a favore della maggioranza. Il coronamento della netta posizione di vantaggio del CPP è simboleggiata dalla debolezza di Sam Rainsy: l’ex leader del CNRP, fuggito a Parigi per evitare una condanna per diffamazione, si trova de facto in esilio, dal momento che la sua richiesta di un perdono reale è stata rifiutata dal Primo Ministro, nonostante questa sia una competenza del Re. L’eccessiva lontananza, le pesanti critiche piovute su Sam Rainsy nei confronti del suo gesto, che da molti è stato considerato come vigliacco, e non da ultimo, una recente proposta di modifica alla legge che disciplina le associazioni partitiche, che impedirebbe a tutti coloro che hanno ricevuto una condanna giudiziaria di dirigere un partito, hanno comportato per Sam Rainsy, posto all’angolo, le dimissioni dalla carica di leader del CNRP, posizione che ora spetta all’ex attivista per i diritti umani Kem Sokha.

Fig. 2 – Sostenitori del CNRP mostrano alcuni ritratti del loro ex leader Sam Rainsy durante la campagna elettorale

2018: IL CONSOLIDAMENTO DI UN REGIME IBRIDO  Oramai sono passati vent’anni esatti da quel colpo di Stato che nel luglio del 1997 ha segnato l’ascesa di Hun Sen (alla guida dell’esecutivo già dal 1985) quale leader indiscusso della Cambogia. L’architettura del potere, che ieri come oggi si sostiene sul predominio istituzionale e mediatico del CPP (saldamente disciplinato sotto la guida del Primo Ministro), si va lentamente configurando come un regime ibrido: la presenza di elezioni regolari e ricorrenti (ma non altrettanto competitive), combinate a un esercizio spesso violento e personale del potere, fanno infatti rientrare la Cambogia in tale tipologia politico-istituzionale. Su questo concordano numerosi studi, come il Polity Data Series del 2015 e il Democracy index. Il contesto appena descritto, che permette a Hun Sen di essere (di fatto) la chiave di volta dell’intero processo decisionale, è da anni soggetto a una progressivo e attento affinamento: le recenti elezioni locali suggeriscono che gli sforzi rivolti al consolidamento del regime ibrido cambogiano sono sempre più orientati verso la qualità della procedura elettorale e l’informazione. Osservando le recenti elezioni locali, il netto miglioramento della correttezza processuale e del clima percepito all’interno dei seggi sono stati infatti più che significativi, anche solo se paragonati alle elezioni tenutesi negli anni scorsi (come sottolineato in precedenza dalla missione di Transparency International). Attraverso questi palpabili miglioramenti, Phnom Penh intende comunicare sia verso l’esterno  quanto verso la popolazione il raggiungimento di una maturata “genuinità democratica”, con la finalità di togliere a qualsiasi osservatore ogni dubbio sulla legittimazione a governare del CPP. Intuitivamente, spetterà al settore dell’informazione il dover supplire alle inevitabili conseguenze di un miglioramento della correttezza elettorale: per questo motivo il vantaggio mediatico del CPP sarà un elemento sempre più cruciale per la difesa dell’egemonia politica di Hun Sen.

Fig. 3 – Il Premier cambogiano Hun Sen durante una cerimonia pubblica allo Stadio Olimpico di Phnom Penh

La Cambogia attualmente figura come un Paese “non libero” nel recente rapporto Freedom of the Press 2017, e presenta serie criticità anche nel settore delle telecomunicazioni: la Televisione Nazionale della Kampuchea, ad esempio, principale conglomerato televisivo cambogiano, si trova sotto il controllo diretto del Governo, ma desta qualche perplessità anche l’emittente privata Bayon, gestita da Hun Mana, figlia di Hun Sen. Un perfezionamento del controllo dell’informazione permetterà all’esecutivo di continuare a mantenere un netto vantaggio nel vitale fronte della comunicazione politica, componente destinata a guadagnare un’importanza sempre maggiore nella propria strategia elettorale. L’applicazione di queste nuove e sottili soluzioni, per certi versi simili a quelle osservate in altri regimi ibridi (come la Russia), rappresenta un netto passo avanti rispetto alle grossolane forme di ingerenza utilizzate precedentemente dal Governo, come intimidazioni o distribuzioni di soldi e regali ai seggi elettorali. Il crescente focus su una simbiosi tra controllo dell’informazione e correttezza elettorale ha fino ad ora ottenuto questo risultato: un evidente aumento della closeness (vicinanza elettorale tra il primo e il secondo partito), dovuto al calo del consenso elettorale del CPP e alla contemporanea crescita del CNRP, effetto verificatosi per la prima volta nel 2013 e confermato nel 2017, conseguenza diretta della mitigazione del clima elettorale. Ma è comunque da notare che il calo elettorale non è stato così grave da compromettere la maggioranza assoluta del partito (nell’Assemblea Nazionale nel 2013, e quest’anno a livello locale) grazie soprattutto allo strapotere comunicativo e informativo del Governo. In conclusione, le attuali elezioni locali dimostrano quindi che l’attuale strategia del CPP può funzionare, almeno a livello locale. Seguendo questa linea, tra un anno esatto, il CPP dovrà affrontare una partita più importante, quella delle elezioni generali: Hun Sen e i suoi collaboratori, sulla base di quanto appreso quest’anno, mireranno dunque  a proteggere la loro maggioranza assoluta  all’Assemblea Nazionale, camera bassa del Parlamento, vitale per mantenere in piedi il Governo tramite fiducia, attraverso elezioni più competitive, ma solo in apparenza.

Simone Munzittu

Un chicco in più

Come suggerisce la stessa espressione, un regime ibrido (o più infelicemente, democrazia illiberale) è una particolare forma di organizzazione del potere politico di uno Stato. Esso si posiziona in una dimensione intermedia tra autoritarismo e democrazia, ed è caratterizzato da un visibile ricorso alla corruzione e alla violenza come strumento di Governo e da uno scarso rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti, accompagnati però da elezioni apparentemente democratiche e da un moderato pluralismo politico. 

Foto di copertina di David Jones Licenza: Attribution License