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In 3 sorsi – Dopo quattro settimane di furiosi combattimenti, l’Esercito filippino controlla ormai circa il 90% di Marawi, la città occupata dai jihadisti del gruppo Maute a fine maggio. L’obiettivo dei militari è quello di concludere le operazioni nei prossimi giorni, che coincidono con la fine del Ramadan, in modo da mandare un messaggio conciliante alla locale popolazione musulmana e impedire il possibile afflusso di nuovi militanti in città

1. RESISTENZA JIHADISTA – Il portavoce delle Forze Armate, generale Restituto Padilla, ha ammesso che la situazione è troppo “complessa” per poter fissare una data certa per la liberazione finale di Marawi. I jihadisti stanno infatti opponendo una disperata resistenza, usando trappole esplosive e bottiglie molotov, mentre il maltempo ostacola l’utilizzo di elicotteri e aerei a sostegno delle truppe operanti nell’area. La strategia del comando filippino resta comunque quella di scacciare gli islamisti dal centro cittadino e spingerli verso il vicino Lago Lanao, rendendoli un facile bersaglio per le proprie forze aeree.

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Fig. 1 – Soldati filippini feriti nella battaglia di Marawi

2. ASSALTO ALLA SCUOLA – Finora la battaglia di Marawi è costata la vita a oltre 350 persone, ma tale numero sembra purtroppo destinato a salire perchè molti civili risultano dispersi e potrebbero essere stati uccisi dai raid aerei sulla città. Inoltre non si hanno notizie dei tanti ostaggi catturati dal gruppo Maute e usati come scudi umani contro le forze governative. Tra loro vi è anche il sacerdote cattolico Teresito “Chito” Suganob, rapito dai jihadisti mentre si trovava insieme ad alcuni fedeli all’interno della cattedrale di Marawi. L’Esercito teme anche nuovi possibili rapimenti di ostaggi da parte dei jihadisti, e ciò sembra essersi putroppo verificato oggi con l’assalto a una scuola di Malagakit da parte di membri dei Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (BIFF), altro gruppo islamista operativo nel sud delle Filippine. Secondo fonti militari, i jihadisti avrebbero già abbandonato il luogo portando via con loro alcuni prigionieri. Non si sa se tale iniziativa sia concordata con gli insorti di Marawi oppure no. In passato non sono certo mancate piccole azioni diversive da parte dei jihadisti per frustrare o rallentare grandi operazioni militari nella regione. Ma i fatti di Malagakit potrebbero essere anche un semplice rapimento a scopo di estorsione. Le autorità stanno ancora indagando per appurare il numero di miliziani armati coinvolti e l’identità delle persone rapite.

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Fig. 2 – Soldati filippini impegnati nella battaglia di Marawi 

3. SCENARIO PREOCCUPANTE – L’occupazione di Marawi da parte di Maute, affiliato allo Stato Islamico, ha provocato enormi preoccupazioni in tutti i Paesi del Sud-est asiatico, che temono la creazione di un nuovo Califfato nel Mindanao, regione da sempre turbolenta e particolarmente vulnerabile alla penetrazione dell’islamismo più radicale. In risposta a tali preoccupazioni, Indonesia, Malesia e Filippine hanno lanciato recentemente una serie di pattugliamenti navali congiunti nel Mare di Sulu, che separa le Filippine meridionali dal Borneo.  L’obiettivo è quello di impedire possibili sbarchi di jihadisti in territorio indonesiano e di combattere la pirateria locale, spesso condotta dagli stessi militanti islamisti. Allo stesso tempo resta in vigore la legge marziale imposta dal Presidente Duterte a tutta l’isola del Mindanao. Nelle ultime ore il capo di Stato filippino ha ulteriormente invitato la popolazione locale a mantenere alta la vigilanza e ad aspettarsi possibili rappresaglie da parte dei jihadisti per la loro imminente sconfitta a Marawi.

Simone Pelizza

 

Foto di copertina di Hector Garcia Licenza: Attribution-ShareAlike License

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