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Il Giappone e la crisi nucleare nordcoreana

In 3 sorsiLa posizione del Giappone nei confronti della Corea del Nord sembra non cambiare nel tempo, nonostante gli scarsi risultati ottenuti. Sia il ricorso alla diplomazia che quello a un maggior impegno militare nella regione non riescono infatti a bloccare il programma nucleare nordcoreano, che continua a minacciare direttamente la sicurezza di Tokyo

1. VICINI SCOMODI – A partire dal termine della Seconda Guerra Mondiale, che si è conclusa in Asia con la liberazione di tutte le colonie giapponesi, i rapporti tra la Corea del Nord ed il Giappone sono sempre stati molto travagliati. Nonostante i continui tentativi di normalizzazione tra i due Stati asiatici non si è mai giunti a un compromesso che accontentasse entrambe le parti. Il Giappone non è stato in grado di porgere delle scuse adeguate per il suo passato coloniale, a causa dei Governi conservatori che si sono succeduti nel tempo, mentre la Corea del Nord non ha compiuto alcun passo concreto verso la normalizzazione dei rapporti con Tokyo, aggravando anzi la situazione con gli incresciosi rapimenti di alcuni cittadini giapponesi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Anche la proliferazione nucleare nordcoreana ha rallentato la normalizzazione nonostante questa, a detta del regime di Pyongyang, dovrebbe servire solamente alla protezione del Paese e non avere intenti aggressivi. L’escalation nucleare nordcoreana, tuttavia, ora non preoccupa solamente i suoi storici nemici, come Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, ma comincia a creare dubbi anche nel suo storico alleato cinese. Inoltre, varie aree del Mar del Giappone – inclusa quella della zona economica esclusiva giapponese – sono state frequentemente il bersaglio delle esercitazioni missilistiche nordcoreane, creando paura e indignazione nell’opinione pubblica del Paese del Sol Levante. È dunque impossibile per il Governo conservatore del Premier Shinzo Abe ignorare la questione.

Fig. 1 – Lancio di quattro missili balistici durante una recente esercitazione militare nordcoreana, 7 marzo 2017

2. LA VIA DIPLOMATICA… – A partire dalla dichiarazione di Pyongyang, datata 2002, si è cercato di normalizzare i rapporti tra i due Paesi. Vi sono tuttavia punti di grave divergenza tra le due nazioni, tra cui la questione nucleare e quella dei rapimenti. Inoltre ogni tentativo di distensione o di dialogo è stato praticamente bloccato dal problema ancora irrisolto del passato coloniale giapponese. La risposta diplomatica di Tokyo al programma missilistico di Pyongyang è stata dunque quella di allinearsi con le sanzioni internazionali proposte dalle Nazioni Unite. La proliferazione nucleare nordcoreana ha anche spinto Tokyo a introdurre nuove sanzioni particolari, come il divieto per le navi nordcoreane di entrare nei propri porti e quello per i cittadini nordcoreani di entrare nel Paese. Il Governo giapponese ha persino bloccato tutte le importazioni dalla Corea del Nord. Nel 2009 un embargo commerciale ha infatti posto praticamente la parola fine ai rapporti economici tra i due Paesi. Questa strategia tuttavia non sembra funzionare a lungo termine. Infatti i rapporti economici un tempo intrattenuti da Pyongyang con il Giappone sono stati soppiantati da nuove e proficue relazioni con gli altri vicini della Corea del Nord, come la Cina e la Corea del Sud. Una via diplomatica assertiva non sembra dunque funzionare, senza l’appoggio, talvolta vago e inconsistente, di altri attori regionali come Corea del Sud, Cina e Stati Uniti. Non a caso il Premier Abe è costantemente alla ricerca dell’appoggio internazionale per la questione nordcoreana. Anche nel recente meeting del G7 a Taormina, che è coinciso con l’ennesimo test missilistico nordcoreano, ha espresso la sua preoccupazione, chiedendo nuove sanzioni nei confronti del regime di Pyongyang e sottolineando i pericoli della situazione per la pace in Asia. L’amministrazione Abe, tuttavia, ha le sue colpe nel mancato processo di distensione con Pyongyang, soprattutto a a causa delle frequenti visite dei suoi membri al Santuario shintoista di Yasukuni a Tokyo, dove sono commemorati tutti i soldati giapponesi caduti durante i vari conflitti che hanno interessato il Paese del Sol Levante, inclusi alti ufficiali condannati per crimini di guerra nelle ex colonie asiatiche. La manifestazione di apprezzamento nei confronti di costoro, considerati “eroi di guerra” dai gruppi nazionalisti giapponesi, è chiaramente intollerabile per la Corea del Nord, che si unisce spesso a Cina e Corea del Sud in furiose proteste contro il comportamento dei Ministri nipponici.

