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Shahrzad: la serie sull’Iran degli anni Cinquanta che ha sfidato la censura

Le recensioni del Caffè Ambientata a Tehran a partire dal colpo di Stato che nel 1953 ha rovesciato il Governo del Primo Ministro Mossadeq, la serie televisiva Shahrzad ha ottenuto un enorme successo di pubblico e critica pur scontrandosi con alcune delle disposizioni sulla censura imposte dal Ministero della Cultura e della Guida Islamica

IL SUCCESSO DI SHAHRZAD – La fiction, diretta da Hassan Fathi e scritta insieme a Naghmeh Samini, unisce il tema classico della letteratura persiana dell’amore travagliato alla ricostruzione storica degli eventi immediatamente successivi al colpo di Stato del 19 agosto 1953. Shahrzad è considerata una delle migliori tra le serie drammatico-storiche finora girate in Iran tanto che i critici iraniani hanno definito la recitazione superba, così come la sceneggiatura e la regia. La fiction mette in scena una vasta gamma di temi che vanno dalla ricostruzione degli scenari politici dell’epoca alla riproduzione dei contrasti sociali che hanno caratterizzato la società iraniana degli anni Cinquanta, tra cui disuguaglianza di genere e lotta di classe. Tali tematiche si riallacciano a motivi della letteratura persiana, riadattati al momento storico in questione. I contesti politici e sociali sono rappresentati da diversi punti di vista, così come i personaggi principali sono espressione di diverse estrazioni sociali e politiche.

Fig. 1 –  La protagonista femminile della serie televisiva Taraneh Alidoosti durante la cerimonia di chiusura della 69′ edizione del Festival di Cannes, 22 maggio 2016

Protagonisti della serie sono Shahrzad, studentessa di medicina che tenta di opporsi ai dettami di una società fortemente maschilista e patriarcale, e il suo promesso sposo Farhad, giovane intellettuale progressista che scrive articoli di letteratura per un giornale a favore del Governo Mossadeq. L’amore tra i due è contrastato da Bozorg Agha e dal genero Qobad, esponenti della èlite al potere che manovra la politica e sfrutta le classi inferiori. I personaggi di Shahrzad e Qobad sono interpretati da Taraneh Alidoosti e Shahab Hosseini, attori popolarissimi in Iran che hanno recitato anche in diversi film diretti da Asghar Farhadi (tra cui The Salesman, premiato a Cannes nel 2016 e vincitore del premio Oscar come migliore film straniero del 2017). Secondo fonti iraniane la serie, prodotta privatamente e trasmessa in lingua originale, è stata tra le più costose e più seguite dal pubblico, sia in Iran sia tra le famiglie di origine iraniana residenti all’estero. Le ventotto puntate della prima stagione sono andate in onda online a cadenza settimanale a partire dal 17 maggio 2015 e il 18 giugno scorso è stata trasmessa la prima puntata della seconda stagione.

DALLA NAZIONALIZZAZIONE DEL PETROLIO AL COLPO DI STATOMohammad Mossadeq, leader del Fronte nazionale Jabha-ye melli, una coalizione eterogenea di partiti fondata nel 1949 con gli obiettivi primari di nazionalizzare l’industria petrolifera e di democratizzare il sistema politico in Iran, venne nominato Primo Ministro il 29 aprile 1951. Immediatamente dopo l’elezione di Mossadeq il Majles (Parlamento) votò a favore della nazionalizzazione dell’industria del petrolio. Contro la volontà dello Shah Mohammad Reza Pahlavi la Anglo-Iranian Oil Company fu smantellata e al suo posto venne creata la National Iranian Oil Company. La Gran Bretagna, che fino a quel momento aveva avuto la concessione per lo sfruttamento dei pozzi petroliferi, iniziò una serie di azioni volte all’isolamento dell’Iran e al rovesciamento del Governo Mossadeq imponendo sanzioni economiche, conducendo manovre militari nella regione e ritirando i propri tecnici dal Paese per bloccare gli impianti di estrazione del petrolio. Gli sforzi britannici riuscirono ad indebolire dall’interno il Fronte nazionale causando proteste popolari e gravi disordini nella capitale che furono duramente repressi. Tale situazione portò all’interruzione dei rapporti diplomatici tra Tehran e Londra e alla decisione dello Shah di rifugiarsi per un breve periodo all’estero, prima a Baghdad e poi a Roma.

