histats
Home - Aree geografiche - La problematica abdicazione di Akihito

La problematica abdicazione di Akihito

In 3 sorsi – Per la prima volta dopo 200 anni, un imperatore giapponese intende rinunciare al trono. La scelta di Akihito, condivisa da gran parte del popolo e dalla famiglia imperiale, conferma la volontà del Paese di innovarsi. Ma sul sentiero del cambiamento numerosi sono gli ostacoli posti dalla classe politica

1. UNA STORICA ABDICAZIONE – Il Giappone è un Paese difficile da comprendere, specie per chi non è avvezzo ai costumi e alle abitudini di questa realtà così distante. Potrà perciò sembrare insolito ad alcuni il modo in cui l’imperatore Akihito ha deciso la scorsa estate di comunicare al popolo il suo desiderio di abdicare. Lo ha fatto attraverso un discorso teletrasmesso in cui neanche una volta ha pronunciato la parola “abdicazione” o suoi sinonimi. Si è limitato, piuttosto, ad esprimere il suo personale timore che il graduale calo della propria forza fisica possa influire sull’esercizio delle funzioni imperiali e, di conseguenza, sul corso della vita della società giapponese. Un simile intervento, così garbato nei modi e quasi sussurrato, ha causato una forte reazione nel Paese, scatenando un dibattito nell’opinione pubblica e, soprattutto, all’interno del mondo politico. L’ultima abdicazione in Giappone risale al 1817, anno in cui l’imperatore Kokaku rinunciò al trono. Da allora, un simile evento non si è più ripetuto, né è stato ritenuto possibile, tanto da non essere neanche previsto dalla Costituzione del 1946. Per assecondare la volontà di Akihito, dunque, saranno necessarie delle importanti modifiche legislative che la Dieta, il parlamento giapponese, dovrà approvare per l’occasione.

Fig. 1 – Passanti si fermano a guardare il discorso dell’imperatore Akihito su un maxi-schermo in una strada di Tokyo, 8 agosto 2016

2. UNA RIFORMA INSIDIOSA – Voci di corridoio affermano che il discorso di Akihito non sarebbe stato accolto di buon grado dal Primo Ministro Shinzo Abe. La necessità di modificare la Costituzione per permettere all’imperatore di rinunciare al trono comporta un impegno politico non indifferente da parte del Governo e della Dieta; impegno che l’esecutivo di Abe avrebbe preferito dedicare ad altre modifiche della carta fondamentale dello Stato, come quelle relative all’articolo 9, che impedisce al Paese di dotarsi di regolari forze armate. Alcuni sono arrivati ad insinuare che l’intervento di Akihito sia stato effettuato con un tempismo sospetto, quasi a voler bloccare il progetto di revisione della costituzione auspicato da Abe e da varie formazioni politiche di destra. A prescindere da queste speculazioni, resta il fatto che le modifiche costituzionali che consentono l’abdicazione dell’Imperatore nascondono numerose insidie. Una riforma come questa, infatti, rischia di riaprire una serie di questioni spinose che la politica giapponese era stata ben lieta di accantonare in passato come, in primis, la possibilità di concedere alle donne di salire al trono. Di questa eventualità, ad esempio, si era a lungo parlato nei primi anni 2000 quando sembrava che i figli di Akihito, l’erede al trono Naruhito e suo fratello Akishino, non avrebbero avuto alcun figlio maschio che potesse assicurare la successione al trono. La necessità di evitare che avessero inizio dispute dinastiche che avrebbero potuto avere delle ripercussioni sulla vita politica del Paese, portò ad un intenso dibattito e alla costituzione di una apposita commissione composta da esperti e da giuristi. Tale commissione avrebbe dovuto mettere a punto una riforma che garantisse la successione anche alle donne e che permettesse alla dinastia imperiale di proseguire per linea femminile. Il problema, però, venne provvidenzialmente risolto dalla nascita nel 2006 di Hisaito, terzogenito di Akishino, che ha così, non senza un sospiro di sollievo da parte di molti, risolto almeno momentaneamente la questione.

Fig. 2 – Takashi Imai, Presidente della commissione speciale che si è occupata dell’abdicazione di Akihito, consegna i risultati del proprio lavoro al Premier Shinzo Abe, 21 aprile 2017

Per evitare una riforma più ampia e complessiva del diritto dinastico, che includesse appunto argomenti come la successione delle donne, il Governo e la commissione ad hoc da esso nominata hanno trovato una soluzione intermedia e, potremmo dire, piuttosto conservatrice. Hanno deciso di trattare il problema dell’abdicazione di Akihito come una questione una tantum. La riforma che si appresta ad approdare al parlamento giapponese, dunque, permetterà solo all’attuale Imperatore di abdicare e sarà applicabile solo e soltanto a questo caso. Future abdicazioni non saranno contemplate.

Fig. 3 – L’erede al trono Naruhito assieme alla figlia Aiko e alla moglie Masako

3. POSIZIONI DIVERGENTI – Eppure, la posizione conservatrice assunta dalla classe politica, e soprattutto dal principale partito di governo, quello Liberal-Democratico, e da altre formazioni di destra, non sembra coincidere con la volontà popolare. In un recente sondaggio pubblicato a inizio maggio, il 68% degli intervistati si è espresso a favore di una riforma che permetta in maniera permanente l’abdicazione del monarca. Solo il 25%, invece, ritiene che la legge debba valere, come sarà nei fatti, soltanto per Akihito. Ancora più compattamente, poi, il popolo giapponese, sempre secondo lo stesso sondaggio, ritiene che debba essere concesso alle donne di salire sul Trono del Crisantemo: ben l’86% degli intervistati la vede in questo modo. Nonostante ciò, Shinzo Abe e la sua compagine di governo sembrano insensibili a quello che è il sentimento comune. Di pochi mesi fa è infatti la proposta del Primo Ministro giapponese di riconcedere lo status imperiale a quei rami collaterali della famiglia che lo persero alla fine della Seconda Guerra Mondiale, in modo da sollevare il solo Hisaito (10 anni) dalla grave responsabilità di dover assicurare a tutti i costi una discendenza maschile alla dinastia imperiale.

Gennaro Messina

Un chicco in più

Nonostante oggi in Giappone l’abdicazione di un imperatore sia un evento eccezionale (che non ha luogo da ben 200 anni!), così non era in passato. Durante la pluri-millenaria storia del Trono del Crisantemo, numerosi sono stati i monarchi che hanno abdicato. Su un totale complessivo di ben 58 si sono infatti ritirati volontariamente dalle proprie responsabilità pubbliche. Il primo si ritiene sia stato addirittura l‘imperatore Kogyoku nel VII secolo.

In occasione dell’abdicazione di Akihito, per la quale è prevista un’apposita cerimonia ufficiale, gli esperti stanno studiando le cerimonie che si tenevano in passato, soprattutto quella di Kokaku, l’ultimo monarca giapponese ad aver abdicato nel 1817.

Foto di copertina di Abode of Chaos Licenza: Attribution License