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Dibattito aperto in Sudafrica per i diritti delle sex workers

Il Sudafrica sta valutando la necessità di introdurre una riforma che porti alla decriminalizzazione della prostituzione per ridurre le violenze che le lavoratrici e i lavoratori del sesso subiscono e per rispondere all’alta incidenza di malattie sessualmente trasmissibili come l’HIV, che si registra tra queste persone

DECRIMINALIZZARE LA PROSTITUZIONE — Continua la campagna della società civile per riformulare la legge sui reati sessuali, il Sexual Offences Act del 1957, che criminalizza la prostituzione in Sudafrica. Numerose ONG stanno infatti spingendo per la decriminalizzazione della prostituzione come misura per migliorare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso, una delle categorie più marginalizzate nel Sudafrica contemporaneo. Vengono definiti sex workers donne, uomini e persone transgender maggiorenni che vendono servizi sessuali consensuali in maniera regolare o occasionale. Si parla di sex work per combattere la concezione negativa generalmente applicata al fenomeno, senza formularne giudizi morali. In Sudafrica si stima che ci siano tra i 130.000 e i 180.000 lavoratori del sesso, con una prevalenza di donne, circa il 90%, e una minoranza del 10% costituita da uomini e persone transgender. Per comodità parleremo quindi di lavoratrici del sesso, al femminile, ma le riflessioni sono applicabili all’intero fenomeno.

SEX WORK IN SUDAFRICA — Il Sexual Offences Act criminalizza tutte le attività collegate alla vendita del sesso, quindi commettono un reato sia le lavoratrici, che i clienti e i proprietari delle case chiuse. Le case chiuse sono generalmente tollerate dalle forze dell’ordine, mentre nessuna garanzia esiste per le lavoratrici in strada che subiscono sistematici abusi e molestie: numerose testimonianze riferiscono di abusi di potere, arresti illegali e richieste di tangenti in denaro o prestazioni sessuali per evitare l’arresto o velocizzare il rilascio dopo essere state messe in stato di fermo. La criminalizzazione porta con sé anche conseguenze sociali, con alti livelli di stigmatizzazione e marginalizzazione, e sanitarie, data la paura di rivolgersi ai servizi di assistenza sanitaria e le condizioni ambientali precarie in cui molto spesso le sex workers sono costrette ad operare per evitare assalti da parte di malviventi o forze dell’ordine.

decriminalizzazione della prostituzione

Fig. 1 – Durante la Giornata Internazionale dei diritti delle lavoratrici del sesso del 2017, il movimento nazionale delle lavoratrici del sesso Sisonke ha lanciato la campagna “Ask a sex worker” per combattere i pregiudizi verso questa categoria

L’alta incidenza di contagi del virus dell’HIV è una delle preoccupazioni maggiori del governo che ha anche proposto un programma di prevenzione per ridurre questo fenomeno. Come in tutti gli aspetti connessi con il sex work è difficile raccogliere dati quantitativi accurati. La percentuale stimata di sex workers che hanno contratto l’HIV, su base nazionale, è del 59,6%%, con un picco del 72% a Johannesburg, mentre sono più basse le stime per la città di Durban, dove si parla del 54%, e Città del Capo con il 40%. Una causa potrebbe essere il poco potere di contrattazione che hanno le sex workers in un contesto così stigmatizzato e rischioso che spesso porta le donne ad accettare di avere rapporti non protetti. Anche in questo frangente la criminalizzazione ha un peso considerevole: le donne tendono a lavorare di più e in situazioni più precarie per recuperare i guadagni persi dopo gli arresti.

Fig. 2 – Attiviste manifestano a favore della legalizzazione della prostituzione durante l’apertura dell’International Aid Conference il 18 luglio 2016 a Durban, Sudafrica

Inoltre i poliziotti hanno l’abitudine di sequestrare i preservativi per utilizzarli come prova incriminante dell’avvenuto reato rendendo così di fatto più frequenti i rapporti non protetti. Inoltre, il piano di prevenzione dell’HIV per le lavoratrici del sesso lanciato nel giugno 2016, che prevede anche un programma di profilassi con la PrEP (la pillola che protegge del contagio), potrebbe non sortire gli effetti desiderati se non si procede alla decriminalizzazione della prostituzione.

LA PROPOSTA DI REVISIONE LEGISLATIVA — L’esigenza di riformulare la legislazione sulla prostituzione ha portato a un rapporto della South African Law Reform Commission che propone quattro opzioni: la totale criminalizzazione della prostituzione degli adulti (confermando quindi l’attuale situazione); la parziale criminalizzazione che decriminalizza solo le lavoratrici ma lascia il resto dell’impianto giuridico invariato. In questo modo si cerca di colpire clienti, protettori e proprietari delle case chiuse con il fine di eliminare la domanda e permettere alle lavoratrici di essere assistite in programmi di uscita dal sex workLa totale decriminalizzazione della prostituzione, opzione che riconosce la prostituzione come lavoro legittimo e cerca di includere le lavoratrici come rispettabili membri della società; e infine la legalizzazione della prostituzione, che prevede la rimozione delle sanzioni e l’inserimento di leggi statali per regolare e controllare il sex work.

