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Storia di uno Stato dimenticato: il riconoscimento del Somaliland

A 26 anni dall’unilaterale dichiarazione di indipendenza dal governo di Mogadiscio, il Somaliland continua a non ricevere il riconoscimento come Stato da parte della comunità internazionale, a discapito dei suoi considerevoli successi politici ed economici

VENTISEI ANNI DI INDIPENDENZA La storia recente della Somalia è, come noto, una storia tormentata. La caduta nel 1991 del regime dittatoriale guidato da Siad Barre ha dato di fatto inizio a una guerra civile che ancora oggi non ha trovato una soluzione pacifica e ha trasformato lo Stato del Corno d’Africa in uno stato fallito a tutti gli effetti. Tuttavia, assieme al collasso dello Stato somalo, durante il 1991 è accaduto un altro evento molto meno conosciuto, ma non meno significativo: la dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del Somaliland, la provincia più settentrionale della Somalia moderna. Il 18 maggio si è celebrato il ventiseiesimo anniversario di questa dichiarazione, mentre il governo del Somaliland continua a richiedere il formale riconoscimento di quella che è una indipendenza de facto, ma non de iure, e che secondo i somalilanders sarebbe il semplice riconoscimento della fine di un’unione volontaria tra Stati differenti.

Fig. 1 – Un soldato della Repubblica del Somaliland

MAI UNITI VERAMENTE Le storie di Somaliland e Somalia hanno in effetti pochi punti in comune. Durante l’epoca coloniale, il protettorato britannico del Somaliland confinava con la Somalia occupata dagli italiani, una separazione durata fino agli inizi degli anni ’60. Il Somaliland avrebbe inoltre di fatto già avuto una, seppur brevissima, esperienza come Stato indipendente e sovrano, nei cinque giorni che trascorsero tra il ritiro del protettorato inglese il 26 Giugno del 1960, e l’unione volontaria con l’allora Somalia Italiana per formare, il 1 Luglio 1960, la Repubblica Federale di Somalia.  Proprio sui confini del vecchio protettorato britannico l’attuale Somaliland disegna le due frontiere attuali. Le due differenti esperienze coloniali provocarono fratture interne: la regione meridionale ereditava l’elefantiaca struttura burocratica statale imposta dagli italiani insieme a un sistema scolastico diffuso ma di basso livello, mentre nel nord l’organizzazione statale rispettava le strutture sociali preesistenti e le scuole erano molte meno ma capaci di introdurre nel sistema universitario inglese un buon numero di cittadini somali. A questa differente formazione si aggiunse anche la decisione, da parte del governo di Mogadiscio, di assegnare agli abitanti del Somaliland principalmente posizioni tecniche, mentre i somali del sud reclamarono per se stessi quelle politiche, alimentando la convinzione che l’accordo svantaggiasse l’ex colonia britannica, la quale avrebbe preferito una soluzione di stampo più federalista. La situazione sociale, infine, allontanava ulteriormente il Somaliland dal resto del Paese: mentre nella parte meridionale si contavano numerosi clan e gruppi tribali di notevole influenza, in Somaliland circa il 70% della popolazione apparteneva ad un unico clan, un elemento che nella politica somala garantiva un livello di coesione molto più alto.

Fig. 2 – Un cittadino di Hargeisa davanti ad un aereo utilizzato durante i bombardamenti contro la città durante la guerra civile e trasformato in monumento

IL SUCCESSO DEL SOMALILAND – Rispetto alla disastrata situazione somala, il Somaliland è riuscito a compiere decisi passi in avanti. Oltre ad essersi ricostruito dopo la guerra civile, il Paese è riuscito a mantenere una stabilità sociale e politica inusuale per molti Stati africani, eleggendo il proprio Presidente attraverso elezioni democratiche ritenute generalmente libere e corrette, garantendo transizioni pacifiche anche in caso di sconfitta del candidato uscente, mentre la Costituzione garantisce il rispetto delle principali libertà personali, inclusa quella di espressione. In un lasso relativamente breve di tempo lo Stato ha creato 30 università nel Paese e oltre un migliaio di scuole primarie; inoltre in Somaliland si trova anche la Abaarso School of Science and Technology, una scuola di eccellenza che ha permesso ad oltre 60 studenti del Somaliland di proseguire i loro studi nelle più prestigiose università americane. Pur con diverse difficoltà, l’economia del Somaliland ha permesso la creazione di una rete imprenditoriale solida che unisce diversi membri della diaspora somala, grazie anche ad una popolazione molto giovane (il 70% degli abitanti ha meno di 30 anni) e ad alla diffusione di un’efficiente rete internet e telefonica mobile. Così, mentre in Somalia si riaffaccia lo spettro della pirateria, in Somaliland il problema è stato efficacemente contenuto grazie all’esistenza di una guardia costiera funzionante ed alle migliori prospettive economiche per i giovani. Il Somaliland infine si comporta come uno Stato anche nelle più normali prassi diplomatiche, come ad esempio le telefonate del Presidente per congratularsi con il vincitore delle elezioni in Francia o per esprimere il suo cordoglio in seguito ad attacchi terroristici come quello di Londra.

