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Al Qaeda ridisegna la geografia del Jihad nel Sahel

In un video pubblicato a fine febbraio i leader delle principali formazioni jihadiste operanti nel Sahel hanno sancito l’unione dei loro gruppi in un nuova formazione denominata Jamaat Nusrat al Islam wal Muslimin e hanno rinnovato il loro giuramento di fedeltà ad Ayman al Zawahiri. Al Qaeda ridisegna così la geografia del jihad nel Sahel al fine di fronteggiare più efficacemente la duplice minaccia delle missioni militari internazionali e dello Stato Islamico

FUSIONE E PARTECIPANTI – A fine febbraio il canale mediatico jihadista Al Zaleqa Media ha diffuso un video in cui cinque leader della galassia jihadista del Sahel proclamavano la fusione dei loro gruppi e la nascita di una nuova entità sotto l’ombrello di al Qaeda. Il nuovo gruppo prende il nome di Jamaat Nusrat al Islam wal Muslimin (Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei suoi fedeli) o più semplicemente JNIM. Per capire meglio di cosa si tratta e quali sono i gruppi che l’hanno formato, basta guardare con attenzione a chi sono i personaggi che partecipano al video di “presentazione” dell’organizzazione.

Fig. 1 – Il leader formale di JNIM Iyad ag Ghali (a sinistra) durante un meeting con il Ministro degli Esteri del Burkina Faso Djibrille Bassole nel 2012 

Essi sono: Iyad ag Ghali, leader di Ansar Eddine, gruppo jihadista che opera nel nord del Mali; Yahya Abuel Hamman, emiro a capo della costola nel sud del Sahara di AQIM (Al Qaeda nel Maghreb Islamico); Amadou Kouffa, leader di Katibat Macina (Fronte per la liberazione di Macina), gruppo militante islamista attivo nel settore centromeridionale del Mali e affiliato di Ansar Eddine; Abu Abdul Rahman al Taher al Jeijely e Al Hasan al Ansari, comandanti di al Mourabitoune (Le Sentinelle), gruppo jihadista guidato dal famigerato signore della guerra Mokhtar Belmokhtar. I cinque protagonisti del video, dopo aver sancito la nascita del nuovo gruppo, hanno prestato giuramento al leader di al Qaeda Ayman al Zawahiri e rinnovato la loro fedeltà all’emiro di AQIM Abdel Droukdel, noto anche come Abu Musab Abdel Wadoud. Il leader formale della nuova entità jihadista è Iyad ag Ghali, veterano della rivolta tuareg nel Mali che vanta ottimi rapporti con tutta la galassia jihadista operante dal Maghreb fino al Sahel.

OBIETTIVI OPERATIVI E IDEOLOGICI DEL GRUPPO L’unione sancita tra i gruppi nominati sopra, formalizzata e resa ufficiale dalla diffusione del video descritto in precedenza, è solo l’ultimo stadio di una collaborazione che era attiva già da tempo. Non è infatti una novità, nel Sahel ma non solo, che le fazioni jihadiste, soprattutto se alle prese con un avversario molto più forte di loro, collaborino e si aiutino a vicenda. Basti pensare alle grandi coalizioni formatesi recentemente in Siria come la salafita Ahrar al Sham e la qaedista Hay’at Tahrir al Sham. Nel caso specifico del Sahel, la liaison tra i diversi gruppi del panorama jihadista vede la luce con l’inizio dell’operazione Serval nel gennaio del 2013. Operazione condotta dalla Francia, con l’aiuto di altri membri dell’Unione Europea, in appoggio del Governo maliano nella sua guerra contro il nord indipendentista, essa ha portato all’eliminazione di circa 700 jihadisti e ha spinto Iyad ag Ghali, ora leader formale di JNIM, a sfruttare le sue conoscenze nella galassia qaedista per trovare riparo nelle montagne dell’Atlante in Algeria. L’obiettivo operativo di questo nuovo gruppo affiliato ad al Qaeda è contrastare efficacemente l’operazione Barkhane, che ora ha preso il posto dell’operazione Serval, e i Paesi del G5 Sahel, che hanno da poco istituito una forza di antiterrorismo congiunta. Inoltre bisogna ricordare che nella regione è da tempo attiva un missione Onu che mira a stabilizzare il paese denominata MINUSMAMolti raid del nuovo gruppo sono già stati effettuati contro di essa.

