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#29: il Montenegro entra nella NATO

In data 5 giugno il Montenegro è diventato ufficialmente il ventinovesimo Stato membro della NATO. Per il piccolo Paese affacciato sull’Adriatico si aprono ora nuove possibilità di cooperazione con i vicini europei. Le sfide, però, non mancano

PERCORSO STORICO – Dopo un tragitto lungo più di dieci anni il Montenegro è diventato il ventinovesimo Stato membro dell’Alleanza Atlantica. Fin dall’indipendenza – 3 giugno 2006 – Podgorica ha intrapreso i passi necessari per avvicinarsi e unirsi alla NATO. Già nel dicembre del 2006, infatti, il Montenegro è entrato nella Partnership for Peace, programma di cooperazione bilaterale tra Paesi euro-atlantici e l’Alleanza. Meno di due anni dopo – luglio 2008 – è stato concordato un Individual Partnership Action Plan con il quale sono state stabilite le linee guida che il Montenegro avrebbe dovuto seguire per proseguire nel suo itinerario di avvicinamento alla NATO. Nel dicembre 2009, poi, è la volta del Membership Action Plan, un programma di preparazione per permettere al Paese che desidera entrare nell’Alleanza di avere una legislazione e un assetto rispondente agli standard richiesti. Nel dicembre 2015, dopo un importante percorso di riforme intrapreso da Podgorica, gli Stati membri della NATO, pur continuando a spingere per il proseguo delle riforme, hanno invitato ufficialmente il Montenegro ai colloqui per discutere dell’adesione. Il 16 maggio 2016 è stato ufficializzato lo status di invitee per il Paese adriatico: dopo le ratifiche di tutti i membri della NATO e dopo aver depositato gli strumenti per l’accesso presso il Dipartimento di Stato Americano (5 giugno 2017), il Montenegro è diventato membro a tutti gli effetti dell’Alleanza Atlantica.

Fig. 1 – Guardie d’onore montenegrine posizionate tra le bandiere della NATO e del Montenegro (7 giugno 2017)

LE REAZIONI – Le reazioni all’ingresso del Montenegro nella NATO, come era lecito aspettarsi, si sono poste sui due lati della faglia ovest-est che contrappone i Paesi euro-atlantici da una parte alla Russia dall’altra. Mentre gli Stati Uniti, infatti, hanno espresso soddisfazione per il risultato in quanto il Montenegro ha difeso «il suo diritto sovrano di scegliere le sue alleanze nonostante la pressione degli attori esterni», la Russia ha criticato la scelta, tacciando l’élite montenegrina di isteria anti-russa e ha dichiarato di essere pronta a misure di rappresaglia contro Podgorica. Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg – dopo essersi complimentato per il percorso del Montenegro –, invece, ha voluto mandare un chiaro messaggio ad altri Stati che aspirano alla membership: «se un Paese si mette sul percorso delle riforme, abbraccia la democrazia e i principi fondanti di uno Stato di diritto, e dimostra la sua volontà e capacità di contribuire alla difesa collettiva, condividendo oneri e onori, allora se lo vuole può unirsi all’Alleanza». Infine, il Primo Ministro montenegrino, Dusko Markovic, ha voluto sottolineare l’importanza storica dell’evento «per un Paese e una nazione che ha sopportato enormi sacrifici nel XIX e nel XX secolo per difendere il suo diritto a una vita libera, il diritto di decidere autonomamente il suo futuro, riconosciuta dal mondo sotto il suo proprio nome, e con i propri simboli nazionali».

Fig. 2 – Il Presidente del Montenegro Filip Vujanovic e il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg durante una conferenza a Bruxelles

