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La Deutsche Bank parla cinese

In 3 sorsiIl gruppo cinese HNA, superando colossi quali Blackrock e lo Stato del Qatar, è diventato ufficialmente primo azionista della Deutsche Bank, evidenziando ancora una volta l’importanza della presenza economica cinese nel Vecchio Continente 

1. HNA E DEUTSCHE BANK  – Probabilmente galeotto fu il G20 finanziario tenutosi a Shanghai lo scorso anno nell’ambito del quale, potremmo dire, sono stati ulteriormente rafforzati i rapporti tra il più forte ed austero Paese dell’Eurozona, la Germania, ed il titano asiatico, la Cina. I due infatti si son visti sostenitori delle medesime posizioni inerenti alle soluzioni da adottare per combattere il rallentamento dell’economia mondiale: da una parte gli Stati Uniti, allora guidati dall’amministrazione Obama, proponevano di  stimolare la domanda, dall’altra sia la Cina che la Germania si mostravano a favore di riforme strutturali del mercato globale. Dunque se prima i rapporti tra Berlino e Pechino seguivano un andamento alquanto altalenante, nel 2016, come riportato dal Sole 24 Ore, gli scambi tra essi  hanno raggiunto una soglia pari a 107 miliardi di euro riconfermando non solo il ruolo della Germania come maggiore Paese esportatore in Europa, ma anche l’interesse cinese nel voler aprire le proprie porte all’Occidente coerentemente con quanto sostenuto a Davos da Xi Jinping durante il World Economic Forum dello scorso gennaio. Nei giorni scorsi una notizia in particolare, riportata dalle maggiori agenzie di stampa, ha spostato nuovamente l’attenzione sulle relazioni tra le economie dei due Paesi: il gruppo cinese HNA con una quota pari al 9,9% è divenuto primo azionista della Deutsche Bank. Portando avanti l’operazione attraverso l’holding austriaca C-Quadrat Investment e accrescendo l’iniziale quota del 3% all’interno dello stesso Istituto, l’HNA “ha spodestato” il colosso BlackRock e la famiglia reale del Qatar che detengono rispettivamente il 6% e l’8% della celebre banca tedesca. Alexander Schuetz, amministratore delegato di C-Quadrat Investment (società austriaca di cui HNA possiede circa il 10%) è diventato membro del Consiglio di Sorveglianza della Deutsche Bank. Non è questa però la prima “intrusione” della conglomerata cinese in “casa Merkel”: di recente la HNA ha infatti acquisito lo scalo dell’aeroporto di Francoforte per una quota pari all’82% e un investimento di 15 milioni di euro. Inoltre il gruppo non ha nascosto il  suo forte interesse nei riguardi della HSH Nordbank, istituto in crisi da tempo nonostante i tentativi  da parte dei poteri pubblici di Berlino di risollevarla.

Fig. 1 – La sede centrale della Deutsche Bank a Francoforte

2. HNA, IL PICCOLO GIGANTE – Pochi in realtà possono dire di conoscere HNA, gruppo che, pur muovendosi sotto le luci della ribalta, preferisce seguire il principio tipicamente cinese del “taoguang yanghui” ovvero del “nascondere la propria forza per aspettare il momento adatto”. Una tattica che gli ha consentito di compiere autentici passi da gigante negli ultimi anni. Fondato nel 1993 da Cheng Feng, il gruppo era inizialmente una semplice holding di gestione della compagnia aerea delle isole Hainan, piccolo paradiso ad un’ora di aereo da Hong Kong, lontano abbastanza dal frastuono della megalopoli e meta ambita da molti esponenti delle classi benestanti russe ed inglesi. HNA risulta essere quindi relativamente giovane, anche se la trasformazione che ha subito in soli 20 anni lascia affascinati. 199 miliardi di RMB di fatturato, 410 mila dipendenti, 1 trilione di RMB investito a livello globale: queste sono solo alcune delle cifre che contraddistinguono HNA e che le hanno consentito di occupare nel 2016 la posizione numero 353 all’interno della nota “Fortune Global 500”, classifica che riporta annualmente i nomi delle maggiori compagnie internazionali sulla base del loro fatturato. Bisogna a tal proposito precisare, al fine di constatare l’incessante ritmo di crescita sostenuto dal gruppo nell’arco di un solo anno, che nel 2015 la posizione occupata all’interno della stessa ranking era la numero 464. Ciò è stato possibile anche in virtù di una intensificazione e, soprattutto, di una diversificazione delle attività del gruppo: il trasporto aereo è stato infatti affiancato da investimenti di ampia portata nei settori della logistica, del real estate, del turismo, della costruzione navale, dei servizi finanziari e dei media. Operazioni che consentono di prendere atto delle intenzioni di tale compagnia di rivestire un meritato ruolo da protagonista sullo scenario internazionale ed inoltre, come riportato nel sito ufficiale, di contribuire alla realizzazione del “Sogno Cinese”.

Fig. 2 – Il logo del gruppo HNA su un palazzo di Pechino

3. CHINA’S DREAM – Proprio del “Sogno Cinese” parla ampiamente Tom Miller, laureato presso l’Università di Oxford e ad oggi Senior Analyst del Gavekal Research, nel suo libro “China’s Asian Dream”. L’autore spiega brillantemente come la Cina stia avanzando nel mondo per dar luogo ad una rinascita nazionale, definita in inglese come “national rejuvenation” e in cinese come “fuxing”, alimentata dal ricordo dell’umiliazione subita nel 1895 con la Prima guerra sino-giapponese e avviata dalle tragedie vissute dal Paese durante il secolo scorso. Senza una comprensione accurata di quanto subito dalla Cina ieri, non è possibile capire in pieno quanto fatto da essa oggi: dagli investimenti oltreoceano alla volontà/necessità di costruire una nuova Via della Seta coinvolgendo nei progetti collegati ben 64 paesi e riscrivendo le regole che sono state da sempre alla base delle relazioni internazionali tra questi. La Cina oggi si vuole presentare come una “economia responsabile”, apparentemente sempre più lontana da quel che si suole etichettare in genere come “regime comunista”. Un Paese a favore della globalizzazione e che favorisce la collaborazione e l’apertura delle economie mondiali nell’ottica della creazione di una “community of common destiny”, un Paese in cui le proprie aziende, dalla più piccola alla più evoluta, rispecchiano tale visione ponendo in essere strategie proattive a cui l’Occidente però sembra far fatica ad abituarsi.

Fig. 3 – Il Presidente cinese Xi Jinping e la Cancelliera tedesca Angela Merkel durante un vertice bilaterale del 2014

Federica Russo

Un chicco in più

Lo scorso anno HNA ha acquisito una rilevante partecipazione del celebre gruppo alberghiero Hilton. Nell’ottobre del 2016 Blackstone ha infatti ceduto alla conglomerata cinese il 25% delle azioni che deteneva nella catena. Più di recente, poi, HNA ha anche investito in Uber che ha così la speranza di poter penetrare ulteriormente il settore dei trasporti nel mercato asiatico. 

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