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Brasile: l’impopolare riforma delle pensioni di Temer

In 3 sorsi – In un Brasile in piena crisi economica e scosso da continui scandali, il presidente Temer lancia un’impopolare riforma delle pensioni che non fa che aggravare il clima di tensione sociale già presente nel paese

1. UN SISTEMA POLITICO ALLO SFASCIO – La riforma delle pensioni è solo l’ultimo atto della grave situazione politica brasiliana. Ben pochi governanti, infatti, devono desiderare di trovarsi nei panni del presidente brasiliano Michel Temer. Salito al potere nel maggio del 2016, a seguito del discusso impeachment della presidente Dilma Rousseff, Temer si è trovato a dover governare in mezzo ad una situazione molto delicata. Da un lato l’economia brasiliana, che nel corso dei primi anni 2000 era cresciuta tumultuosamente grazie al boom delle materie prime, affronta ormai il terzo anno di recessione, durante la quale si è contratta dell’8%. La disoccupazione colpisce ormai più di 14 milioni di persone (tasso del 13,6%), più del doppio rispetto ai livelli pre-crisi, mentre i vari tagli ai bilanci comunali e regionali hanno comportato un drastico taglio ai servizi. Dall’altro, l’enorme “tangentopoli” scoperchiata dal caso “lava jato”, che ha già portato alla messa in stato d’accusa di alcuni tra i più grandi nomi della politica brasiliana (uno su tutti, l’ex presidente Lula) non accenna a placarsi. La giustizia brasiliana ha infatti aperto fascicoli su numerosi ministri del nuovo Governo, costringendo alcuni di essi alle dimissioni. Nel mese di maggio, inoltre, è stata aperta una nuova inchiesta, che questa volta coinvolge direttamente anche il Presidente. L’operazione, che prende il nome di Patmos, indaga su presunte tangenti richieste da Temer alla JBS, la più grande industria di lavorazioni di carni mondiale, per comprare il silenzio di Eduardo Cunha, allora presidente della Camera e attualmente in galera per corruzione. L’indagine ha già mietuto una vittima illustre nella figura di Aecio Neves, leader del partito di governo PSDB e rivale della Rousseff alle elezioni del 2014, e ora rischia di dare inizio a un nuovo processo di impeachment da parte del Parlamento.

Fig. 1 – Proteste antigovernative in Brasile

2. TEMER, CAMPIONE DELL’AUSTERITY In questo clima da caduta degli dei, il governo di Temer sta cercando di varare alcune importanti e cruciali riforme per far ripartire l’economia brasiliana. Ricorrendo al classico mantra neoliberista, che giustifica il ridimensionamento dello stato sociale con la necessità di far aumentare la produttività ed attirare investimenti stranieri, Temer ha affermato di voler ridurre la spesa pubblica, cresciuta a dismisura negli anni di presidenza di Lula, e di rendere più flessibile e libero il mercato del lavoro. Il primo provvedimento adottato, e assurto a rango costituzionale, prevede il congelamento per 20 anni della quota del PIL destinata alla spesa pubblica. Successivamente, il governo di Temer ha varato una riforma del lavoro tesa a modificare in profondità le norme che regolano il mondo del lavoro brasiliano risalenti allo Statuto del 1943. Oltre ad un allungamento della giornata lavorativa (passata da 8 a 12 ore per un massimo di 48 ore a settimana), la riforma intende ridurre drasticamente il ruolo dei sindacati e dello Stato, dando molta più libertà di contrattazione alle imprese ed ai singoli lavoratori. Infine, il terzo tassello dell’afflato riformista del presidente Temer riguarda invece il generoso sistema pensionistico brasiliano, che secondo il presidente deve essere profondamente modificato per evitare che collassi per mancanza di fondi. Il presidente vuole a tutti i costi la riforma delle pensioni. Il progetto di legge prevede l’innalzamento dell’età pensionabile dagli attuali 50 a 62 anni per le donne e per chi fa lavori usuranti e 65 anni per tutti gli altri, mentre obbligo di contribuzione viene portato a 49 anni. Allo stesso tempo, la riforma vuole eliminare la corrispondenza tra aumento del salario minimo e aumento della pensione, e prevede il dimezzamento della reversibilità. L’iter della riforma si preannuncia molto sfiancante: in quanto riguardante una norma costituzionale, per essere approvata la riforma necessita infatti del voto favorevole di due terzi del Parlamento brasiliano. Per questo motivo, il voto è già stato rimandato per permettere al Governo di raccogliere la maggioranza richiesta.

Fig. 2 – Il presidente Temer in un comizio al Forum degli investimenti del 2017

3. TEMER E LA RIFORMA DELLE PENSIONI – Com’era scontato, le riforme di Temer hanno incontrato l’opposizione di ampi strati della popolazione, che ha manifestato il suo scontento con una serie di manifestazioni e scioperi. L’apice è stato raggiunto lo scorso aprile con l’organizzazione del primo sciopero generale in 20 anni, che ha completamente paralizzato il Paese. In alcuni casi le proteste sono diventate violente, con incendi ed episodi di saccheggi, tanto che il Presidente ha deciso di mobilitare le forze armate contro i manifestanti, salvo poi fare un passo indietro e revocare la misura. A rendere ancora più difficile l’iter delle riforme è la scarsa, se non nulla, legittimità di un governo gravato da scandali a scadenza settimanale e l’incertezza politica, con la possibilità d’impeachment che grava su Temer come una spada di Damocle. Solo qualche giorno fa, i giudici del Tribunale Superiore Elettorale, con un voto di 4 a 3, hanno deciso di non mettere sotto accusa il Presidente per presunte irregolarità nel finanziamento della campagna elettorale del 2014. Tuttavia, di possibili cause contro Temer c’è solo l’imbarazzo della scelta (contro di lui sono già state depositate più di dieci richieste di impeachment), ponendo a rischio l’intero processo di riforme ed in generale la tenuta del governo.

Fig. 3 – Militari sorvegliano la sede di un ministero vandalizzato

A sua difesa, Temer può ascriversi una serie di successi in campo economico: l’inflazione è calata dal 10,76% del 2015 ad un tasso attuale del 4,47%, mentre sembra che nel 2018 la bistrattata economia del gigante latinoamericano vedrà finalmente una ripresa, seppure dell’1%. Temer è inoltre ben conscio della sua impopolarità, e non si illude di poter essere confermato in carica alle elezioni politiche del 2018. Tuttavia, i continui scandali politici, le difficili condizioni di ampie fasce della popolazione e l’impopolarità delle riforme rischiano di rendere anche quella data un traguardo irraggiungibile.

Umberto Guzzardi

Un chicco in più 

Per uno sguardo più approfondito al sistema pensionistico brasiliano, si rimanda a questa pagina

Foto di copertina di Sebástian Freire Licenza: Attribution-ShareAlike License