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Argentina, cento anni di debito pubblico

In tre sorsi – Di fronte alla necessità di reperire rapidamente fondi, il governo di Macri ha emesso una serie di titoli nazionali con scadenza a 100 anni. I tango-bond sono stati molto apprezzati dai mercati, segnando così un ritorno in grande stile dell’Argentina nel consesso finanziario. 

1. L’ARGENTINA AI TEMPI DI MACRI- Far ripartire l’economia, ridurre il deficit di bilancio, combattere l’inflazione, liberalizzare l’accesso ai dollari e far rientrare Buenos Aires sui mercati internazionali. Questo era il programma che Mauricio Macri si impegnava a realizzare qualora fosse riuscito a diventare presidente dell’Argentina. Ad un anno e mezzo dalle elezioni del 2015, il panorama economico appare ancora in chiaroscuro.

Indubbiamente, il presidente ha risolto il problema dell’isolamento internazionale del Paese: grazie ad una serie di accordi con i suoi creditori (compresi anche gli hedge funds statunitensi) Macri è riuscito a far tornare il Paese sul mercato finanziario mondiale ed a rendere nuovamente possibile l’accesso a valute straniere pregiate (soprattutto dollari) che durante gli anni del governo Kirchner era stato fortemente ristretto. Meno bene è andata invece sugli altri fronti: l’inflazione resta molto elevata, ed è anzi salita al 40%, mentre il bilancio continua a rimanere in profondo rosso. I vari tagli ai sussidi per l’energia, resi necessari per alleviare la pressione sul bilancio, hanno gravemente colpito sia la popolazione che le imprese, che si sono viste recapitare bollette decisamente più salate che nell’era Kirchner. A questo si sono aggiunte la fine delle politiche protezionistiche per molti settori ed una situazione internazionale sfavorevole per il Paese australe (dollaro ed euro basso, basso prezzo delle materie prime e crisi in Brasile, uno dei principali mercati d’esportazione), che hanno portato ad un crollo del PIL argentino. Nel 2016 infatti l’economia si è contratta del 2,2%, la produzione industriale è crollata e la disoccupazione è aumentata, con il risultato che il 30% degli argentini vive ormai in condizioni di povertà. Anche se per il 2017 le previsioni parlano di una ripresa sostenuta, le condizioni di vita della popolazione rimangono difficili.

Di fonte a questo scenario, Macri si è visto costretto a ricorrere sempre più massicciamente al credito internazionale. A questo proposito, lo scorso 12 giugno, Buenos Aires ha sorpreso il mercato con l’emissione di titoli statali per un valore di 2,75 miliardi di dollari, con scadenza a 100 anni, con un tasso d’interesse annuale  fissato al 7,9%. Per l’Argentina si tratta di un primato: pochissimi Paesi hanno emesso titoli a scadenza così lunga, e comunque con valori e tassi d’interesse decisamente più bassi del caso argentino.

Fig.1 – Il presidente Mauricio Macri.

2. LE REAZIONI IN PATRIA… – La notizia in Argentina è stata interpretata in due modi molto diversi. Parte della popolazione e della stampa l’ha accolta in modo positivo, sottolineando la fiducia che il governo Macri è stato in grado di riguadagnare agli occhi della comunità finanziaria internazionale, soprattutto rispetto alle condizioni di partenza agli inizi della sua amministrazione. Non dimentichiamo che dopo i default finanziari degli ultimi anni, l’FMI ed il mondo della finanza in generale non hanno avuto relazioni cordiali con Buenos Aires.

L’altra parte, invece, ha criticato sia la lunghissima scadenza dei titoli sia l’alto tasso d’interesse annuale che il governo si impegna a pagare, di gran lunga superiore a quello pagato da altri due Paesi con titoli centenari quali Messico (5,25%) ed Irlanda (2,35%).

A suscitare molte critiche è inoltre il rapido tasso d’indebitamento del governo Macri che, nel solo 2016, ha emesso titoli per un valore 20 miliardi di dollari, da sommare ai 7 miliardi emessi da parte delle province ed ai 5 miliardi da parte invece delle imprese. Rispetto al 2015, anno in cui si verificò il cambio di governo, il debito estero è passato da 170 miliardi di dollari a circa 210 miliardi di dollari, con un aumento del 26% (dati di gennaio 2017). Il ministro dell’economia argentino Luis Caputo, succeduto ad Alfonso Prat Gay nel dicembre 2016, ha tuttavia assicurato che il livello di debito pubblico dovrebbe assestarsi al 38% del PIL, e che nell’anno 2017 il valore dei titoli emessi sarà la metà di quello del 2016.

Fig.2 – Il ministro delle finanze Luis Caputo.

3. …E LE REAZIONI ALL’ESTERO – Al contrario, il mercato internazionale ha accolto molto favorevolmente l’emissione di titoli argentini, tanto i bonos sono stati tutti piazzati molto rapidamente. A dispetto della lunga scadenza e della storicamente scarsa affidabilità dell’economica argentina, a rendere l’investimento appetibile è la particolare condizione del mercato mondiale dove, a causa delle politiche della FED e della Banca Centrale Europea in primis, i tassi di interesse sui titoli nazionali sono bassissimi, se non nulli. Per questo motivo i fondi d’investimento che ricercano titoli a tassi elevati per lungo tempo, soprattutto fondi pensionistici, si sono gettati sull’offerta senza troppo considerare il passato da cattivo pagatore del Paese in causa. Inoltre, la sentenza della Corte Suprema USA del giugno 2014, che ha obbligato l’Argentina a rifondere i fondi d’investimento USA, ha aumentato le possibilità di vedersi restituito l’investimento anche in caso di bancarotta.

Fig.3 – Cartello contro il patto con gli hedge funds (detti fondi avvoltoio).

Al di là di queste considerazioni, in politica esterna cent’anni equivalgono ad un’era geologica: la maggior parte dei Paesi attualmente esistenti non può vantare una storia così lunga, e persino l’Argentina, cento anni fa, era un Paese completamente differente da quello attuale. E’ pertanto fortemente improbabile che in questo lasso di tempo non succeda qualcosa che modifichi fortemente l’economia argentina e renda quei titoli carta straccia. Se tuttavia così non fosse, nel 2100 gli Argentini dovranno ancora pagare per i debiti fatti non dai loro padri, bensì dai loro bis bisavoli.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più

Per uno sguardo più approfondito allo stato dell’economia argentina, si rimanda a questa pagina. 

 

Foto di copertina di Mariano Pernicone Licenza: Attribution License

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