Fig. 2 – Visita di importanti politici giapponesi al Santuario di Yasukuni, 21 aprile 2017

3. …O LA VIA MILITARE? – La via diplomatica sembra quindi funzionare poco con il regime nordcoreano, e quindi negli ultimi anni si sono avanzate diverse ipotesi su come il Giappone possa fronteggiare la minaccia missilistica di Pyongyang. Una delle ipotesi che si è fatta strada più di recente è l’installazione di sofisticati sistemi di difesa anti-missile, come il famoso THAAD che gli Stati Uniti hanno recentemente schierato in Corea del Sud. Tuttavia, questa scelta sta già alzando il livello di tensione regionale con la sola installazione in Corea, provocando anche forti proteste da parte del Governo cinese. Un’altra opzione sarebbe quella di dotarsi di tecnologie del tipo “attack the enemy bases”, ovvero tecnologie in grado di colpire in maniera preventiva le basi missilistiche nordcoreane. Questo tuttavia andrebbe a scontrarsi contro la Costituzione pacifista giapponese, approvata dopo la seconda guerra mondiale sotto l’egida americana, e soprattutto con l’articolo 9 della Costituzione che afferma la rinuncia alla guerra come mezzo per risolvere questioni internazionali. Proprio l’articolo 9 è in fase di revisione da parte del Governo di Abe, che vorrebbe emendarlo con lo scopo di permettere che le Forze di autodifesa giapponesi possano partecipare anche a missioni militari all’estero.

Fig. 3 – Il Premier giapponese Shinzo Abe durante il G7 di Taormina, dove ha cercato di ottenere ulteriore supporto dalla comunità internazionale sulla questione nordcoreana

Sviluppare tecnologie che permettono di attaccare le basi nordcoreane significherebbe inoltre, per il Giappone, la possibilità di lanciare azioni militari unilaterali senza il supporto dello storico alleato statunitense. Azioni di questo genere non sarebbero viste di buon occhio dagli USA, per un evidente pericolo di escalation militare nella regione. In ultimo luogo si è spesso discussa l’ipotesi di un Giappone nucleare come risposta alle provocazioni della Corea del Nord, ma, dopo il grave incidente di Fukushima del 2011, l’opinione pubblica è molto divisa sulla questione nucleare e l’argomento resta quindi estremamente delicato per il Governo di Tokyo. Inoltre la strategia militare statunitense vieta al Giappone di armarsi di arsenali nucleari e lo stesso Paese del Sol Levante è firmatario scrupoloso del Trattato di Non proliferazione nucleare.

Federico Giovanni Sala

Un chicco in più

Tra il 1977 ed il 1983 i servizi segreti nordcoreani si sono resi responsabili di numerosi rapimenti nei confronti di cittadini giapponesi. Questi sono stati prelevati direttamente in Giappone e condotti in Corea del Nord con lo scopo di insegnare la lingua giapponese o di rubarne l’identità. La Corea del Nord ha smentito più volte di aver rapito dei cittadini stranieri, per poi fare marcia indietro e liberarne alcuni con lo scopo di normalizzare i rapporti con Tokyo. Della sorte di molti altri giapponesi rapiti, tuttavia, non si sa ancora nulla.

 

Foto di copertina di Asitimes Licenza: Attribution License

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