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La Conferenza di Londra e il futuro della Somalia

Londra ha ospitato la terza conferenza sulla Somalia che torna così al centro dell’agenda diplomatica internazionale. Una quarantina tra stati, organizzazioni internazionali, regionali e non governative hanno siglato due accordi con la Repubblica Federale della Somalia volti a sostenerne lo sviluppo e a riformare il cruciale settore della sicurezza nazionale

I PARTECIPANTI E I RISULTATI DEL VERTICE – L’11 maggio si è tenuta a Londra, nella storica cornice del Lancaster House, la Conferenza internazionale sulla Somalia promossa dal Regno Unito, Somalia, Nazioni Unite e Unione Africana. Per la terza volta – le prime due edizioni si svolsero nel 2012 e nel 2013 sempre nella capitale inglese – il vertice ha riunito circa quarantadue rappresentanti tra Stati e principali organizzazioni internazionali, regionali e non governative, impegnati, sotto il profilo economico, umanitario e militare a sostenere la rinascita della Somalia come entità statuale. Questo incontro diplomatico ha permesso di rafforzare i rapporti tra la comunità internazionale e il Paese del Corno d’Africa, rappresentato per l’occasione dal Presidente della Repubblica Federale Mohammed Abdullahi Mohammed detto Farmaajo, portando altresì alla ratifica di due importanti documenti: la New Partnership for Somalia (NPS) e il Security Pact.

Fig. 1 – Il Presidente della Repubblica Federale della Somalia Mohammed Abdullahi Mohammed insieme al Ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, Segretario di stato per gli Affari Esteri

NEW PARTNERSHIP FOR SOMALIA – Il primo accordo è un insieme di principi e attività concordate che i contraenti s’impegnano a portare avanti per il raggiungimento del comune obiettivo cioè la stabilità del Paese sul lungo periodo. In primis la New Partnership for Somalia opera sulle basi gettate dal National Development Plan, il piano strategico per il breve e medio periodo, rilasciato dal Governo Federale Somalo nel novembre 2016 e valido per il successivo triennio fiscale, necessario per individuare le priorità per lo sviluppo del Paese. Per andare incontro proprio alle priorità nazionali, l’NPS auspica una maggiore flessibilità da parte dei donatori internazionali circa il sistema di approvvigionamento degli aiuti e promuove la reciproca responsabilità tra governo e partners così da favorire un miglior coordinamento e una maggior trasparenza. Nell’accordo, inoltre, si pone l’accento anche sull’imprescindibile interazione tra sviluppo, politica e sicurezza necessaria per la crescita della Somalia; infine l’NPS mette in evidenza che il rispetto della legge e dei diritti umani sono basilari per costruire uno stato.

IL SECURITY PACT – Il secondo documento si focalizza sull’aspetto della sicurezza, un terreno ancora fragile in Somalia a causa delle continue minacce alla sicurezza portate da Al-Shabaab, dagli affiliati dell’ISIS e ultimamente anche dalla recrudescenza della pirateria marittima. Il Security Pact è un accordo quadro con il quale gli attori internazionali daranno il proprio sostegno per la riforma nel settore della sicurezza nazionale somala. Il patto si articola in cinque capisaldi.

LA NATIONAL SECURITY ARCHITECTURE – Il primo concerne l’accordo politico che il 16 aprile 2017 è stato formulato tra il Governo Federale e gli Stati membri – i rappresentanti dei sei stati membri hanno partecipato alla Conferenza – riguardante la cosiddetta National Security Architecture che a sua volta è retto da quattro elementi fondanti: il numero del personale militare somalo sarà suddiviso tra Esercito, Marina e Aeronautica – il solo Somali National Army (SNA) sarà composto da 18.000 uomini – e quello delle forze di polizia – 32.000 effettivi – che comprende sia quella federale che quella di ogni singolo Stato Federato; la distribuzione delle forze di sicurezza sul territorio rispetterà la suddivisione federale ridisegnando i settori di competenza per l’SNA secondo i confini degli Stati membri; la catena di comando e controllo dell’intero comparto della sicurezza dovrà indicare chiaramente le responsabilità e i ruoli sempre nel rispetto del duplice piano federale/statale; infine verranno ripartire le responsabilità finanziarie riguardanti le forze di sicurezza somale tra governo centrale e stati membri.