DIBATTITO IN CORSO — Il dibattito tra le ONG e i difensori dei diritti umani si è concentrato sulla seconda e terza opzione. Le due posizioni rispecchiano una diversa interpretazione del fenomeno della prostituzione nonché un dibattito interno al movimento femminista contemporaneo. I sostenitori della decriminalizzazione della prostituzione riconoscono come un vero lavoro quello del sesso a pagamento e chiedono che la voce delle lavoratrici sia presa in considerazione nella formulazione delle politiche sul tema. Il sex work è considerato da molte una valida opzione perché permette di accedere al lavoro facilmente, senza bisogno di qualifiche, garantisce una certa flessibilità oraria e guadagni più alti di altri lavori destinati a fasce della popolazione meno istruite. In questa ottica, che riconosce la volontarietà e l’assenza di coercizione, la decriminalizzazione potrebbe risolvere buona parte degli svantaggi provocati dalla precarietà delle condizioni lavorative che la criminalizzazione accentua.

Fig. 3 – Il dibattito sulla legalizzazione della prostituzione e il riconoscimento dei diritti delle sex workers è attivo anche in Europa. Qui alcune rappresentanti durante una manifestazione a Parigi, quartiere Pigalle

Gli oppositori, però, ritengono che non sia possibile riconoscere la volontarietà dell’accesso a queste attività. La prostituzione viene definita come uno dei più brutali abusi sessuali perpetuati dagli uomini (e qui c’è da chiedersi dove si inserisca la prostituzione maschile) e la scelta viene definita obbligata perché fatta in situazioni precarie con un livello di povertà diffusa che non danno modo di esprimere pienamente le proprie aspirazioni.  L’ONG sudafricana Embrace Dignity è una delle principali promotrici di una normativa che ricalchi il cosiddetto “sistema svedese” che prevede la parziale decriminalizzazione della prostituzione. La loro lettura del fenomeno vede il sex work come una violazione dei diritti delle donne, una minaccia per la parità di genere e una perpetuazione del patriarcato. La proposta dell’organizzazione prevede l’attuazione di politiche che proteggano le donne ma allo stesso tempo permettano la sua emancipazione attraverso il miglioramento delle loro competenze per avere un maggior potere sul mercato del lavoro. Embrace Dignity sostiene che per permettere una reale emancipazione delle sex workers sia necessario implementare delle politiche lavorative efficaci che facilitino l’entrata di queste donne nel mercato del lavoro formale, così da rendere possibile una vera scelta consapevole.

SEX WORK, MIGRAZIONE E HUMAN TRAFFICKING  Il dibattito sulla prostituzione si sovrappone in molti casi a quello sul traffico di essere umani. In Sudafrica vi è una significativa intersezione tra migrazione e lavoro sessuale con percentuali molto alte di lavoratrici con percorsi migratori interni al Paese e internazionali. Non sono presenti però dati affidabili sul fenomeno del trafficking e sono pochi i casi di tratta verificati nelle ricerche degli ultimi anni, mentre resta evidente una percezione contraddittoria ma con tratti molto spesso negativi di questo fenomeno da parte delle sex workers stesse, fortemente influenzata dalla stigmatizzazione che subiscono. Nel 2013 è avvenuta l’emanazione del Trafficking in Persons Act. Nonostante la necessità di una legge contro il trafficking, diversi autori hanno contestato come la discussione che ha portato alla legge sia avvenuta in assenza di dati certi e affidabili. Le fonti su cui si è concentrato il dibattito sono infatti due studi del 2000 dell’ONG Molo Songololo che non consentono un’analisi approfondita del fenomeno.

RICONOSCIMENTO E PROTEZIONE? La vittimizzazione delle lavoratrici del sesso migranti non fa altro che peggiorare la loro condizione non riconoscendone minimamente l’agency, aumentano la loro stigmatizzazione e accentuando quella che può essere considerata una doppia vulnerabilità: la precarietà della vita dei migranti e dei lavoratori del sesso. In Sudafrica, infatti, sono in atto da anni politiche restrittive dei flussi migratori che hanno portato a un alto numero di migranti irregolari nel Paese che vive situazioni precarie e viene assorbito dal settore del lavoro informale e molto spesso da quello della prostituzione. Questa condizione rendere sfumati i confini tra trafficking e smuggling, tra sfruttamento e ricerca di possibilità per un’emancipazione economica. C’è comunque da chiedersi quale riforma normativa possa migliorare le condizioni delle persone vittime di tratta. Se da un lato c’è il rischio che con la decriminalizzazione della prostituzione si attraggano trafficanti, è anche vero che riconoscendo il sex work come vero lavoro si potrebbero introdurre strumenti legali per individuare e proteggere le vittime, attraverso sindacati di categoria e la possibilità di coinvolgere le altre lavoratrici nella denuncia di casi sospetti. Anche in questo caso resta quindi complesso prendere una decisione su una questione che però va assolutamente affrontata al più presto.

Marcella Esposito

Un chicco in più.

Per approfondire le posizioni delle due principali ONG sudafricane che si sono espresse sulla riforma della legge sulla prostituzione puoi visitare il sito di Embrace Dignity (posizione pro parziale decriminalizzazione) e di SWEAT (posizione pro decriminalizzazione totale).   

 

Foto di copertina di I am Steve Lambert Licenza: Attribution License