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Guinea Equatoriale o il paradosso dell’abbondanza

Le ricchezze accumulate in Guinea Equatoriale negli ultimi vent’anni grazie all’estrazione e all’esportazione di petrolio e gas non hanno migliorato le misere condizioni di vita della maggioranza della popolazione, rafforzando invece un regime politico nepotista, dispotico e affarista

BOOM ECONOMICO E SOTTOSVILUPPO ECONOMICO-SOCIALE – La Guinea equatoriale è il Paese africano con il più alto PIL pro capite. Nel 2016, si è collocata al ventinovesimo posto nella classifica internazionale con un valore di 14.176 USD, poco sopra a Paesi europei come Ungheria e Polonia. La crescita costante e esponenziale del PIL dal 1992 fino al 2012 è stata proporzionale alla capacità di estrazione del petrolio che, cominciata a pieno regime nel 1994, ha raggiunto l’apice nel 2004. In forte dissonanza con questi dati economici risulta il posizionamento del Paese al centotrentacinquesimo posto nell’Indice per lo sviluppo umano 2016 (alla pari con il Congo), con un’aspettativa di vita di 57 anni e una media di 5 anni e mezzo d’istruzione completati dalla popolazione con meno di 25 anni. Mentre tra il 2000 e il 2015 lo sviluppo umano è cresciuto del 12%, il PIL pro capite è cresciuto tra il 1990 e il 2015 del 1367%. Il 60% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, in stato di assoluta povertà. Il tasso di mortalità infantile è del 68 per mille, l’accesso all’acqua è garantito al 45% delle famiglie, l’accesso all’istruzione al 20% degli aventi diritto all’educazione primaria, la vaccinazione per la tubercolosi è limitata al 30 per cento della popolazione.

Fig. 1 – Un manifesto elettorale per le strade di Malabo, capitale della Guinea Equatoriale, raffigurante il Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo

L’economia equatoguineana è poco diversificata e fortemente dipendente dal settore petrolifero. Dal 2008 il governo porta avanti un piano di sviluppo di medio termine denominato “Horizon 2020” finalizzato alla diversificazione dell’economia e alla riduzione della povertà. La prima fase, conclusasi nel 2012, si è concentrata sullo sviluppo delle infrastrutture, scatenando una vera e propria febbre edilizia. La seconda fase, ancora in corso, mira al potenziamento del settore ittico, agricolo, turistico e finanziario. I dati del 2016 dimostrano, tuttavia, che si è ancora lontani dal diversificare l’economia: l’85 per cento del PIL proviene dal settore estrattivo, il 7% dal settore edilizio, il 2% da pesca, agricoltura e silvicoltura e l’1% dal commercio. Un abisso corre tra gli investimenti nel settore costruttivo che ammontano all’80% del budget nazionale e la spesa pubblica per la sanità, intorno al 3% e per l’istruzione, solo dell’1%. Per spiegare la situazione in cui la Guinea Equatoriale si trova, nota come “maledizione delle risorse” o “paradosso dell’abbondanza”, è necessario far luce sul ruolo dello Stato nel determinare la politica economica del Paese.

NGUEMA IL DITTATORE – Sin dal 1979 al vertice del regime politico equatoguineano si trova il Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che con un colpo di Stato spodestò lo zio Francisco Marcias Nguema, sanguinario dittatore. Nguema Mbasogo è il più longevo Capo di Stato africano. Alla testa del Partido Democrático de Guinea Ecuatorial (PDGE), Nguema Mbasogo ha vinto le elezioni presidenziali per ben cinque volte con risultati plebiscitari. La riforma della Costituzione, approvata nel novembre del 2013, ha posto un limite di due mandati al Presidente della Repubblica. Tuttavia, non essendo la sua applicazione retroattiva, Nguema Mbasogo ha potuto ricandidarsi nel 2016.

Fig. 2 – Il Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo

In occasione delle ultime elezioni, Human Rights Watch ha pubblicato una dichiarazione congiunta sottoscritta da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani con l’obiettivo di esortare il governo a fermare il giro di vite scatenato nei confronti dell’attivismo indipendente. Il report annuale di Amnesty International 2016 ha denunciato frodi elettorali, soppressione della libertà di espressione e di assemblea, arresto e detenzione arbitraria di leader dell’opposizione politica prima delle elezioni. Nell’ultimo report sulla libertà nel mondo, Freedom House ha valutato la Guinea Equatoriale come Paese non libero.

IL RUOLO DEL NGUEMISMO NELLA POLITICA ECONOMICA EQUATOGUINEANA – Il governo equatoguineano negozia direttamente con le aziende per le concessioni petrolifere, piuttosto che assegnarle su base competitiva. Lo Stato è il proprietario formale delle risorse naturali del sottosuolo e le alte sfere del governo, in veste di rappresentanti dello Stato, esercitano il diritto di negoziarvi lo sfruttamento. Il vertice del governo è saldamente in mano, sin dall’indipendenza dalla Spagna, ottenuta nel 1968, al clan Nguema e l’accumulazione e la spartizione del potere avviene su base nepotistica. Dal giugno del 2016, il figlio del Presidente, Teodoro Nguema Obiang Mangue (detto Teodorin) è primo Vicepresidente della Repubblica e designato successore del padre.

