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L’impatto politico ed economico del NAFTA sugli Stati Uniti

La ratifica di NAFTA (North American Free Trade Agreement) risale al 1992, ma il suo impatto sull’economia nordamericana è tuttora dibattuto e ha inciso profondamente sugli esiti delle elezioni statunitensi del 2016. Dopo l’annuncio di Trump di voler rinegoziare il trattato, cerchiamo di ricapitolare i più importanti aspetti a proposito dell’accordo e le sue conseguenze

LE ORIGINI – Il NAFTA (North American Free Trade Agreement) è un trattato approvato nel 1992 ed entrato in vigore nel 1994, volto ad eliminare la maggior parte delle tariffe sui beni commerciati tra Canada, Messico e Stati Uniti. L’accordo, negoziato da George H.W. Bush e approvato dal congresso durante la presidenza di Bill Clinton, è il successore dell’Accordo di Libero Scambio Canada-Stati Uniti del 1989. All’epoca, diverse motivazioni furono apportate dall’amministrazione Clinton e da diversi esperti per spiegare la necessità di un accordo di questo tipo. In primo luogo, l’accordo intendeva incoraggiare un’ulteriore integrazione economica permettendo a ciascuno di specializzarsi in settori specifici della produzione, garantendo così una riduzione dei costi e una generale prosperità economica per le tre parti. Un effetto ampiamente previsto per l’industria dell’automobile, per esempio, era il trasferimento della produzione in Messico, dove il costo della manodopera è più basso, mentre gli Stati Uniti e il Canada si sarebbero specializzati nel design di certi componenti. L’approvazione del NAFTA venne giustificata anche da altri fattori. Convertendo il trattato in legge, Clinton infatti sostenne che l’apertura dell’economia statunitense era dovuta alla necessità degli Stati Uniti di adattarsi al nuovo scenario economico e tecnologico internazionale, ritenendo che non fosse possibile resistere al “vento del cambiamento che l’economia e la tecnologia hanno imposto sul pianeta”, cambiamenti di fronte ai quali l’unica opzione realistica era di cominciare a creare “i posti di lavoro del futuro”. Infine, si sperava che il NAFTA avrebbe portato un generale miglioramento nelle relazioni tra i tre Paesi, seguendo il tradizionale argomento che quando i beni non oltrepassano le frontiere internazionali, i soldati lo fanno (simile al sempre attuale “non c’è mai stata guerra tra due Paesi dove sono presenti McDonald’s”).

Fig. 1 – Bill Clinton firma il North American Free Trade Agreement (NAFTA) 

QUALI CONSEGUENZE? – Gli economisti hanno opinioni piuttosto contrastanti sugli effetti del NAFTA dal 1993 ad oggi. Su alcuni aspetti sembra però esserci un sostanziale accordo: l’economia nordamericana, dal passaggio al NAFTA in poi, sembra funzionare effettivamente come un’economia integrata. Gli Stati Uniti, infatti, esportano in Messico beni per un valore 3,5 volte superiore rispetto a quello esportato nel 1993 (aggiustato per inflazione) e il livello di export è cresciuto più del doppio rispetto alla crescita complessiva dell’economia. Ad ogni modo, gli esperti si dividono grossomodo in due campi. Da una parte, l’accordo viene elogiato per avere incoraggiato uno spostamento della produzione statunitense verso beni di maggior valore, alzando gli stipendi e incrementando l’efficienza della produzione. Nel caso del settore dell’auto, per esempio, l’integrazione della catena di produzione con Canada e Messico avrebbe permesso agli Stati Uniti di restare competitivi con i mercati asiatici ed europei. Inoltre, la perdita di posti di lavoro sarebbe legata ad altri fattori come la crescente automazione nella produzione, l’ingresso della Cina nel WTO (World Trade Organization) nel 2001 e la crisi economica del 2008. Secondo l’altra prospettiva, l’accordo avrebbe portato a una competizione al ribasso per gli stipendi rispetto al Messico, accelerando la perdita di posti del lavoro nei vari settori dell’industria (in calo dagli anni settanta).

Fig. 2 – Il presidente Clinton durante un discorso di Al Gore nel quale commenta l’entrata in vigore del NAFTA

IMPATTO SULLE ELEZIONI –  Durante le primarie statunitensi, in entrambi i partiti, il NAFTA è stata fortemente criticata dal democratico Bernie Sanders e dal repubblicano Trump. In entrambi i casi, la critica riguarda le conseguenze (negative) che il trattato avrebbe avuto sui salari della classe lavoratrice bianca (white working class) statunitense negli stati della Rust Belt, cioè gli stati tra New England e Midwest come Pennsylvania, Michigan, Ohio, Iowa e Wisconsin, dove una vasta percentuale della popolazione, soprattutto nelle aree rurali, è impiegata in industrie (tra cui spicca quella automobilistica) che garantiscono o garantivano uno stipendio elevato pur non avendo un livello di istruzione superiore al liceo. Secondo Sanders, l’approvazione del NAFTA avrebbe portato al licenziamento o alla riduzione dei salari di questa fascia della popolazione, colpita quindi da un accordo che è esclusivamente negli interessi della grande imprenditoria in seguito al trasferimento della produzione in Messico. Trump ha invece concentrato la sua critica sul fatto che questo non sia equo, essendo sbilanciato in favore di Canada e Messico, non permettendo agli Stati Uniti di esportare con la stessa facilità. La discussione sul NAFTA ha avuto un effetto importante, e forse sottovalutato, sul risultato delle elezioni. Nel corso delle primarie democratiche, Sanders si impose sulla favorita Clinton, a sorpresa, proprio in stati come Wisconsin e Michigan, pareggiando in Iowa e vincendo nelle zone rurali di Ohio e Pennsylvania. Trump vinse con facilità in Pennsylvania e Michigan, ottenendo risultati sopra le aspettative in Iowa. Essendo questi stati swing states, ovvero stati il cui risultato elettorale è spesso difficile da prevedere, è necessario per i candidati alle elezioni generali ottenere un forte consenso in queste zone. Non a caso, Trump ha vinto le elezioni proprio grazie al supporto decisivo ottenuto in questi stati, che nel 2012 avevano votato in blocco per Obama. Le critiche al NAFTA hanno avuto un forte impatto anche sull’uscita degli Stati Uniti dal TPP (Trans-Pacific Partnership), visto da Trump come una replica del NAFTA. Una volta eletto, Trump ha proceduto infatti a ritirare l’appoggio degli Stati Uniti al TPP nel corso della prima settimana di presidenza. Per quanto riguarda il NAFTA, viene fatto notare che fa parte delle prerogative di Trump ritirarsi dall’accordo senza ottenere l’approvazione del Congresso, ma questo potrebbe provocare una forte confusione nell’economia statunitense, specialmente se gli Stati Uniti dovessero ritirarsi unilateralmente. Ad ogni modo, l’uscita degli Stati Uniti da NAFTA sembra per il momento rimandata, avendo Trump accettato la proposta di Canada e Messico di rinegoziare l’accordo anziché rimuovere la partecipazione degli Stati Uniti senza ulteriori negoziazioni.

Michele Boaretto

Un chicco in più

  • Un ulteriore trattato che ci riguarda più da vicino, il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) non sembra essere nei programmi della nuova amministrazione statunitense, anche se ha ricevuto meno attenzione e critiche rispetto al NAFTA e TPP
  • Al seguente link è presente una breve spiegazione del funzionamento del NAFTA

Foto di copertina di BorderExplorer Licenza: Attribution License

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