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Argentina: i pilastri della politica estera di Macri

Le difficoltà strutturali dell’economia argentina continuano a condizionare pesantemente la politica estera del presidente Mauricio Macri, che a distanza di quasi due anni conferma i suoi assi strategici principali

GLI USA – Fin dalla sua elezione alla più alta carica dello Stato, nel novembre 2015, era evidente che l’Argentina avrebbe compiuto un’importante inversione di tendenza nella spinosa questione dei creditori statunitensi: il passo più eclatante fu compiuto il 31 marzo 2016, quando l’Argentina accettò ufficialmente di corrispondere l’ammontare di denaro dovuto dopo 15 anni. Come ricorda Foreign Policy, il Senato argentino votò con 54 voti favorevoli e 16 contrari per l’emissione di 12,5 miliardi di dollari in titoli di Stato: parte del denaro ottenuto tramite questo stratagemma sarebbe stato adoperato per restituire 4,65 miliardi di dollari agli hedge funds statunitensi, principalmente l’NML Capital di Paul Singer, una offshore di Elliott Management.
Sin dal 2001, l’Argentina si è rifiutata di pagare i suoi debiti nel momento in cui avvenne il default su prestiti che rappresentavano il 150% del PIL. A seguito del fallimento di successivi tentativi di mediazione, l’Argentina andò nuovamente in default(seppur parziale) nel 2014.
Il successo di Macri su questo punto risultò evidente, segnando un marcato cambiamento rispetto alle scelte del presidente Cristina Kirchner, la quale rifiutò di pagare i debiti del proprio Paese, ma soprattutto è una chiara vittoria di Singer, la cui Elliott Management contava di recuperare 2,28 miliardi di dollari o circa il 369% dell’investimenti iniziale di 617 milioni di dollari in titoli di debito.
La difficoltà principale che il Paese sudamericano doveva affrontare era il costo elevato dei prestiti che, quando venivano concessi, raggiungevano interessi quasi doppi rispetto a quelli offerti alla Bolivia e all’Uruguay. L’isolamento economico in cui il Governo Kirchner era costretto ad operare, unito alla crescita debole, ha portato l’Argentina a perdere competitività e crescita, mentre gli effetti delle politiche di Macri stentano per ora a stimolare una ripresa robusta.

Fig. 1 – Protesta a Buenos Aires contro la corruzione.

AMBASCIATOR NON PORTA PENA… – I rapporti stretti fra gli Stati Uniti e la Presidenza Macri non sono attestati solo dagli elementi precedentemente delineati, ma ribaditi da una serie di circostanze che vedevano coinvolte l’ex ministro degli Affari Esteri argentino Susana Malcorra: ingegnere elettrico e diplomatico, si è insediata dal 10 dicembre 2015 – dalla nascita del Governo Macri – per poi essere sostituita il 12 giugno 2017 da Jorge Faurie, diplomatico professionista in carica in Francia e, prima ancora, in Portogallo e Cile.
Le controversie legate all’ex ministro Malcorra partono da documenti rilasciati da WikiLeaks, in cui si sostiene che durante i suoi anni alle Nazioni unite come Segretario Generale aggiunto al Dipartimento d’appoggio alle Attività sul terreno abbia lavorato a favore del Governo statunitense, assecondando le richieste dell’ambasciatrice statunitense Susan Rice, che chiese dei trattamenti di favore per i sottoposti americani di Malcorra. Inoltre, nel 2017 Foreign Policy rivelò un’investigazione interna dell’ONU sul ruolo di Malcorra e altri funzionari in un possibile occultamento di denunce per abusi sessuali su minori perpetrati dai Caschi Blu in Guinea, Chad e Guinea Equatoriale.
Le vicende riportate possono aver reso la permanenza del ministro non più giustificabile, anche al netto della difficoltà di Macri nel realizzare quanto promesso ai suoi creditori per motivazioni interne. Di sicuro si tratta di elementi che vanno tenuti in considerazione alla luce delle dimissioni del ministro Malcorra “per ragioni personali”.
Resta da capire chi sia il sostituto prontamente annunciato da Macri: la figura di Jorge Faurie, diplomatico professionista nonché organizzatore della cerimonia di insediamento di Macri – e oltretutto volto noto negli ambienti governativi già dai tempi di Carlos Menem, per il quale si occupava del protocollo (1998-99).
Nemmeno nel caso di Faurie si può parlare di una persona al di fuori di ogni sospetto: nel 2002 l’Agenzia Anticorruzione argentina lo denunciò per aver dichiarato il falso all’interno di una testimonianza giurata, come ricorda RT. Faurie aveva omesso di segnalare di aver fondato la empresa Costes S.R.L. assieme a Ramón Hernández, segretario personale dell’ex presidente Menem indagato per dei conti nascosti in Svizzera. Inoltre, aveva rinnovato al suo socio il passaporto diplomatico, che gli consentiva di entrare ed uscire dal Paese senza problemi.
Anche in questo caso, dunque, Macri ha scelto una persona dalla condotta non sempre trasparente, che però si dimostra più istituzionalizzata del precedessore Malcorra a causa dei più stretti legami con le gerarchie politiche nazionali.

IL RUOLO DI ATTORE REGIONALE – La sintonia fra le politiche economiche di Argentina e Brasile, tornati al lavoro per portare avanti un processo di liberalizzazione e privatizzazione, sembrano essere il preludio per la realizzazione della riforma del Mercosur a cui Macri sarebbe interessato da tempo: il suo obiettivo, infatti, è quello di orientare l’organizzazione verso una maggiore spinta al libero commercio, volto a sua volta a rilanciare le esportazioni argentine. Per farlo, Macri dovrà contrastare le forti spinte sociali che vedranno a luglio l’intensificarsi delle proteste: il 18 giugno è stato riportato da TeleSur l’annuncio da parte del segretario del sindacato dei camionisti Pablo Moyano di uno sciopero generale, con annesse accuse contro il Governo.

La scelta vede sommarsi all’inasprimento delle proteste argentine l’annuncio da parte del Vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence di un tour diplomatico nell’America Centrale e nell’America del Sud: fra il 13 ed il 18 agosto, Pence sarà presente a Cartagena e Bogotá (Colombia) per poi fare tappa a Buenos Aires e successivamente a Santiago del Cile. Si tratta di una mossa particolarmente interessante, dal momento che la dottrina di Donald Trump relativa alla regione non si è mai sviluppata oltre l’abbandono del TPP, effettuato subito dopo l’insediamento del tycoon. Pence sembrerebbe intenzionato a sopperire alle mancanze del proprio superiore dimostrando di voler interloquire con i Paesi dell’area, fra cui la stessa Argentina.
Il rischio principale, tuttavia, è che Macri si dimostri un interlocutore dalle mani legate, dal momento che attualmente nessuna riforma economica d’impatto è stata o può essere portata avanti a causa delle gravi tensioni sociali e dell’impoverimento della popolazione. Dimostrarsi incapaci di portare avanti una linea politica, d’altra parte, rischia di portare l’Argentina di Macri alla marginalizzazione, pericolo che ha dovuto affrontare sin dal suo insediamento e che si mantiene sostanzialmente stabile.

Fig. 2 – Mike Pence durante una conferenza stampa.

Riccardo Antonucci

Un chicco in più

L’Agencia Digital de Noticias ha pubblicato un articolo particolarmente dettagliato sui presunti illeciti commessi dall’ex ministro degli Esteri argentino Malcorra, in particolare guardando al suo periodo da funzionario dell’ONU.

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Foto di copertina di Agência Brasil Licenza: Attribution License

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