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In 3 sorsiCon la salita al trono di Re Maha Vajiralongkorn inizia per la Thailandia un periodo di cambiamenti e incertezze. La nuova Costituzione e la promessa di elezioni democratiche non bastano infatti a calmare un Paese fragile che ora deve anche affrontare una nuova ondata di separatismo musulmano

1. CAMBIO AL VERTICE – Dal 1932, anno in cui diventava l’odierna monarchia costituzionale, la Thailandia ha vissuto la bellezza di 11 colpi di Stato e la promulgazione di 20 Costituzioni. E là in mezzo, a presiedere il viavai, un solo sovrano per settant’anni, Bhumibol Adulyadej, amato e riverito come un padre fino alla sua morte lo scorso 13 ottobre 2016.
Nella tarda serata del successivo primo dicembre un comunicato del Governo annunciava la salita al trono di Maha Vajiralongkorn, 64 anni, figlio del vecchio re, che dal Palazzo Reale assicurava il popolo di voler lavorare “per il beneficio del popolo thailandese”. In realtà la sua ascesa inaugura un periodo ricco di incognite, riflesso di un personaggio controverso e non particolarmente amato dal suo popolo.
A presiedere il cambio al vertice c’è la giunta militare del Generale Prayuth Chan-o-cha, nominato Primo Ministro dopo l’ultimo colpo di Stato del maggio 2014, che si pone come baluardo contro l’instabilità politica anche a costo di una sensibile riduzione delle libertà individuali.

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Fig. 1 – Maha Vajiralongkorn, attuale sovrano della Thailandia

2. VERSO LE ELEZIONI DEMOCRATICHE – Lo scorso 6 aprile Maha Vajiralongkorn ha sottoscritto la nuova Costituzione, preludio necessario alle prossime elezioni politiche. La Carta, preparata dalla giunta militare, fu approvata con referendum popolare lo scorso agosto ma successivamente modificata dal nuovo re allo scopo di ampliare le sue prerogative di sovrano, specialmente a livello di emanazione di leggi e editti. Secondo Paul Chambers della thailandese Naresuan University, “le scelte del re dimostrano che, dopo solo pochi mesi di potere, non sta solo cercando di aumentare l’influenza reale sulla giunta, ma vuole in generale aumentare il potere della monarchia sull’intero Paese”.
La famiglia reale è rimasta per lungo tempo al di sopra delle dispute politiche, e molti thailandesi ne apprezzano il ruolo di intermediario tra il potere dei politici e le libertà delle masse. Secondo alcuni, la modifica di questi delicati equilibri potrebbe compromettere seriamente la stabilità dei rapporti tra monarchia, politici e militari.
Tradizionalmente in Thailandia la figura del re ispira ancora un rispetto semi-divino. Il reato di “lesa maestà” è particolarmente severo, e punisce chi critica la famiglia reale con la reclusione da 3 a 15 anni. Per questo motivo i giornalisti tendono ad esercitare l’autocensura riguardo alle questioni politico-sociali più sensibili.
Il ritorno alle urne dopo il golpe militare è stato più volte rimandato, e tutt’ora se ne ha soltanto un’indicazione approssimativa. Inizialmente, in un incontro organizzato per i giornalisti, il portavoce della giunta militare Werachon Sukondhapatipak ha affermato che le votazioni si sarebbero tenute a 19 mesi dalla morte di re Bhumibol. Il portavoce si è poi corretto, parlando di 19 mesi dalla promulgazione della Costituzione.

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Fig. 2 – Un manifestante durante una protesta contro il Governo militare a Bangkok, luglio 2016

3. NUOVA ONDATA DI TERRORISMO AL SUD – Il 9 maggio due ordigni sono esplosi in un centro commerciale nella provincia di Pattani, ferendo più di 50 persone. Gli autori sarebbero gruppi secessionisti ribelli, che approfittano dell’insicurezza dei cambiamenti politici per far sentire la loro presenza al Governo di Bangkok.
Al confine con la Malesia (nelle province di Pattani, Yala e Narathiwat) si è storicamente raggruppata la minoranza islamica thailandese che, a partire dagli anni ’50, si è battuta con alti e bassi per la concessione dell’autonomia. Come spesso accade, tra i diversi esponenti della comunità ci sono divergenze di opinione: alcuni gruppi si sono dimostrati aperti al dialogo e pronti a intavolare un negoziato pacifico con Bangkok, iniziando trattative nel 2013 con il Governo eletto di Yingluck Shinawatra poi sospese dopo il colpo di Stato del 2014.
A partire dal 2001 un’escalation di violenze ha coinciso con l’ascesa del gruppo Barisan Revolusi Nasional-Koordinasi (BRN-C), ovvero Fronte Rivoluzionario Nazionale. Attualmente è la più ampia, organizzata e attiva organizzazione separatista thailandese. Superato un iniziale credo socialista, il gruppo è ora guidato dai principi dell’Islam radicale che anche qui ha introdotto la necessità di creare un Stato governato dalla sharia.
Secondo molti osservatori l’obiettivo a breve termine del Fronte è quello di rendere ingovernabile il sud della Thailandia. Nella notte successiva alla firma della nuova Costituzione si sono verificati ben venti attacchi terroristici con esplosivi, ma sorprendentemente nessuna vittima. Il successivo 20 aprile 13 attacchi simultanei con bombe e granate hanno causato la morte di due poliziotti.
La capillarità degli attacchi dimostra una certa organizzazione, mentre il tempismo indica una presa di posizione (o rappresenta una dichiarazione di intenti) del BRN-C circa gli ultimi avvenimenti politici.

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Fig. 3 – Militari ispezionano il luogo dell’attentato avvenuto il 9 maggio scorso nella provincia meridionale di Pattani

Emanuel Garavello

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Il Ministro della Società e dell’Economia Digitale ha vietato qualsiasi contatto o condivisione digitale del pensiero di una serie di individui scomodi al Governo. Tra questi c’è lo storico Pavin Chachavalpongpun, costretto all’esilio a causa delle sue oneste critiche al sistema politico thailandese. “Senza dubbio, l’ultima mossa del Governo dimostra un disperato bisogno di sopprimere le informazioni indesiderate riguardanti la vita del re”, scrive lo storico al The Washington Post.  [/box]

Foto di copertina di pittaya Licenza: Attribution License

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2 Commenti

  1. […] A partire dal golpe che spodestò Yingluck Shinawatra, il Paese è governato dalla giunta militare guidata dal generale Prayut Chan-o-cha. Il regime di transizione voleva rimediare all’instabilità politica degli ultimi anni consegnando al popolo un nuovo testo costituzionale. Nella realtà, il generale ha instaurato una dittatura militare repressiva rimandando di anno in anno la chiamata alle urne. Dopo la promulgazione della nuova Costituzione lo scorso 6 aprile (la ventesima della storia thailandese), i portavoce del Governo militare hanno promesso nuove elezioni nel 2018, ma si temono ulteriori rinvii. Intanto la morte dello storico sovrano Bhumibol Adulyadej ha permesso la salita al trono del figlio Vajiralongkorn, una figura più ambigua ed imprevedibile dell’amato padre, che inserisce una terza variabile nei già delicati rapporti tra politici e militari. […]

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