histats
Home - Aree geografiche - America Latina - Messico, Brasile ed Argentina: politica estera a confronto

Messico, Brasile ed Argentina: politica estera a confronto

Di fronte ad un equilibrio internazionale sempre più instabile, ad un presidente USA imprevedibile ed ad un’America latina in subbuglio, i governi di Messico, Brasile ed Argentina hanno risposto con metodi e priorità differenti

MESSICO: SOLO CONTRO TRUMP – Quando, nel novembre del 2016, Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti, gran parte dei Messicani deve aver sperato che i suoi reiterati e violenti attacchi contro il Messico non fossero altro che smargiassate elettorali, e che ben presto il nuovo inquilino della Casa Bianca avrebbe adottato posizioni più miti. Purtroppo per loro, il presidente Trump, che pure ci ha ormai abituato a bruschi cambiamenti di opinione, si è mostrato molto fermo nei confronti del Messico, che continua ad accusare di “rubare” posti di lavoro USA e di non fare abbastanza contro il traffico di stupefacenti e migranti. In particolare, ciò che Città del Messico trova inaccettabile è l’arrogante promessa di Trump di erigere un muro lungo tutto il confine e di presentare il conto al Messico. Come se non bastasse, a rendere i rapporti ancora più tesi c’è anche il protezionismo commerciale della nuova amministrazione e la sua ostilità nei confronti dei trattati di libero scambio. Dopo aver ritirato gli USA dal TPP, la Casa Bianca ha infatti annunciato di voler riformare il NAFTA, visto come troppo favorevole verso l’economia messicana, con l’obiettivo di reintrodurre i dazi doganali. Il presidente Peña Nieto ha affermato che il Messico è pronto a rinegoziare l’accordo, d’importanza fondamentale per l’economia del Paese, ma anche a ritirarsi qualora la nuova bozza fosse ritenuta inaccettabile.

Il primo incontro tra Trump e Peña Nieto è avvenuto ai margini della riunione del G20 ad Amburgo, svoltasi il 7 ed 8 luglio. Il faccia a faccia è stato cordiale ma in ultima analisi inconcludente e di pura facciata, con i due leader arroccati sulle loro posizioni. Nei negoziati con il prepotente vicino, il Messico ha trovato l’appoggio, almeno a parole, non solo dei Paesi membri dell’Alleanza del Pacifico, paladini nelle Americhe del libero commercio, ma anche della Germania. In una sua recente visita, infatti, la cancelliera Merkel ha ribadito, oltre alla sua opposizione al protezionismo, la condanna del progetto del muro ed il proprio appoggio al Paese latino nei negoziati sul NAFTA. Tuttavia, le esternazioni della cancelliera, più che mostrare un nuovo attivismo tedesco in America latina od un asse con il Messico, sono più probabilmente da intendere come dispetto a Trump e come il tentativo di creare un fronte unico da opporre al presidente USA.

Per cercare di compensare i cattivi rapporti con gli USA e diversificare le esportazioni, l’inquilino di Los Pinos ha affermato di voler conseguire degli accordi di libero scambio con i Paesi che hanno ratificato il TPP e rafforzare le esportazioni messicane verso l’Asia-Pacifico. Tuttavia, anche se negli ultimi anni l’interscambio commerciale con quell’area è aumentato (soprattutto per quanto riguarda il Giappone), gli USA rimangono di gran lunga il principale partner commerciale del Messico, con circa il 72% delle esportazioni messicane dirette verso Washington. Almeno per adesso, quindi, il Messico ha ben poche alternative al rapporto con gli USA, mentre la tentazione di abbracciare politiche più “dure” contro gli Stati Uniti, come quelle proposte dal candidato presidente Obrador, diventa di giorno in giorno sempre più irresistibile.

Fig.1 – Incontro tra Trump e Peña Nieto ai margini del vertice G20.

 

BRASILE: UN GIGANTE DAI PIEDI D’ARGILLA – In netto contrasto con gli anni di Lula, in cui il Brasile si era affermato sulla scena globale come importante attore, la crisi economica e socio-politica che attanaglia il Paese dal 2014 ha costretto il governo a dedicare la maggior parte delle proprie attenzioni alla sfera interna, a scapito di quella esterna. Inoltre, la scarsa autorità del presidente Temer, a capo di un governo ripetutamente colpito da scandali ed egli stesso indagato per corruzione, impedisce a Brasilia di rivestire un ruolo attivo nel campo internazionale.

Nel mese di giugno, Temer ha cercato di modificare questa tendenza con due visite ufficiali all’estero, le prime dopo mesi, volando a Mosca e a Oslo. Se la visita russa si è conclusa con una riaffermazione della vicinanza tra le due Nazioni, quella in Norvegia si è rivelata un disastro. Il governo norvegese ha infatti criticato il Brasile per la corruzione dilagante ed ha minacciato di tagliare i fondi alla lotta contro la deforestazione, fondi che di fatto rendono la monarchia scandinava un importante finanziatore di Brasilia. Dal canto suo, Temer non è riuscito a migliorare la situazione ed ha anzi commesso due gaffe alquanto imbarazzanti. Poco meglio è andata la partecipazione al summit del G20: contrariamente ad alcune voci su una sua possibile non partecipazione, il presidente Temer ha preso parte al summit ed ha riaffermato il suo impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici, venendo tuttavia generalmente ignorato dagli altri partecipanti.