Fig. 2 – Mohammad Mossadeq (1880 – 1967), leader del Fronte nazionale e Primo Ministro dell’Iran dal 1951 al 1953

Gli Stati Uniti, che sotto l’amministrazione Truman avevano avuto un atteggiamento conciliante nei confronti di Mossadeq per contrastare la sfera di influenza dell’Unione Sovietica in Iran, sotto la direzione del nuovo Presidente Eisenhower si convinsero a sostenere il Governo britannico per rovesciare Mossadeq. Funzionari dell’intelligence inglese e della CIA, con l’intento di salvaguardare gli interessi petroliferi occidentali, concordarono il piano AJAX culminato nel colpo di Stato del 19 agosto 1953. In seguito al colpo di Stato e alla repressione durissima che ne conseguì Mossadeq fu condannato per tradimento a tre anni di carcere e agli arresti domiciliari fino alla morte avvenuta nel 1967. Alcuni dei suoi più stretti collaboratori furono condannati e il suo Ministro degli Esteri, il Dr. Hosayn Fatemi, fu giustiziato. Dopo decenni di controversie, il Dipartimento di Stato americano ha da poco reso pubblica la documentazione relativa alla pianificazione e esecuzione dell’operazione AJAX da parte dell’amministrazione Eisenhower.

RICOSTRUZIONE DEL CONTESTO STORICO E SOCIALE DELL’IRAN DEGLI ANNI CINQUANTA – Nella serie trovano espressione tutte le forze politiche coinvolte nei fatti storici dell’epoca ed è sapientemente riprodotta una vasta gamma di temi sociali che hanno caratterizzato il periodo in questione. Oltre a rappresentare personaggi appartenenti a tutte le classi sociali – ben differenziati gli uni dagli altri attraverso abbigliamento, stili di vita e linguaggio -, vengono messi in luce temi quali disuguaglianza di genere, corruzione politica, criminalità, dislivello estremo tra le classi, arroganza dei ceti più agiati e repressione di qualsiasi forma di ribellione in una società patriarcale organizzata gerarchicamente in strutture di potere ben definite. Shahrazad offre dunque uno spaccato di tutte le sfaccettature della società del tempo, ponendo l’aspirazione alla libertà dei singoli in netta contrapposizione ai precetti e ai doveri imposti dalla famiglia, dalla politica e dalle reti sociali.

Fig. 3 – L’Esercito tenta di sedare i disordini civili a Tehran, agosto 1953

Anche se “non tutti i riferimenti storici della fiction sono accurati”, come affermato dal critico cinematografico Parviz Jahed in un articolo pubblicato sul Guardian il 19 aprile 2016, nella serie vi sono puntuali riferimenti al susseguirsi di eventi immediatamente precedenti e successivi il colpo di Stato. Le speranze di Farhad, che sogna una democrazia popolare e confida nel Ministro degli Esteri Fatemi, e quelle di Shahrzad, convinta del ritorno di Mossadeq, vengono contrapposte alla mentalità conservatrice dei loro genitori che auspicano una restaurazione del regime monarchico. I due giovani frequentano il Cafè Naderi, luogo di ritrovo degli intellettuali di sinistra e degli studenti universitari che si opponevano al regime Pahlavi nella Tehran degli anni Cinquanta, e vengono coinvolti in prima persona nelle rivolte popolari che fecero seguito alle dimissioni forzate di Mossadeq. Nei giorni del colpo di Stato la sede del quotidiano in cui lavora Farhad viene attaccata da squadre filo-monarchiche e, in seguito alla morte accidentale di uno degli assalitori, il giovane viene arrestato dalle autorità militari e condannato a morte. Verrà salvato solo grazie all’intervento di Shahrzad e alla corruzione di funzionari da parte di Bozorg Agha. In cambio della salvezza di Farhad Shahrzad sarà costretta da Bozorg Agha a sposare Qobad.

