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In 3 sorsi – El Salvador è diventato il primo Paese al mondo a vietare l’estrazione delle proprie risorse minerarie. Una mossa che mira alla salvaguardia della biodiversità ma anche della popolazione

1. UNA LEGGE RIVOLUZIONARIA – El Salvador, piccolo Paese posto sul lato pacifico dell’America centrale, raramente balza agli onori della cronaca internazionale, se non per eventi bellici o tragici. Il Paese è infatti tristemente famoso sia per la violenta Guerra del Calcio, che lo vide affrontare il vicino Honduras per la qualificazione ai Mondiali Messico 1970, sia per la sanguinosa e brutale guerra civile, che ha devastato il Paese dal 1979 al 1992 e causato la morte di 80.000 persone. Ancora adesso, El Salvador viene ricordato per l’elevato tasso di violenza e le ricorrenti guerre tra bande. Eppure, ultimamente, il Paese ha varato una legge che gli ha attirato il plauso di buona parte della comunità internazionale, soprattutto di quella che difende i diritti delle popolazioni locali e dell’ambiente: ad aprile, infatti, El Salvador è diventato il primo Paese al mondo a vietare lo sfruttamento minerario del sottosuolo, sia esso terrestre o marino. La legge, sebbene rivoluzionaria, non costituisce un fulmine a ciel sereno nel panorama del Paese mesoamericano, in quanto segue ed amplia una moratoria alle perforazioni già stabilita nel 2007. La legge è stata votata da una grande maggioranza trasversale (69 deputati su 84) e conta con l’appoggio del presidente del Paese,  Salvador Sánchez Cerén, e con quello della Chiesa Cattolica locale. Le ragioni addotte dai firmatari di questa legge riguardano sia il desiderio di preservare l’ambiente, evitando perforazioni dannose, sia la volontà di salvaguardare l’approvvigionamento idrico del Paese. A causa dell’orografia del territorio ed alle passate politiche di deforestazione selvaggia, El Salvador infatti è soggetto a forte erosione del suolo ed ha scarse riserve acquifere, nonché un’unica importante fonte d’acqua potabile, costituita dal bacino del fiume Lempa. Questa situazione è aggravata dall’elevata densità abitativa (6,1 milioni di abitanti per solo 21.000 km2) e dal fatto che gran parte di questa popolazione sia impegnata nell’agricoltura di sussistenza.

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Fig. 1 – Un campo di canna da zucchero

2. LE RAGIONI INTERNE – Per comprendere l’effettiva rilevanza della misura, è utile controllare i dati della produzione mineraria del Paese, così come quelli dell’economia in generale. A differenza dei suoi vicini Guatemala ed Honduras, El Salvador aveva una produzione decisamente scarsa, che nel 2015 si aggirava intono alle 161 tonnellate per un valore di circa 0,6 milioni di euro, un dato peraltro in calo rispetto ai picchi di 2011 e 2014. Questo nonostante la presenza di svariati minerali tra cui troviamo sia oro e argento che la fingerite, una terra rara veramente unica al mondo. Storicamente, invece, l’economia de El Salvador si è basata principalmente sull’esportazione di materie prime agricole, prima l’indaco, poi il caffè. Nella seconda metà del XX secolo, il Paese ha sperimentato un rapido processo di industrializzazione, processo che tuttavia è entrato in crisi allo scoppio della guerra civile. Negli ultimi decenni, lo sviluppo industriale ha ritrovato vigore, grazie sia alla politica prettamente liberista dei vari governi locali sia alla firma del CAFTA – DR, trattato di libero commercio tra gli USA e le repubbliche mesoamericane (più la Repubblica Dominicana), che ha permesso al Paese di svilupparsi seguendo il modello di “industria maquiladora” già diffuso in Messico. Nonostante ciò, il peso dell’esportazione di prodotti agricoli, quali soprattutto caffè e zucchero, rimane molto forte. Questo sistema ha però storicamente lasciato il Paese dipendente dai mercati esteri ed ha causato gravi e profonde diseguaglianze tra la popolazione, gran parte della quale sopravvive solo grazie all’agricoltura di sussistenza, praticata su terre poco fertili. Il miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione è diventato il cavallo di battaglia di Salvador Sánchez Cerén, candidato dell’opposizione di sinistra alle elezioni politiche del 2014. Una volta eletto presidente, l’ex guerrigliero comunista ha adottato numerose misure volte al miglioramento dell’istruzione, della sanità e delle infrastrutture. Questa riforme non hanno però modificato l’impostazione macroeconomica salvadoregna, né la collaborazione con l’ALBA ha scalfito l’alleanza del Paese con gli USA. Alla luce di questi dati, appare probabile che il Presidente abbia voluto ridurre almeno in parte la dipendenza del Paese dal mercato delle materie prime, andando a colpire un settore in fin dei conti secondario.

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Fig. 2 – il presidente Cerén (estrema sinistra) con il presidente Obama

3. UN ESEMPIO PER IL MONDO? – A livello internazionale, la legge de El Salvador appare in netto contrasto con le tendenze degli altri Paesi dell’America latina i quali, per far fronte al calo del prezzo delle materie prime, hanno deciso di aumentare la quantità di materiale estratto. Solo per fare alcuni esempi, in quest’ultimo anno politiche per aumentare lo sfruttamento del sottosuolo sono state adottate da Perù, Argentina e Brasile, mentre il presidente venezuelano Maduro, in disperata cerca di finanziamenti per il proprio Paese in crisi, ha venduto i diritti per sfruttare i ricchissimi giacimenti dell’Arco Minero ad aziende europee ed asiatiche. Con lo sfruttamento, purtroppo, sono aumentati anche i disastri ambientali legati alle miniere. Nel novembre del 2015, infatti, due dighe nello stato di Minas Gerais, contenenti milioni di rifiuti tossici da operazioni minerarie sono crollate, causando un disastro ambientale di proporzioni immani.

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Fig. 3 – Incidente in Brasile: il fiume di fango tossico che si riversa verso il mare

Con questa legge, El Salvador si smarca dai suoi vicini e da un settore in cui le perdite generali superano spesso i guadagni, scommettendo invece su uno sviluppo ecosostenibile. Difficilmente un Paese così piccolo potrà costituire un punto di riferimento per gli altri, soprattutto a causa delle minima incidenza che questa misura potrà avere sia sull’economia globale. Nonostante ciò, ad El Salvador rimane comunque il vanto di aver mostrato, per la prima volta al mondo, che lo sfruttamento del sottosuolo può essere subordinato al desiderio di preservare l’ambiente ed il benessere della popolazione, anche di quella più umile.

Umberto Guzzardi

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

El Salvador non è il primo Paese dell’area a segnalarsi per politiche filo ambientali. Anche il Costa Rica, infatti, era balzato agli onori della cronaca per aver soddisfatto tutto il suo fabbisogno energetico annuale da fonti rinnovabili.

Foto di copertina di UN Special Rapporteur on assembly & association rilasciata con licenza Attribution License

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