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Le recensioni del Caffè – Presentato all’ultimo Warsaw Film Festival, Putin Forever racconta le proteste dei liberali russi contro la rielezione di Putin alle presidenziali del 2012. Proteste fallimentari, ma che svelano le contraddizioni profonde della società russa contemporanea

OCCASIONE PERDUTA Putin Forever. Inquietante affermazione e funesto interrogativo, visti i tempi. Putin Forever, il docufilm presentato all’ultimo Warsaw Film Festival da Kirill Nenashev, ripercorre l’intera parabola dei riformatori liberali russi e della loro mobilitazione contro la rielezione di Putin tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012Putin Forever è la storia di quello che avrebbe potuto essere, di quei mesi in cui è sembrato esserci una alternativa al putinismo pronta a dare un nuovo corso alla Russia. Invece no, Putin ha avuto la meglio. Ricco di testimonianze, immagini e musicalità, Putin Forever solleva alcuni scontati, ma non per questo meno angoscianti, interrogativi. Cosa è andato storto e soprattutto cosa vogliono davvero i russiPutin, il putinismo, il neo-zarismo del XXI secolo è destinato a durare “per sempre”? Secondo il regista Kirill Nenashev, Putin Forever racconta “[…] il passaggio dalla speranza e soprattutto dalla consapevolezza di essere cittadini attivi di questo Paese alla paura.” Una paura che sembra aver polverizzato l’animo russo.

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Fig. 1 – Il Presidente russo Vladimir Putin sul podio del Gran Premio di F1 di Sochi, ottobre 2015

Hope, Fear, Despair: le tre fasi della fallita rivoluzione russa del 2012 sono raccontate da Vsevolod Chernozub, 25 anni, uno dei protagonisti della mobilitazione di Solidarnost, il movimento di Boris Nemtsov. Li chiamano gli Orange Baby Boom quelli come Vsevolod, gli emuli della rivoluzione arancione in Ucraina. Nati alla fine dell’Unione Sovietica, molto politicizzati (e occidentalizzati), sono i figli di quella borghesia intellettuale che ha sostenuto Gorbaciov. Vselovod è giovane ed è convinto che la protesta pacifica avrà la meglio: “La nostra generazione ha bisogno della sua rivoluzione.” Pochi si aspettavano alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della Duma, nel dicembre 2011, che il partito di Putin, Russia Unita, conquistasse di nuovo la maggioranza.

LA SPERANZA – 4 febbraio 2012. Manifestazioni di protesta cosi imponenti non si vedevano a Mosca da vent’anni. “Elezioni libere” e “Russia senza Putin”, gli slogan della mobilitazione generale. Colonne di persone marciano verso Bolotnaya Square. La colonnina segna meno venti; a scaldare i manifestanti c’è Rodina (patria), la colonna sonora popolare della Grande Russia.

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Fig. 2 – Marcia in memoria di Boris Nemtsov, assassinato a Mosca nel febbraio 2015

Non distante da Bolotnaya Square, si muove la contro-manifestazione di Vitaly Morozov, sostenitore di Putin. Lo slogan è ovviamente meno provocatorio: Conservare la Russia. “Ultimamente il termine arancione è diventato molto comune”, è l’ironia di un manifestante. “[…]. Abbiamo paura che ritornino gli anni ’90.” Per la maggior parte dei russi sono stati anni di miseria, i Novanta, di risparmi inghiottiti dal gorgo di una inflazione galoppante; anni di prostrazione, di umiliazione, di bisogno crescente dell’uomo forte. “Prima di Putin mi vergognavo di essere russo. Ora non più.”

Vitaly Morozov è l’altra faccia della Russia. Quella che facciamo fatica a credere che esista, eppure esiste. Ex hippie con il nome di Till, Vitaly Morozov è ora un fervido osservante della religione ortodossa. E di quella di Putin, che per lui oramai coincidono. Il suo credo è semplice ma deciso:

“Noi ci opponiamo ad ogni rivoluzione. Il nostro è un movimento spirituale. La Russia deve diventare il principale centro anti-rivoluzionario al mondo. Non importa cosa penso di Russia Unita, non ho bisogno di vedere i vostri video. Non cercherei comunque di rovesciare il governo del mio Paese. Nessuno è andato da nessuna parte con queste azioni. Perché dovrei organizzare un’azione contro il mio Paese? Loro anzicché risolverli i problemi, li creano.”

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Fig. 3 – Una manifestazione a Mosca per ricordare le proteste di Bolotnaya Square contro la rielezione di Putin nel 2012

LA PAURA – 2 marzo 2012. Nella sede di Solidarnost, due giorni prima delle elezioni presidenziali, Boris Nemtsov parla ai giovani del movimento. Ex Vice-Primo Ministro di Eltsin, sul finire degli anni Novanta, Boris Nemtsov è stato la speranza dei riformisti russi. Con Putin, Nemtsov è diventato uno degli oppositori più popolari, influenti e soprattutto scomodi per il Cremlino. Conosceva nomi e cognomi di tutti i corrotti e corruttori del sistema di Putin. Sarà freddato il 27 febbraio 2015, a pochi passi dal Cremlino, il giorno prima della Peace March contro l’annessione della Crimea. Un delitto su commissione quello di Nemtsov, e pertanto destinato a rimanere impunito. Ma nel marzo 2012 Nemtsov è anche il simbolo delle contraddizioni dei liberali russi, come rivelato nel film da un intenso scambio tra lui e Chernozub:

