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Francia: Macron “en marche” verso una vittoria schiacciante

In 3 sorsi A qualche settimana dall’elezione di Emmanuel Macron alla Presidenza, i francesi sono tornati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale. Un test importantissimo per l’effettiva governabilità del Paese per il prossimo quinquennio

1. IL VOTO – L’11 e il 18 giugno i cittadini francesi sono chiamati al rinnovo dei 577 deputati dell’Assemblea nazionale, tramite sistema elettorale maggioritario uninominale a doppio turno. I francesi (inclusi quelli residenti in Oltremare e all’estero) esprimeranno la propria preferenza per uno dei candidati della circoscrizione di residenza. Le circoscrizioni elettorali sono 577, tante quanti sono i deputati, e includono 11 circoscrizioni per i residenti all’estero (con ripartizioni diverse in base ai continenti) e 6 per i francesi che risiedono in collettività d’Oltremare.
Un deputato può risultare eletto già al primo turno se raggiunge il 50% dei voti nella propria circoscrizione, e questi provengono da almeno il 25% dei votanti. In caso di ballottaggio, si qualificheranno per il secondo turno i candidati che abbiano ottenuto almeno il 12,5% delle preferenze nella propria circoscrizione. Se nessuno dovesse raggiungere il 12,5% dei consensi, passeranno al secondo turno i due candidati più votati. Per la vittoria al ballottaggio è sufficiente la maggioranza relativa dei voti.
Nonostante i deputati siano legati al territorio in quanto eletti in una circoscrizione (della quale, spesso, sono residenti), il loro mandato è espressamente di carattere nazionale. La sede di rappresentanza degli interessi delle collettività territoriali della Repubblica (come recita la stessa Costituzione) è, infatti, il Senato – eletto a suffragio universale indiretto da 162.000 grandi elettori che rappresentano gli eletti a livello municipale, dipartimentale e regionale.

Fig. 1 – Marine Le Pen accede al ballottaggio nella circoscrizione di Hénin Beaumont

2. LE IMPLICAZIONI POLITICHE – Il bicameralismo francese è imperfetto, e l’Assemblea nazionale è in posizione dominante rispetto al Senato. Tra le prerogative più importanti, detiene la possibilità di presentare mozioni di sfiducia al Governo – di cui, per mandato, il Parlamento controlla l’operato.
Il Governo (e dunque il Presidente della Repubblica, che gestisce l’esecutivo insieme al Primo ministro) ha dunque un legame di fiducia con l’Assemblea nazionale, la cui composizione è cruciale per la governabilità. Se il Presidente della Repubblica non è supportato dalla maggioranza dell’Assemblea, questa potrà fare ostruzionismo alle sue proposte, rallentando o addirittura bloccando il processo legislativo. In questo caso si avrà un maggiore utilizzo dei decreti presidenziali a scapito del confronto in aula. Dalla riforma del 2000, che uniformato il mandato presidenziale a quello dell’Assemblea nazionale, il Presidente eletto ha sempre potuto contare sulla maggioranza all’Assemblea nazionale.
Al momento dell’elezione di Macron alla Presidenza, molti hanno espresso il dubbio sulla possibilità che En Marche! e l’alleato MoDem potessero ottenere la maggioranza all’Assemblea nazionale, eventualità che avrebbe messo in seria discussione il profondo processo di rinnovamento di cui Macron si è fatto portatore in campagna elettorale. Con l’approssimarsi delle elezioni, però, La Republique en marche! (denominazione scelta da En Marche! per le elezioni legislative) sembra aver guadagnato abbondanti consensi, tanti da poter arrivare alla maggioranza assoluta in Assemblea, e addirittura superarla. In questa dinamica, la presenza di “fuoriusciti” dei Repubblicani al Governo aggiunge un elemento di complessità. Gli elettori di destra scontenti, voteranno per assicurare la maggioranza al Governo?

Fig. 2 – Comparazione dei partiti in testa al primo turno delle legislative, 2012-2017. Fonte: Le Parisien (elaborazione dati del Ministero dell’interno)

3. I RISULTATI DEL PRIMO TURNO – In un primo turno caratterizzato da un tasso di astensione senza precedenti nella V Repubblica (51,29%), La Republique en marche! sembra aver rispettato le attese, e si avvia verso il raggiungimento della maggioranza assoluta in Parlamento (289 deputati). Il partito del Presidente e l’alleato MoDem hanno raggiunto il 32,32% delle preferenze, e potrebbero quindi ottenere tra i 400 e i 455 seggi all’Assemblea nazionale.
I 6 ministri candidati alle legislative hanno avuto tutti accesso al secondo turno, ottenendo la maggioranza di voti nella loro circoscrizione – con un risultato ottimale per il ministro dell’Economia Bruno Le Maire e il portavoce Christophe Castaner, che hanno ottenuto più del 44% dei consensi. La loro elezione è cruciale, perché secondo una regola applicata dal 2007 un membro del Governo sconfitto alle elezioni legislative deve rassegnare le dimissioni.
Al secondo posto per quantità di seggi si attestano Les Republicains, con il 21,2% dei consensi (perfettamente in linea con i voti ottenuti al primo turno delle elezioni presidenziali). Terzo il Front National, con il 13,9% dei consensi. Sebbene il supporto al partito di Marine Le Pen sia in calo rispetto alle elezioni presidenziali (quando il partito aveva ottenuto il 21,30% delle preferenze), su scala nazionale il Front National ha guadagnato consensi rispetto alle elezioni del 2012. Sia la presidente Marine Le Pen che il vice-presidente Philippot passano al secondo turno con il miglior risultato nelle rispettive circoscrizioni. Con le attuali proiezioni (tra i 1 e i 5 deputati), comunque, non ci sarebbero nemmeno i numeri per formare un gruppo parlamentare (per il quale sono necessari 15 deputati). Seguono La France Insoumise di Mélenchon (che passa al secondo turno a Marsiglia), coalizzata con il Partito Comunista Francese, con l’13,9% – rispetto al 19,58% ottenuto al primo turno delle elezioni presidenziali. La coalizione del Partito socialista si attesta al 13,3%, ma il dato crudo dei soli socialisti è il 7,44% delle preferenze. Eminenti esponenti del Partito (come il candidato alle presidenziali Hamon e il presidente dei socialisti Cambadélis) ed ex ministri sono per lo più rimasti tagliati fuori dal secondo turno (con le notevoli eccezioni di Le Foll e Valls), al quale accedono solo 65 candidati sui 414.
I leader dei vari partiti chiamano a una maggiore mobilitazione al secondo turno, per poter ridimensionare la maggioranza schiacchiante a supporto del Presidente Macron. Ma la sfida si annuncia complessa.

Giulia Tilenni

Un chicco in più

  • Il fatto che il tasso di astensione alle elezioni legislative sia più alto di quelle presidenziali è ormai un dato di fatto dai primi anni Duemila. Tra le ragioni ci sarebbe la “stanchezza” per la lunga campagna elettorale dovuta al susseguirsi di primarie, presidenziali e legislative – quasi un anno.
  • L’Assemblea nazionale ha già i primi 4 deputati, 2 dei quali candidati con La Republique en marche!
  • I candidati al primo turno sono stati 7882, con una media di 14 per circoscrizione.

Foto di copertina di Tyler Merbler Licenza: Attribution License

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