Fig. 3 – Un’altra immagine del Presidente della Guinea equatoriale

Un altro figlio, Gabriel Mbaga Obiang Lima è il Ministro delle miniere, dell’industria e dell’energia. Le società che stipulano i contratti per lo sfruttamento delle risorse naturali (per   esempio con le compagnie petrolifere statunitensi Marathon, Exxon Mobil, Hess Corporation) sono spesso di proprietà di persone in stretti legami, politici e familiari con il vertice del governo. Il Presidente Nguema Mbasogo possiede   il 75 per cento della società petrolifera GEOGAM e parte delle compagnie nazionali SONAGAS e GEPETROL. Candido Nsue Okomo, fratello della prima moglie di Nguema Mbasogo, è direttore di GEPETROL. NOMEX, agenzia di reclutamento di personale da impiegare nel reparto estrattivo, è di proprietà di Gabriel Mbaga Obiang Lima. Il proprietario di AMLOCASER, altra agenzia di reclutamento di personale, è Armengol Ondo Nguema, fratello del Presidente e capo del personale di scurezza del Presidente. Teodoro Nguema Obiang Mangue, ex Ministro dell’agricoltura e del patrimonio forestale, è proprietario delle aziende Grupo Sofana e Somagui Forestal, titolari esclusive del diritto di esportazione del legname.

IL FUTURO DELLA CLEPTOCRAZIA NGUEMISTA – In Guinea Equatoriale vige un regime che si può definire cleptocratico. Sulla base dell’inchiesta condotta sulla Riggs Bank nel 2004 dal Senato statunitense, parte degli introiti derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali sono stati trasferiti, con la complicità delle compagnie petrolifere che hanno ottenuto le concessioni e delle banche straniere, sui conti bancari esteri intestati a membri del clan. Questi fondi, in spregio alla miserevole condizione della maggior parte della popolazione, sono stati investiti nell’acquisto di beni di lusso all’estero, in particolare da parte di Teodoro Nguema Obiang Mangue, dal 19 giugno scorso sotto processo a Parigi per riciclaggio, abuso di beni sociali, appropriazione indebita, abuso di fiducia, corruzione, per somme pari a 100 milioni di euro. Altrimenti depositati sulle casse dello Stato, i fondi sono stati drenati da enormi progetti edilizi pubblici, definiti “elefanti bianchi” per la loro dubbia utilità sociale. Le rendite dirette pervenute in queste forme alle autorità governative sollevano queste ultime dal dovere democratico di investire le risorse pubbliche a beneficio dei cittadini equatoguineani. I contratti di costruzione sono aggiudicati o subappaltati a società di proprietà di membri della cerchia del Presidente nelle cui casse entrano parte dei fondi pubblici, gonfiati ad arte.

Fig. 4 –  Costruzione di un’autostrada nei pressi del villaggio di Oyala. Qui il governo della Guinea Equatoriale ha deciso di edificare una città con un palazzo congressuale, università, un hotel di lusso, una zona industriale e diversi ministeri

La costruzione della nuova capitale Oyala, nella provincia di Wele-Nzas, è il progetto di maggior rilievo. La realizzazione di questa avveniristica città, edificata in mezzo alla giungla, si concluderà nel 2020. In essa saranno insediati il palazzo presidenziale, le sedi del governo, degli apparati amministrativi e il quartier generale della polizia e dell’esercito. Un quarto della popolazione nazionale, circa 160.000-200.000 persone, verrà ricollocata. Nella realizzazione del progetto il Portogallo si sta dimostrando un partner primario. Il progetto, infatti, è stato realizzato dallo studio portoghese Future Architecture Thinking (FAT), mentre i finanziamenti sono pervenuti attraverso l’Agência para o Investimento e Comércio Externo de Portugal (AICEP). Questa collaborazione rafforza l’appartenenza della Guinea Equatoriale al gruppo dei Países Africanos de Língua Oficial Portuguesa (PALOP), di cui il Paese è membro dal 2011. Nuovi impulsi per il settore petrolifero, da tempo in crisi per la caduta del prezzo del greggio nel 2014, vengono dagli accordi stipulati dal governo equatoguineano con l’azienda Arabian Energy DMCC per la costruzione del Bioko Oil Terminal e con la britannica Ophir Energy per la realizzazione del progetto Fortuna FNLG. L’ingresso della Guinea Equatoriale nell’OPEC, avvenuto lo scorso 25 maggio, è volto a rafforzare gli interessi del Paese nel mercato internazionale del greggio. Intanto il tempo per i cittadini equatoguineani di beneficiare delle ricchezze accumulate stringe. Si stima, infatti, che le riserve petrolifere del Paese si esauriranno entro il 2035.

Salvatore Loddo

Un chicco in più

La Guinea Equatoriale è l’unico Paese ispanofono dell’Africa. Assieme allo spagnolo, lingua ufficiale dal 1844 oggi parlata da più dei due terzi della popolazione, sono riconosciute come lingue ufficiali il francese e il portoghese.