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lunedì 6 Aprile 2020
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    Dopo il G7 di Taormina

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi  – Il vertice di Taormina ha visto l’esordio di Donald Trump nel consesso del G7. Proprio per questo non è stato un vertice consueto

    1. VECCHIE CONOSCENZE ED ESORDIENTI – Non nascondiamoci: gli occhi mediatici e di gran parte degli analisti al G7 di Taormina erano puntati sull’esordio di Donald Trump data la sua personalità e i cambi di rotta in diverse politiche di cui è portatore. Non era l’unico però ad essere presente per la prima volta al vertice. Il “padrone di casa”, Paolo Gentioni, la Premier britannica Theresa May e il Presidente francese appena eletto Emmanuel Macron erano anch’essi al loro primo summit di questo tipo. Dal lato “veterani” si annoveravano il Primo Ministro canadese Justin Trudeau, il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe e la decana Cancelliera tedesca Angela Merkel, al suo dodicesimo G7.

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    Fig. 1 – I leader del G7 riuniti

    2. TEMI CALDI E TEMI FREDDI – Veniamo al sodo: il G7 di Taormina era molto atteso per alcuni dossier che la presenza di Trump rendeva maggiormente controversi e non lineari con il passato: energia/ambiente, commercio e immigrazione. Sul primo tema, le prime avvisaglie che questo G7 non avrebbe seguito la linea dei precedenti si è avuta alla Ministeriale energia tenutasi a Roma il 10 aprile. Al termine della riunione, non è stato rilasciato il consueto comunicato finale, ma un “riassunto della Presidenza” nel quale si specificava che gli Stati Uniti non avevano preso alcuna posizione né impegno sugli argomenti trattati poiché in fase di revisione della propria politica energetica e ambientale. Lo stesso scenario si è avuto al summit dei Capi di Stato e di Governo. Nel comunicato finale dei leader, alla voce “ambiente” è presente questa frase: «The United States of America is in the process of reviewing its policies on climate change and on the Paris Agreement and thus is not in a position to join the consensus on these topics» (Gli Stati Uniti d’America sono in un processo di revisione delle proprie politiche sul cambiamento climatico e sull’Accordo si Parigi e per questo motivo non sono in posizione per raggiungere un consenso su queste tematiche).
    Per quanto concerne il commercio, anche in questo caso è stata abbandonata la dicitura “free and open (libero e aperto), lasciando spazio all’affermazione che il commercio non ha sempre dato benefici a tutti e che sono necessarie misure (non esplicitate) per far sì che cittadini e aziende possano avvantaggiarsi dei meccanismi dell’economia globale.
    Sul tema immigrazione, il comunicato finale stabilisce che fermo restando il rispetto dei diritti umani, è necessario fare una distinzione tra migranti e rifugiati e creare le condizioni per un aiuto il più possibile vicino al Paese di provenienza e per un rientro atto a ricostruire le comunità locali. I leader hanno inoltre affermato il diritto degli Stati al controllo individuale o collettivo delle proprie frontiere e alla creazione di politiche atte a tutelare la sicurezza e l’interesse nazionale.
    Riguardo agli altri temi, soprattutto in politica estera e di sicurezza, non ci sono stati grandi mutamenti rispetto al passato. Per la Siria, si è auspicato un processo di pace guidato dall’ONU e Russia e Iran sono stati invitati a fare pressione su Bashar al-Assad affinché prenda le necessarie misure per evitare l’uso di armi chimiche, applicare un cessate il fuoco duraturo e garantire l’accesso agli aiuti umanitari. Per la Libia, il G7 ha proseguito nel suo sostegno al negoziato tra il Governo di Unità Nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite e le altre parti in causa (jihadisti esclusi). Anche la Corea del Nord era in agenda a causa dei reiterati test missilistici. Il comunicato finale ha invitato Pyongyang a conformarsi con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza per abbandonare il programma nucleare e tornare al tavolo del negoziato. Anche la Russia ha continuato a essere presente tra i temi di discussione del vertice. A Mosca è stato richiesto di implementare gli accordi di Minsk per quanto riguarda l’Ucraina. Inoltre è stata confermata la condanna per l’annessione dela Crimea. Nonostante ciò, è stato auspicato un dialogo costruttivo con il Paese, considerato un partner nella lotta al terrorismo.

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    Fig. 2 – Donald Trump al G7

    3. PROSPETTIVE FUTURE: VERSO IL G20 TEDESCO – Era previsto che il G7 di Taormina sarebbe stato un vertice “di rottura” (e lo sarebbe stato di più in caso di vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali francesi). Al termine del summit, alcuni strascichi sono rimasti, soprattutto per quanto riguarda quei temi “caldi” precedentemente analizzati. Le dichiarazioni di Angela Merkel sul fatto che l’Europa non debba dipendere “da altri” (probabilmente riferendosi a Stati Uniti e Regno Unito) su diversi dossier sono un sintomo che l’atmosfera del Gruppo dei 7 non è più quella di mutua fiducia degli anni precedenti. Ora si va verso il G20 ospitato ad Amburgo, Germania. In quel contesto la partecipazione è più eterogenea, vedendo la presenza della Cina, della Russia e della Turchia tanto per citare tre Paesi al centro del palcoscenico mondiale. Viste le ultime notizie, il ritiro annunciato da Trump dall’Accordo di Parigi, è probabile che Pechino offra una spalla all’Europa per quanto concerne la lotta ai cambiamenti climatici, oltre a mostrarsi come partner commerciale grazie anche alla nuova Via della Seta. Sui dossier di politica estera in senso stretto la convergenza sarà molto più limitata, visti gli schieramenti variegati dei Paesi del G20 nelle diverse crisi mondiali.

    Emiliano Battisti

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Potete leggere il comunicato finale dei leader del G7 qui

    Per maggiori informazioni sul G20 di Amburgo potete visitare il sito ufficiale

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    Foto di copertina di J_Llanos Licenza: Dopo il G7 di Taormina 1 Attribution-NoDerivs License

    Dopo il G7 di Taormina 2
    Emiliano Battisti

    Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato di spazio, difesa antimissile e velivoli militari.  Attualmente sono Segretario Generale e respondabile del coordinamento dei Social Media, del desk Nord America e del desk spaziale AstroCaffè. Ho pubblicato il libro Storie Spaziali, edito da Paesi Edizioni.

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