Fig. 3 – Un mercato di Hargeisa, Somaliland

LA POSIZIONE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE – Nonostante tutto questo, le richieste di riconoscimento da parte del Somaliland sono rimaste integralmente inascoltate da parte della comunità internazionale e ad oggi, nessun Paese al mondo ha ufficialmente riconosciuto il Somaliland come Stato autonomo e solo tre Stati (Etiopia, Egitto e Turchia) mantengono una delegazione diplomatica ad Hargeisa, la capitale del Somaliland. Le motivazioni dietro questo ostracismo sono di diversa natura. In primo luogo, la stessa Unione Africana, a cui solitamente il resto del mondo fa riferimento per le questioni territoriali in Africa, è stata storicamente restia a riconoscere le richieste separatiste in un continente dove i confini sono spesso accusati di essere arbitrari e di non rispecchiare la realtà delle popolazioni che vi abitano. Solo due casi, la separazione dell’Eritrea dall’Etiopia nel 1993 e quella del Sud Sudan dal Sudan nel 2011, sono stati riconosciuti come legittimi, mentre la maggioranza dei confini rimane identica a quella di epoca coloniale. A questa fondamentale reticenza si aggiungono le preoccupazioni legate alla situazione somala in particolare. Tra gli Stati vicini alla Somalia vi è un forte timore che in una società come quella somala, dove i legami derivanti dalle appartenenze tribali e di clan sono estremamente forti, riconoscere l’indipendenza di una regione possa dare il via ad un effetto domino che porterebbe a richieste simili da parte di altre regioni come il Puntland o il Jubbaland. Questo processo di balcanizzazione in versione somala darebbe un altro durissimo colpo al già molto debole governo centrale di Mogadiscio, rendendo di fatto inutili tutti gli sforzi fatti finora per stabilizzare il Paese. Sul piano internazionale vi sono poi Stati, come la Cina o la Spagna, che per ragioni legate alla loro politica interna raramente supportano le rivendicazioni indipendentiste, rendendo ancora più complesso per il Somaliland ottenere il riconoscimento.

Fig. 4 – Recep Erdogan incontra il presidente del Somaliland Ahmed Mohamed Mahamoud Silanyo, 2 Ottobre 2013

QUALI PROSPETTIVE PER IL FUTURO? Il mancato riconoscimento del Somaliland porta a problemi più seri del semplice riconoscimento giuridico; non essendo considerato come uno Stato, il Somaliland non partecipa direttamente ai programmi di aiuto internazionali e si vede costretto a dipendere dall’intermediazione del governo di Mogadiscio, con conseguenti ritardi e mancanze che in contesti come quello della recente siccità possono avere effetti disastrosi per un’economia che si basa ancora in larga parte sulla pastorizia. Inoltre il riconoscimento permetterebbe al Paese una maggiore integrazione nelle organizzazioni internazionali, con conseguenti benefici sia dal punto di vista economico che da quello della sicurezza, permettendo un più efficace contrasto sia della pirateria che della minaccia terroristica rappresentata da al-Shaabab. Ad Hargeisa si spera che la recente elezione di Mohamed Abdullahi “Farmaajo” a Presidente della Somalia ammorbidisca l’intransigenza di Mogadiscio e si possano finalmente fare dei passi in avanti concreti lungo la strada per il riconoscimento almeno da parte della Somalia, che ad oggi continua a considerare il Somaliland come una sua provincia a tutti gli effetti.

Andrea Rocco

 

Un chicco in più

Il nostro Paese, proprio in virtù dell’esperienza coloniale, è da sempre molto coinvolto nelle vicende del Corno d’Africa, come riconosciuto dagli stessi Stati della regione, le cui leggi in larga parte si basano su quelle ereditate dalle amministrazioni coloniali italiane. L’Italia è inoltre uno dei pochi Stati a ospitare una delegazione diplomatica del Somaliland, a Torino.

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