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Missione impossibile? Moon e la riconciliazione con Pyongyang

Il Presidente sudcoreano Moon, durante la campagna elettorale e appena dopo la sua elezione, ha cercato di muovere dei passi in avanti nel processo di normalizzazione con la Corea del Nord. Il regime di Pyongyang non sembra però voler muoversi nella stessa direzione e affossa le iniziative con nuovi e ripetuti test missilistici

PROVE DI AVVICINAMENTO – Dal 10 maggio 2017 la Corea del Sud ha un nuovo Presidente, democratico e progressista: Moon Jae-in. Il neo-Presidente si è presentato alle elezioni cavalcando lo scontento sorto a causa della disastrosa presidenza Park e cercando la rivincita per le precedenti elezioni che aveva perso proprio con la ex Presidente. Figlio di fuggitivi nordcoreani, Moon ha sempre avuto posizioni di sinistra e si è presentato alle elezioni sudcoreane ponendosi degli ambiziosi obiettivi di normalizzazione coi vicini socialisti della Corea del Nord. Durante la campagna elettorale ha infatti sottolineato più volte l’immobilismo politico dei conservatori nei confronti del programma missilistico della Corea del Nord. Alle elezioni di maggio Moon era il candidato “favorito” del regime di Pyongyang, che lo riteneva molto più aperto al dialogo rispetto agli altri candidati conservatori e alla ex Presidente Park. La stessa è stata, inoltre, condannata a morte dal Governo nordcoreano a causa di un presunto complotto volto a uccidere il Presidente Kim Jong-un. Una volta eletto Moon ha immediatamente cercato di migliorare i rapporti con la Corea del Nord promettendo, tra le altre cose, la riapertura del complesso industriale di Kaesong. Questa è un’area speciale della Corea del Nord in cui si trovano aziende sudcoreane e l’obiettivo del progetto è di promuovere lo sviluppo industriale nordcoreano e contribuire alla transizione del Paese socialista verso un’economia di mercato. Questo complesso industriale è stato chiuso e riaperto più volte a causa delle frequenti crisi nella penisola e l’ultima volta che le operazioni sono state sospese è stato durante l’amministrazione Park nel febbraio del 2016. Il progetto transfrontaliero di Kaesong è molto rilevante per entrambe le amministrazioni coreane e la riapertura porterebbe grande distensione, soprattutto nella zona demilitarizzata adiacente al complesso. La condizione posta per la riapertura, tuttavia, è che la Corea del Nord sospenda i suoi test missilistici. Il Presidente sudcoreano si è detto disposto, tra le altre cose, ad andare in visita personale a Pyongyang nel prossimo futuro, se le condizioni dovessero essere favorevoli. L’ultima volta che un Presidente sudcoreano ha visitato la Corea del Nord è stato 10 anni fa per l’Inter-Korean Summit. Inoltre, durante la cerimonia di apertura dei campionati mondiali di Taekwondo, a Muju, il Presidente Moon ha proposto la creazione di una unica delegazione nazionale coreana per le prossime olimpiadi invernali, che si terranno proprio in Corea del Sud, ed il dislocamento di alcune manifestazioni sportive di tale evento in territorio nordcoreano. Il Governo nordcoreano ha tuttavia rifiutato la proposta di Seul. L’opinione del regime è che le Olimpiadi non debbano essere sfruttate per motivi politici, che prima debbano essere risolte le tensioni politiche tra i due Paesi e che sia troppo tardi per negoziare l’unione delle squadre o per dislocare alcune manifestazioni nel proprio territorio.

Fig. 1 – Il complesso industriale di Kaesong, aperto e chiuso più volte nel corso degli ultimi anni