Fig. 2 – Soldati della Bundeswehr tedesca insieme a militari nigeriani nella regione di Gao. Scattata lo scorso aprile, questa foto dimostra la multidimensionalità della missione ONU in corso nel Mali

Non solo. Altra grande minaccia che al Qaeda deve affrontare nella regione è il rischio che lo Stato Islamico, reduce dalle sconfitte che sta patendo nel Siraq, sposti parte delle sue operazioni nella regione dove già opera il suo ramo locale denominato ISWAP  (Islamic State West Africa Province) guidato da Abu Yusuf al Barnawi. C’è da dire però che al momento sembra che Daesh sia più attivo altrove, in particolare nell’Asia sudorientale, come i casi di Filippine e Bangladesh ci ricordano, nel Sinai e nell’AfPak. Non meno importanti sono gli obiettivi teorici e ideologici del gruppo. Innanzi tutto, giurando fedeltà ad al Zawahiri, il neonato JNIM vuole discreditare, a suo modo, la teoria che descrive il fronte jihadista – saheliano ma anche internazionale – come disunito e pervaso da lotte intestine, riprendendo più volte l’ideologia del dottore egiziano leader di al Qaeda che da anni promuove una maggiore unione tra le varie componenti del panorama jihadista. In più il gruppo di Iyad ag Ghali vuole conferire una nuova importanza alla regione nella strategia internazionale del jihad. Infatti nel Sahel, i movimenti fondamentalisti islamici non hanno mai potuto giovare ad esempio dell’afflusso di foreign fighters, come invece è accaduto in altre regioni in altri periodi storici, perché la regione non ha mai trovato il notevole impatto mediatico necessario per l’attuazione di questo fenomeno. L’affiliazione con al Qaeda può aiutare il gruppo in questo senso.

LE DIFFERENTI ANIME DEL GRUPPO E LA STRATEGIA DI AL QAEDA – Da quando il gruppo ha preso vita, è stato possibile notare come ogni soggetto fondante abbia portato nella nuova entità il suo know-how in materia bellica e non solo. Analizzando infatti l’ampio spettro di differenti tipologie di attacco sinora utilizzate dal gruppo si possono scorgere i tratti caratteristici di ogni jamaat che lo è andata a comporre. Sequestri di persone, come l’ultimo documentato da un video in cui sono stati mostrati sei prigionieri stranieri, attentati ai resort o agli alberghi occidentali o frequentati da essi, sono il lascito che il gruppo fondante al Mourabitoune ha lasciato in dote all’organizzazione di ag Ghali. Le tattiche di guerriglia che invece hanno portato a numerosi raid eseguiti con successo con i quali è stato anche possibile rifornire di armi il gruppo e alzare il morale dei miliziani, sono eredità di guerra portate dai gruppi Ansar Eddine e Katibat Macina che già in precedenza avevano avuto a che fare con l’Esercito francese. A contorno di tutto AQIM ha donato al gruppo i suoi potenti mezzi mediatici e logistici: la qualità dei video che JNIM utilizza per fini propagandistici è infatti in continuo miglioramento e esso può contare anche sulla vasta rete di AQIM in tutto il Sahel e nel Maghreb, luogo in cui  il gruppo di Droukdel nacque e in cui conserva i bastioni più saldi. Per il momento la maggior parte degli sforzi e delle operazioni di JNIM si sono concentrate nella zona dell’Azawad e in quella di Kidal, nel nord del Mali, dove la comunità tuareg è ben radicata e presente. Non è un caso visto che il leader dell’organizzazione ag Ghali è originario proprio di quella regione – si pensa sia nato ad Abeibara – e che la maggior parte dei membri che formavano il suo gruppo – Ansar Eddine – sono provenienti proprio da quella zona. Nonostante ciò sono stati registrati attacchi anche nel Niger, in Algeria, Mauritania e Burkina Faso.

Fig. 3 – Soldati Tuareg del CMA (Coordinazione dei Movimenti dell’Azawad) nella regione di Kidal. I membri di molti gruppi ribelli tuareg sono passati recentemente nelle fila del JNIM

JNIM è l’ultimo prodotto – in ordine cronologico – di un processo che al Qaeda, tra alti e bassi e tra varie incomprensioni con le sue anime locali, sta portando avanti da quasi un decennio per cercare di darsi una maggiore legittimazione popolare e politica, da sempre un importante fine di ogni gruppo terroristico. Infatti ormai non è più un mistero come esso sia diventato più accondiscendente e premuroso nei riguardi di varie istanze di stampo nazionalista, tribale e clanico che servono all’organizzazione per radicarsi nei territori dove si vanno poi a formare le sue filiali locali. Nonostante vada sottolineato che spesso il rapporto tra al Qaeda e i movimenti ribelli con i quali va ad allearsi resti ambiguo e poco chiaro – le tensioni all’interno di Hay’at Tahrir al Sham in Siria ne sono una prova -, gli avvenimenti degli ultimi anni confermano questo trend in quasi tutte le zone dove il gruppo guidato da al Zawahiri opera, soprattutto a partire dall’inizio delle Primavere Arabe. Va però ricordato però come per al Qaeda resti importante l’aterritorialità dei suoi branch locali, dottrina che è stata rimarcata dal suo leader nell’ultimo statement rivolto al popolo del Shaam, al fine di mantenere il gruppo un difficile bersaglio per i suoi avversari. E JNIM infatti sembra che si stia muovendo in questa direzione. C’è da aggiungere che, oltre alla cospicua opera di rebranding, il gruppo, dando importanza alle istanze locali con le quali si allea, e nominando spesso come leader formali personaggi vicini a queste istanze, riesce anche a proteggere quelli che sono i veri leader delle sue organizzazioni periferiche. Non è un mistero infatti che a tenere le redini della filiale shaeliana di al Qaeda siano Belmokhtar e Droukdel. Ma i due, sopratutto il primo, al momento si guardano bene dal mettersi sotto i riflettori dei potenti mezzi mediatici dell’organizzazione madre. La vicinanza con le istanze di stampo nazionalistico e tribale, la ricerca di alleanze locali e l’aterritorialità del gruppo sono tra le più grandi differenze tra Daesh e al Qaeda e i recenti sviluppi suggeriscono che l’ultima abbia scelto la strategia migliore sul lungo percorso. Motivo per il quale la minaccia nel Sahel non va sottovalutata.