PERCHÉ IL MONTENEGRO – Le ragioni che hanno spinto i Paesi NATO ad accogliere il Paese balcanico sono molteplici. Innanzitutto, come ricordato dal Segretario Generale Stoltenberg, la NATO è un’alleanza aperta a tutti coloro che ne rispettano gli standard. Podgorica, avendo intrapreso con successo il percorso di riforme previsto e avendo mostrato la volontà di aderire ai principi del Trattato di Washington, non poteva che entrare a fare parte di un’organizzazione che, affianco al classico impegno per la sicurezza comune, denota una evoluta condivisione politico-valoriale. Accettando il Paese balcanico, dunque, la NATO conferma la “politica della porta aperta”, perseguita nonostante le opposizioni russe.  Il secondo obiettivo è individuabile nella volontà di favorire la stabilità del Montenegro che, anche alla luce della difficile situazione interna – nell’ottobre scorso il Governo montenegrino ha dichiarato di avere sventato un colpo di Stato sostenuto dalla Russia –, non è ancora stata raggiunta. L’auspicio, come ricordato recentemente anche dal Presidente dell’Atlantic Treaty Association Fabrizio W. Luciolli, è che l’ingresso del Montenegro, oltre a contribuire a stabilizzare lo Stato in sé, possa essere un tassello per la stabilità complessiva della regione.

Fig. 3 – Parlamento montenegrino durante il voto per l’ingresso nella NATO

POSSIBILI EVOLUZIONI FUTURE – Per il piccolo Stato adriatico, fin dalla sua indipendenza, si è posto un dilemma: restare su posizioni di neutralità – tendenti verso Mosca, come quelle del principale partito di opposizione, il Fronte Democratico – oppure integrarsi con i Paesi occidentali. Il Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro – al potere dal 1991, anno della sua costituzione – ha sempre perseguito la seconda strada, spingendo per l’integrazione nella NATO e nell’Unione Europea. L’ingresso nella prima, come successo in altri casi, potrebbe favorire l’accesso alla seconda. Il Montenegro, infatti, si è candidato all’ingresso nell’UE nel dicembre 2008: l’iter istituzionale ha portato, quattro anni dopo, a iniziare le negoziazioni per l’ingresso. Aver dovuto allinearsi con gli standard NATO (oltre che dell’UE) facilita il percorso del Paese: anche se, per ora, sono stati chiusi solo 2 su 33 capitoli negoziali, la direzione presa da Podgorica è chiara e non sembra siano possibili deviazioni. Per ragioni politico-economiche e strategiche, infatti, la Russia ha molto meno da offrire al Montenegro che, invece, nella comunità euro-atlantica può trovare il più grande mercato e il più solido sistema di sicurezza al mondo. L’élite montenegrina, dunque, si trova in un dilemma della sola alternativa che, seppure non sempre è quella effettivamente perseguita (vedi Chicco in più), con ogni probabilità porterà a una sempre maggiore integrazione tra il Paese balcanico e l’area euro-atlantica.

LA SFIDA PER NATO E UE – Infine, per NATO e UE si apre un periodo importante nel quale mostrare, ancora una volta, la capacità stabilizzatrice delle due organizzazioni. Soprattutto all’UE, grazie alla più ampia disponibilità finanziaria e alla possibilità di integrare il Montenegro in molteplici ambiti, spetta un’azione decisa volta al sostegno della transizione di Podgorica verso un modello pienamente rispondente al modello liberal-democratico occidentale. Per il periodo 2014-2020 Bruxelles ha già stanziato 270,5 milioni di euro in aiuti destinati allo sviluppo di molti settori montenegrini (governance, tutela dell’ambiente, educazione, trasporti…). Oltre al sostegno economico, però, sarà fondamentale il sostegno politico. L’obiettivo di breve periodo, infatti, deve essere quello di costruire una storia di successo capace di aprire ulteriormente la strada, nel medio-lungo periodo, all’integrazione e alla stabilizzazione complessiva dell’area. L’ingresso di Podgorica nella NATO, visto in quest’ottica, costituisce un ulteriore e importante tassello in questa direzione.

Simone Zuccarelli

Un chicco in più

  • Dall’ultimo allargamento della NATO (il sesto) sono passati otto anni. In quell’occasione sono entrati nell’Alleanza Albania e Croazia (1 aprile 2009).
  • Il Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro attualmente ha la maggioranza relativa di 35 seggi su 81.
  • Qui un link di approfondimento sulle relazioni tra Montenegro e NATO.
  • Secondo Zbigniew Brzezinski anche la Russia vive il dilemma della sola alternativa: integrarsi con l’Europa e la comunità euro-atlantica. Ciò nonostante, gli eventi degli ultimi anni dimostrano che non necessariamente l’opzione che appare migliore (addirittura la sola razionalmente valida) è quella perseguita. Per approfondire si rimanda a: Z. Brzezinski, The Grand Chessboard
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