Fig. 2 – Un soldato appartenente al Somali National Army 

IL PIANO PER LA RIFORMA DELLA SICUREZZA – Il secondo punto previsto dal Security Pact consiste nel pianificare in modo articolato un’effettiva riforma del settore della sicurezza. In particolare si prevede che nel 2017- 2018 debbano essere adottati accordi puntuali per il coordinamento tra Governo Federale e Stati membri – il National Security Architecture è uno di questi – ; tra il 2018 e il 2021 le forze di sicurezza dovranno assicurare il pieno svolgimento delle prossime elezioni previste per il 2021, prendendo il controllo dei principali centri abitati e le vie di rifornimenti ma anche contenendo la minaccia di Al-Shabaab; è altresì necessario in questa fase che l’NSA diventi legge federale così da legittimare e rafforzare a livello giuridico gli accordi presi nell’ambito della Repubblica Federale. L’ultima fase prevista dopo il 2027 riguarda la completa autosufficienza delle istituzioni somale che grazie alle entrate nazionali – gettito fiscale e rimesse della diaspora – finanzieranno il budget destinato al settore della sicurezza. Con il terzo punto invece i partner internazionali si impegnano a supportare politicamente e materialmente le forze di sicurezza somale per i prossimi quattro anni; le risorse finanziarie destinate per tali operazioni verranno enunciate a partire dal prossimo incontro fissato ad ottobre 2017 quando cioè le istituzioni somale daranno prova di iniziare il piano previsto.

POST AMISOM – Il quarto affronta il ritiro delle truppe AMISOM e prevede un periodo di transizione dei poteri alle forze di sicurezze somale; al contempo la comunità internazionale richiama alla responsabilità collettiva circa la reperibilità dei fondi da stanziare per finanziare la missione AMISOM oltre il 2018; mentre la fase di transizione sarà ufficializzata attraverso una risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel mese di agosto 2017.

Fig. 3 – Soldati del Burundi inquadrati nella missione AMISOM

Il quinto e ultimo elemento del Security Pact sancisce l’istituzione a Mogadiscio di un organismo il cui scopo sarà monitorare i progressi e l’effettiva implementazione dell’accordo; inoltre tale organo dovrà occuparsi anche della distribuzione delle risorse provenienti dai donatori internazionali.

L’EMBARGO SULLE ARMI – Durante la Conferenza si è registrato anche un nuovo tentativo da parte del Governo Federale somalo di revocare completamente l’embargo sulle armi così da poter dotare le forze di sicurezza di nuovi equipaggiamenti; la comunità internazionale si è opposta a questa richiesta poiché convinta che tale possibilità rischierebbe di aumentare il traffico illecito di armi, fenomeno già pericolosamente attivo nel paese.

Fig. 4 – Il ritrovamento di un deposito di armi Mogadiscio

LE ULTIME ATTIVITÀ DEI DONORS IN SOMALIA – In riferimento sempre al settore della sicurezza sono stati messi in evidenza anche gli impegni assunti da alcuni specifici partner internazionali in Somalia: il Primo Ministro britannico Theresa May, nel suo discorso di apertura della Conferenza, ha ufficializzato l’impegno promulgato dal proprio Paese nell’addestramento delle forze somale a Baidoa, capoluogo della regione di Bai; gli Emirati Arabi Uniti sono in procinto di inaugurare una base militare a Berbera in Somaliland; diversi consiglieri militari statunitensi addestrano le forze speciali somale raggruppate nel battaglione Danab e i membri dell’esercito turco addestrano ufficiali dell’SNA a Mogadiscio.

GLI AIUTI ECONOMICI E I DEBITI – Sotto il profilo economico, invece, la comunità internazionale ha promesso di donare 1.3 miliardi di dollari in aiuti destinati non solo alla stabilità e alla sicurezza del Paese ma anche a contrastare il fenomeno della siccità che sta colpendo 5.5 milioni di somali. Tuttavia il Presidente Farmaajo ha altresì espresso la propria volontà di migliorare i rapporti con gli enti finanziari internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale alla luce anche dell’ingente debito contratto nel corso degli anni dalla Somalia, che ammonterebbe a 5,3 miliardi.

Fig. 5 – Il Presidente della Repubblica Federale della Somalia Mohamed Abdullahi Mohamed “Farmaajo”durante la Conferenza

In conclusione, l’evento ha permesso di riportare la Somalia sotto i riflettori dell’opinione pubblica mondiale favorendo l’immagine di un Paese che nonostante le evidenti difficoltà interne, desidera ripartire una volta per tutte. Certamente gli accordi raggiunti tra gli attori presenti alla Conferenza devono essere mantenuti e portati a compimento ad ogni costo, nonostante la forte competizione che si respira tra i partner, desiderosi di promuovere il proprio interesse in Somalia. In particolare, l’Italia potrebbe far valere gli ottimi rapporti con Mogadiscio per promuovere, per esempio, la propria candidatura come sede per i futuri vertici riguardanti questo Paese del Corno d’Africa.

Giulio Giomi

Un chicco in più

Alla Conferenza hanno partecipato le alte cariche degli stati del Corno d’Africa come il Presidente del Kenya Kenyatta, il Primo Ministro dell’Etiopia Desalegn e il Presidente dell’Uganda Museveni. Tra i leader internazionali ricordiamo il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti James Mattis,  il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, l’Alto Rappresentante dell’UE Federica Mogherini e il Presidente della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki; l’Italia era rappresentata dal vice ministro agli Esteri Mario Giro, in qualità di capo della delegazione.

Foto di copertina di Secretary of Defense Licenza: Attribution License

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