La crisi brasiliana ha tarpato le ali a Temer anche sul dossier America Latina, limitando moltissimo la sua azione riformatrice e costringendo il Paese ad un ruolo di secondo piano. Nonostante ciò, grazie alle ottime relazioni con il presidente ed alleato argentino Mauricio Macri, il Brasile ha dato vita ad una fase di collaborazione con l’Argentina, ben diversa rispetto alla situazione ai tempi della presidente Kirchner. I due Paesi si trovano infatti fianco a fianco nel tentativo di imprimere al Mercosur una svolta più liberista. La stretta collaborazione tra le due Nazioni è stata ribadita anche durante l’ultima visita di Macri a Brasilia, durante la quale i due presidenti hanno riaffermato la volontà di firmare accordi di libero scambio sia con l’Unione Europea che con l’Alleanza del Pacifico, soprattutto in contrapposizione alla politica protezionistica degli Stati Uniti. Anche in questo caso, tuttavia, la Spada di Damocle giudiziaria che pende sulla testa del presidente brasiliano impedisce di imbastire una strategia di largo respiro, mentre il continuare della crisi in Brasile rischia di riportare a galla le rivalità economiche e geopolitiche tra i due Paesi, per ora sopite dalla buona volontà, o debolezza, dei due presidenti.

Fig.2 – Il presidente Temer (a sinistra) insieme al collega argentino Macri.

ARGENTINA: TANTO RUMORE PER NULLA ? – Al contrario del gigante verde-oro, l’Argentina sta vivendo un ritorno in auge nel panorama internazionale, dovuto in gran parte alla decisione del presidente Macri, all’inizio del suo mandato, di rimborsare i creditori internazionali. Spinto dalla volontà di rilanciare le esportazioni e dai timori di una possibile chiusura del mercato USA, Macri ha dato un forte impulso liberista alla politica estera del proprio Paese, cercando di riallacciare i rapporti e di incoraggiare nuovi accordi di libero scambio.

Un obiettivo privilegiato dell’attivismo di Macri è di sicuro l’Europa: dopo aver riallacciato i rapporti con i Paesi europei (Italia e Francia in testa), l’inquilino della Casa Rosada è ora in prima fila per chiedere la firma del trattato di libero scambio tra UE e Mercosur, i cui negoziati proseguono ormai per inerzia da decenni.

Nel mese di aprile, inoltre, Macri è volato a Washington per incontrare il presidente Trump. La visita è ancor più importante poiché Macri è stato il primo leader sudamericano ad incontrare il presidente USA, anticipando sia il suo omologo messicano (che ha annullato la sua visita per la questione del muro) sia quello brasiliano (troppo occupato sul fronte interno), attori a cui solitamente era riservata la precedenza. La visita ha confermato i buoni rapporti tra i due Paesi, ma per adesso non ha prodotto risultati sul fronte commerciale, che più sta a cuore a Macri per rilanciare l’economia del suo Paese.

Lo scenario privilegiato dal presidente Macri è tuttavia l’America latina, dove il presidente ha imposto forti cambiamenti rispetto alla politica della presidente precedente. Nei confronti del Venezuela, infatti, Macri ha abbondonato la politica conciliatoria dei Kirchner ed ha duramente criticato il governo di Maduro, accusandolo di non rispettare la democrazia ed i diritti umani. La Casa Rosada ha indotto il Mercosur a sospendere Caracas dal blocco per le continue violazioni dei diritti umani, paventando la possibilità di espellere definitivamente il Paese qualora il presidente Maduro non cambiasse la propria politica. Inoltre, Macri ha rinforzato la collaborazione con i Paesi dell’Alleanza del Pacifico, facendo entrare l’Argentina nel gruppo come membro osservatore. In occasione del recente vertice del Mercosur, tenutosi nella città argentina di Mendoza, il nuovo ministro degli esteri argentino Jorge Faurie ha ribadito l’impegno di Buenos Aires su questi tre dossier, destinati a rimanere prioritari per tutto il mandato di Macri.

Fig.3 – Macri insieme ai leader dei Paesi del Mercosur.

Nonostante l’attivismo e le doti da comunicatore del presidente, il messaggio estero neoliberista cozza violentemente con la realtà del mercato argentino, tra i più chiusi e protetti del continente contro l’ingresso di beni e servizi esteri. A partire dal 2012, inoltre, il commercio estero del Paese si è fortemente contratto, riducendo la partecipazione dell’Argentina all’interscambio ed all’integrazione mondiale. Se il presidente non dovesse riuscire ad imporsi contro gli interessi protezionisti che da tempo dominano la nazione ed il Congresso, tutta la sua attività estera sarebbe destinata ad essere una politica puramente velleitaria, come le tante che da decenni interessano l’Argentina.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più

L’Argentina è il Paese che piu degli altri sta cercando di costruire relazioni durevoli e utili. Per approfondire potete cliccare qui.