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Helmut Kohl e la fragile intesa russo-tedesca

Scomparso venerdì scorso all’età di 87 anni, Helmuth Kohl ha lasciato un segno profondo anche nei rapporti tra Germania e Russia

Per realizzare il suo principale obiettivo politico, cioè la riunificazione delle due Germanie, Kohl coltivò rapporti stretti e privilegiati con Mikhail Gorbachev, assicurandosi il sostegno cruciale del Cremlino per la creazione di uno Stato tedesco unito nel cuore dell’Europa. In parte Bonn approfittò della debolezza sovietica per imporre la sua visione geopolitica, offrendo aiuti economici in cambio dell’assenso di Gorbachev alla riunificazione, ma la strategia diplomatica di Kohl e del suo Ministro degli Esteri Hans-Dietrich Genscher verso Mosca fu dettata anche dal riconoscimento dell’importanza della Russia per la sicurezza e per gli interessi economici tedeschi. Non a caso il Governo Kohl ignorò le ripetute rimostranze degli USA e promosse una solida cooperazione con Mosca in ambito energetico, favorendo la costruzione di oleodotti e gasdotti dalla Russia all’Europa centrale. Dopo la caduta del regime sovietico, Kohl mantenne rapporti positivi sia con Eltsin che con Putin, facendo a volte da mediatore tra il Governo russo e le cancellerie occidentali. Tale linea portò anche a benefici diretti per la stessa Germania come il ritiro delle ultime truppe russe dal proprio territorio nazionale e il rafforzamento della partnership energetica tra i due Paesi. Negli ultimi anni, però, la politica conciliante di Kohl verso la Russia – ripresa in parte dai suoi successori Gerhard Schroeder e Angela Merkel – sembra essere entrata in crisi profonda, vittima forse delle sue stesse contraddizioni. La cooperazione energetica russo-tedesca si è infatti tramutata in un pericoloso rapporto di dipendenza di Berlino verso Mosca, mentre il ruolo centrale assunto dalla Germania nella NATO – accettato di malavoglia da Gorbachev all’epoca della riunificazione – è diventato motivo di aperto conflitto con il Governo di Putin, impegnato a riaffermare la propria influenza politico-militare nello spazio post-sovietico. Questi sviluppi non erano sfuggiti all’occhio vigile dell’ex Cancelliere tedesco, che aveva cercato di tenere aperti i canali del dialogo con Mosca dopo l’inizio della crisi ucraina. Ma senza molto successo.

Simone Pelizza

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