SHAHRZAD E LA CENSURA – La fiction locale, distribuita tramite CD in vendita nei principali supermercati del Paese, ha il merito di essere riuscita a rendere accettabili agli organi preposti alla censura governativa motivi e temi che in genere vengono considerati non rispettosi delle norme vigenti nella Repubblica islamica dell’Iran, lasciando increduli critici nazionali e internazionali. Pur avendo vagliato l’intera sceneggiatura, il Ministero della Cultura e della Guida islamica ha approvato scene di donne che cantano, uomini che frequentano club e bevono alcolici, feste in stile occidentale, donne e uomini non legati da vincoli che insieme passeggiano, prendono la macchina, vanno al cinema, si siedono allo stesso tavolo in locali pubblici e indossano abiti alla moda importati dall’Europa (nella serie, ad esempio,  la maggioranza degli uomini indossa la cravatta, che dalla Rivoluzione islamica del 1979 in poi verrà considerata simbolo dell’Occidente), mentre al teatro viene rappresentato l’Otello e nei cinema vengono proiettati film cult dell’epoca come Casablanca e Via col vento. Tutti elementi vietati e che, secondo critici iraniani, così come proposti da Shahrzad sono al limite della censura.

Fig. 4 – Esterno del teatro Saadi di Tehran nei primi anni Cinquanta

Per aggirare alcuni obblighi, come quello di non mostrare le donne senza velo (la riforma sull’abbigliamento che vietava di indossare il chador del 1936), le attrici indossando abiti alla moda negli anni Cinquanta molto morbidi per evitare di mostrare le forme e con colletti alti per coprire il collo, unitamente a cappelli dalle larghe falde sotto i quali sono raccolti i capelli. La sfida a non oltrepassare i limiti imposti, pur sfiorandoli continuamente, sembra aprire nuovi scenari e nuove possibilità per il cinema iraniano e indica, secondo alcuni, l’inizio di un nuovo approccio maggiormente tollerante da parte delle autorità preposte alla censura. Va però sottolineato che la flessibilità dimostrata nei confronti della serie potrebbe dipendere anche dal fatto che, rappresentando aspetti negativi che hanno caratterizzato il periodo storico precedente alla Rivoluzione islamica e all’instaurazione del regime teocratico nel Paese, questi siano stati valutati come adatti al pubblico proprio per mettere in contrapposizione i valori islamici a quelli precedenti la Rivoluzione del 1979. Nonostante questo però gran parte della critica ha riscontrato molti paralleli tra la rappresentazione dell’Iran sotto la monarchia di Mohammad Reza Pahlavi e la politica odierna del Paese, sottolineando che nella messa in scenda delle rivolte e della conseguente repressione della fiction non si può fare a meno di rievocare i disordini avvenuti in seguito alle contestazioni per rielezione del Presidente Mahmoud Ahmadinejad nel 2009.

Alice Miggiano

Un chicco in più

Per approfondire la Storia iraniana contemporanea:

Alberto Negri, Il turbante e la corona. Iran, trent’anni dopo, Milano: Marco Tropea editore, 2009

Riccardo Redaelli, L’Iran Contemporaneo, Roma: Carocci editore, 2009 (2′ edizione 2011)

Farian Sabahi, Storia dell’Iran, 1890-2008, Milano: Mondadori, 2009

Per un’analisi dettagliata degli eventi che portarono al colpo di stato del 1953 in Iran:

Mark J. Gasiorowski, “Coup d’Etat of 1332 Š./1953”, Encyclopaedia Iranica Vol. VI, Fasc. 4, pp. 354-356, 1993

Foto di copertina di Free Grunge Textures – www.freestock.ca Licenza: Attribution License

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