“Quello che ho da chiederti Boris è cosa farai se io, Navalny,  Ponomarev e altri organizziamo un presidio alla Pushkinskaya? Tu che farai ? Sei dei nostri? O sei contro?” (Vsevolod Chernozub)

“Sono un liberale e questo è il mio grande problema. Non sarò contro ma non sarò con voi. Voi siete il nostro futuro. Sono felice di avere amici cosi giovani, ma sono troppo vecchio per accamparmi con voi. Ho bisogno di farmi  una doccia ogni mattina.” (Boris Nemtsov) 

Molti membri del movimento credono, forse ingenuamente, che il problema Putin finirà per risolversi senza troppi sforzi:

“Putin non un patetico o un sadico, è un ladro preoccupato solo della sua vita. Non ha nessuna patologia come invece era con Stalin che provava piacere a uccidere persone –Putin vuole essere lasciato solo al Cremlino e non in prigione!  Se protestiamo prima o poi lascerà.”

4 marzo 2012. Elezioni presidenziali. Seggio elettorale 3183. I volontari della Voters’ League monitorano il rispetto dei diritti elettorali dei cittadini. E quello che vedono è preoccupante:

“Abbiamo mandato via un sacco di gente che aveva votato in altri seggi nelle ultime tre ore!”.

Fuori dal seggio, una signora commenta amaramente: “Nessun video vi salverà. La maggior parte della gente è qui perché è stata pagata, e continuerà a farlo per denaro.” 

Un altro intervistato difende invece bruscamente la sua scelta elettorale a favore di Putin: “Russia senza Putin?” È solo uno slogan che non offre niente. Io voto per i vincitori, non voglio stare con i perdenti.” 

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Fig. 4 – Il logo di Russia Unita, partito del Presidente Putin

LA DISPERAZIONE  8 aprile 2012. Vitaly Morozov e Vsevolod Chernozub a confronto. È la domenica delle Palme. Il loro dialogo è intenso e senza esclusione di colpi:

“L’intera questione ha a che fare con l’onestà e come vogliamo vivere. Io voglio condurre una vita onesta.” (Vsevolod Chernozub)

“Supponiamo che a me Putin piaccia come persona, per le sue qualità” (Vitaly Morozov)

“Se chiudi gli occhi  allora ti piace la stabilità di Putin – se apri gli occhi la fotografia è diversa.” (Vsevolod Chernozub)

Possiamo migliorare Putin, quelli che lo sostengono non sono nemici del Paese. Non dobbiamo spararci fra noi. Il vecchio nemico è l’Occidente. Fanno guerre di Stato con le nostre mani. Non hanno nemmeno bisogno di andare lì, usano parole, informazioni, governano il mondo con il computer. Sono spie e pagano spie.” (Vitaly Morozov)

Il 6 maggio 2012, il giorno prima della inaugurazione del terzo mandato presidenziale  di Putin, è il giorno dei milioni. La Marcia dei Milioni, come l’hanno battezzata gli organizzatori, un milione di russi “for fair rule, for Russia without Putin.” L’imponente piazza di Bolotnaya si trasforma, inevitabilmente, in un teatro di scontri, pestaggi, arresti. Per i sostenitori di Putin la violenza sembra confermare l’equazione proteste uguale estremismo. Trentadue persone sono state rinviate a giudizio (e condannate) per disordini. Oggi la “primavera di Piazza Bolotnaya” è un amaro ricordo.

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Fig. 5 – Lo scacchista Garry Kasparov, figura di spicco dell’opposizione liberale russa e acerrimo nemico di Vladimir Putin

“Il problema dei leader all’opposizione è che vogliono stare sui giornali non in un libro di storia”, dice con amarezza Vsevolod Chernozub che nel frattempo ha ottenuto asilo politico in un Paese europeo alla fine del 2012. Con il suo ritorno alla presidenza, nel maggio 2012, Putin ha dato un giro di vite alle opposizioni come mai nessun leader russo aveva osato dai tempi più bui del regime sovietico. Non ha mandato i carri armati ma ha scaldato la popolazione con il nazionalismo, con la vecchia idea di Stato e di impero, costruendo abilmente l’idea di una Russia assediata. Il vecchio Vitaly Morozov vive ancora in Russia; continua a sostenere Putin e la sua politica in Ucraina. Alexei Navalny, uno dei principali promotori delle proteste del 2012, è stato processato più volte. Dieci mesi di arresti domiciliari necessari a fargli passare la voglia di ricandidarsi a sindaco di Mosca. La prima volta nel 2013 ha ottenuto quasi il 30% dei consensi denunciando e dimostrando brogli. Sergei Udaltsov, leader del Fronte di Sinistra socialista e uno dei principali organizzatori delle proteste di Bolotnaya Square, è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere. Garry Kasparov, il campione mondiale di scacchi, ha dovuto lasciare Russia. L’ufficio di Solidarnost è stato chiuso.

Boris Nemtsov invece non c’è più. Ma questa è un’altra storia. È la storia di Anna Politkovskaya, di Alexander  Litvinenko e di altri critici, dissidenti e oppositori della Russia di Putin. Mammut estinti nel tempo delle profonde tenebre russe.

Mariangela Matonte

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Classe 1985, Kirill Nenashev ha studiato legge a Mosca nei primi anni Duemila per poi dedicarsi alla carriera cinematografica. Putin Forever è il suo primo film.[/box]

Foto di copertina di Volna80 Licenza: Attribution-ShareAlike License

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