DIFESA NAZIONALE – Nonostante le continue aperture nei confronti della Corea del Nord e l’appello rivolto agli Stati Uniti in campagna elettorale a lasciare alla Corea del Sud il ruolo di leader nella risoluzione del problema, le posizioni di Moon non sono completamente conciliatorie nei confronti del regime di Pyongyang. Se i test missilistici continuassero e non fosse possibile riaprire il complesso di Kaesong si potrebbe assistere ad un allineamento più stretto con gli Stati Uniti, già confermato nel primo incontro tra Trump e Moon dopo le elezioni sudcoreane. Nella dichiarazione congiunta datata 30 giugno i due capi di Stato si sono espressi a favore di nuove sanzioni economiche per mantenere alta la pressione nei confronti di Pyongyang, ma hanno anche dichiarato che i canali di comunicazione con il regime nordcoreano sono ancora aperti e non vi è alcun tipo di ostilità a una ripresa del dialogo con Pyongyang. Tutto questo nonostante Moon e Trump si trovino politicamente ai poli opposti. Moon ha anche bollato come fallimentare la strategia basata sulla “pazienza” della precedente amministrazione Obama. Allo stesso tempo, però, il leader sudcoreano ha sostenuto l’inutilità dello scudo antimissile THAAD installato con estrema rapidità dagli Stati Uniti nella penisola coreana. Moon ha detto di essere furioso a causa di questo rapido dispiegamento e che negli Stati Uniti non sarebbe stata possibile una simile iniziativa unilaterale senza seguire i processi democratici e l’approvazione del Congresso. Effettivamente l’installazione dei THAAD sta facendo sorgere grandi dubbi nell’opinione pubblica sudcoreana e creando grossi problemi diplomatici sia con la Cina, sia con la Corea del Nord con cui Moon sta cercando di instaurare un dialogo costruttivo. Moon e Trump si trovano in accordo anche sul ruolo che la Cina dovrebbe avere nei confronti della Corea del Nord, benché con toni molto differenti. Trump continua a twittare in modo aggressivo nei confronti di Pechino, rea di incrementare gli scambi commerciali con Pyongyang e di non fare alcuno sforzo a sostegno del processo di pacificazione regionale. Moon sostiene che la Cina, essendo l’unico alleato della Corea del Nord, vanifichi le sanzioni fornendogli assistenza e che le sue azioni volte a mitigare le provocazioni nordcoreane non stiano sortendo gli effetti desiderati. Effettivamente l’immobilismo cinese sulla situazione è ormai evidente, ma la volontà del Governo di Pechino di mantenere la Corea del Nord come un buffer state a difesa della sua frontiera settentrionale potrebbe presto scontrarsi con l’atteggiamento sempre più imprevedibile della dittatura nordcoreana.

Fig. 2 – L’incontro tra Moon e Trump alla Casa Bianca del 30 giugno scorso

SFORZI DA UN LATO E DALL’ALTRO – Moon cerca in ogni modo di trovare un modo di bilanciare la sua agenda di distensione diplomatica con la Corea del Nord con la difesa del suo Paese. Aprire diplomaticamente al Governo di Pyongyang concedendo delle libertà e proponendo delle iniziative congiunte può avere successo se gli stessi nordcoreani non iniziano a sottovalutare la Corea del Sud credendo che la distensione sia un atteggiamento di debolezza nei loro confronti. La sfida di Moon consiste nel riprendere un processo di pacificazione già in corso nei decenni passati, ma mantenendo alta la pressione sul regime socialista per fare in modo che la sua nazione e l’intera regione dell’Asia orientale siano al sicuro. L’ambivalenza nei confronti della Corea del Nord potrà declinarsi in una direzione piuttosto che un’altra in base alle scelte politiche che effettueranno a Pyongyang e all’effettiva pressione che l’amministrazione Trump avrà intenzione di porre sul regime di Kim. È però una strada tutta in salita. Nonostante tutti i tentativi di distensione e le continue pressioni economiche a cui il Paese è sottoposto, la mattina del 4 luglio i nordcoreani hanno infatti effettuato il loro primo test missilistico intercontinentale. L’intento era chiaramente provocatorio nei confronti degli Stati Uniti che in tale data festeggiano il Giorno dell’Indipendenza, nei confronti del recente incontro tra Trump e Moon e dell’imminente G20 di Amburgo. Moon ha parlato in giornata dell’accaduto e si è detto deluso della scelta di Pyongyang dopo gli inviti rivolti nell’incontro con Trump. Inoltre ha condannato ancora una volta questi test che violano completamente le risoluzioni dell’ONU.

Fig. 3 – Foto di gruppo dei leader mondiali al G20 di Amburgo. La questione nordcoreana è stata al centro di molte discussioni durante il vertice

Federico Giovanni Sala

Un chicco in più

Nel recente G20 di Amburgo si è discusso anche della questione nordcoreana. Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti hanno spinto per l’applicazione di nuove sanzioni nei confronti del regime socialista. La Cina non si è dimostrata contraria alle sanzioni nei confronti del suo storico alleato e ha riferito di essere a sua volta infastidita dalla situazione. Tuttavia Xi Jinping ha anche accusato Corea del Sud e Stati Uniti di aver aggravato la situazione con le loro esercitazioni militari marittime. Infine il Premier australiano Turnbull si è detto deluso della mancanza di una dichiarazione congiunta sulla Corea del Nord a questo G20, nonostante nessuna delegazione presente difendesse in alcun modo l’operato del Governo di Pyongyang. Alcuni analisti considerano questa mancanza come il risultato del parziale declino dell’influenza diplomatica americana sotto la Presidenza Trump.

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