LA QUESTIONE SICUREZZA NEL SAHEL – La nascita e il sorprendente attivismo di questo nuovo gruppo affiliato ad al Qaeda impone urgenti riflessioni sul futuro della sicurezza europea e africana. Nell’era degli spazi aperti in cui ciò che accade in luoghi molto lontani ha ripercussioni, anche immediate, nella nostra vita di tutti i giorni non ci è più permesso continuare a sottovalutare i problemi che affliggono i Paesi che si trovano sulla sponda meridionale del Mediterraneo.  JNIM è figlio di questi enormi problemi e non padre di essi, ed è quindi proprio per questo motivo che possiamo accogliere con un certo ottimismo il Piano Marshall presentato dalla Germania per risollevare l’economia africana. Anche il nuovo Presidente francese Macron, ha mosso i suoi primi passi in questa direzione, avallando la nascita della forza antiterrorismo congiunta del G5 Sahel e promettendo nuovi investimenti economici nella regione. Sempre a condizione che il piano – al momento teorico – trovi presto un’attuazione pratica. Questo perché è ormai assodato che il terrorismo, di qualunque stampo sia, non è affrontabile solo manu militariUna lezione che conosciamo bene ma che forse ultimamente ci siamo dimenticati.

Fig. 4 – Il Presidente francese Macron e il Presidente maliano Ibrahim Boubacar Keita durante il G5 Sahel dello scorso 2 luglio

Risulterebbe perciò importante stabilizzare il Sahel sia per ridurre o eliminare tali gruppi, che per risolvere le problematiche politiche, sociali ed economiche che ne hanno favorito l’ascesa, tenendo presente che molte di esse coinvolgono a cascata anche il nostro Paese: è infatti una regione dove insistono numerose dinamiche sovrapposte. E’ uno degli epicentri dei grandi flussi migratori che si stanno abbattendo sull’Unione Europea a cominciare proprio dall’Italia ed è probabile che anche JNIM e AQIM siano coinvolte in questo lucroso traffico di esseri umani. Non va scordato inoltre che la regione menzionata è anche attraversata da altri importati traffici illegali, dal narcotraffico al contrabbando di armi, favoriti anche dalle immense distanze, difficili da controllare, e dai problemi interni di molti Paesi dell’area, inclusi quelli mediterranei, che hanno finora fatto mancare un contrasto efficace. Per quanto riguarda il gruppo di ag Ghali, però, rimane un importante interrogativo. Terrà il collante ideologico che tiene unite le varie anime dell’organizzazione? O alla fine prevarranno gli interessi particolaristici che hanno come obiettivo i lucrosi traffici illegali della regione? Non sarebbe la prima volta.

Valerio Mazzoni

Un chicco in più

Una delle figure chiave di JNIM è Mokhtar Belmokhtar, l’uomo che detiene il controllo della quasi totalità dei traffici che attraversano il Nord Africa, noto anche con il soprannome di Mr. Marlboro. Dato più volte per morto e attraversata una fase di crisi che aveva portato alla sua separazione da al Qaeda, ultimante è rientrato nei ranghi dell’organizzazione con il suo gruppo al Mourabitoune. Il periodo di crisi era dovuto ad una forte polemica intercorsa tra lui e l’emiro di AQIM che accusava il guercio – altro soprannome di Belmokhtar – di avere più interesse per i suoi traffici che per il jihad e la causa islamista. Belmokhtar inoltre è stato tra i primi ad intuire, nella galassia jihadista, i benefit derivanti dalle alleanza con i clan e con le tribù presenti nel Maghreb e nel Sahel. Infatti lo stesso Belmokhtar anni fa prese come moglie un’appartenente ad un’ importante famiglia Tuareg. Questo matrimonio permise al terrorrista di consolidare le sue alleanze nella regione che poi gli tornarono utili nell’allestimento della sua importante rete di traffici illegali.  

Foto di copertina di Magharebia Licenza: Attribution License

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