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Corea del Nord: il gioco pericoloso di Trump e Kim

La situazione in Asia orientale resta estremamente tesa. Il rischio di un nuovo test nucleare nordcoreano e di una reazione militare da parte degli USA, resa più probabile dalle recenti dichiarazioni di Trump, potrebbe portare a un conflitto devastante nella penisola coreana. Cerchiamo brevemente di fare chiarezza sulla questione e di capire cosa ci aspetta nei prossimi giorni.

La crisi nordcoreana potrebbe raggiungere il suo punto di non ritorno nel corso del week-end pasquale. Sabato 15 aprile è infatti il 105esimo anniversario della nascita di Kim Il-sung, fondatore della Corea del Nord e nonno dell’attuale leader di Pyongyang, Kim Jong-un. Come negli anni passati, il Governo nordocoreano potrebbe quindi sfruttare l’occasione per effettuare un nuovo test nucleare, incurante del crescente atteggiamento bellicoso degli USA nei propri confronti. Allo stesso tempo, nelle prossime ore, arriverà in acque coreane il gruppo di battaglia della portaerei USS Carl Vinson, inviato da Trump per rendere credibili le sue minacce contro il regime di Kim. La situazione appare quindi preoccupante e il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha lanciato ufficialmente l’allarme, avvertendo che chiunque provocherà un conflitto nella penisola coreana “dovrà assumersi una responsabilità storica e pagarne il prezzo”.

A preoccupare non è solo la spavalderia di Kim, che non sembra affatto spaventato dalle minacce americane, ma anche l’atteggiamento ondivago e imprevedibile dell’amministrazione Trump. Come in Siria, Washington sta infatti mandando messaggi diplomatici confusi e contraddittori, alimentando la tensione nell’area e innervosendo tutti i protagonisti della crisi, soprattutto Cina e Corea del Sud. Le forze sin qui dispiegate dall’amministrazione americana in Asia orientale non sono sufficienti per neutralizzare l’apparato militare di Pyongyang e manca una strategia di lungo respiro che possa coinvolgere attivamente i Paesi della regione nella risoluzione della crisi. The Donald sta quindi giocando col fuoco e le sue dichiarazioni eccessivamente bellicose potrebbero spingere Kim a scegliere nuovamente la strada della provocazione, scatenando un conflitto dalle conseguenze imprevedibili.

Nel frattempo la Cina sta aumentando i suoi sforzi per dissuadere il regime nordcoreano dal perseguire i suoi programmi missilistici e nucleari, ma continua a non fidarsi degli USA e teme una guerra potenzialmente catastrofica sulla propria porta di casa. Inoltre la possibilità di un’invasione americana della Corea del Nord è inaccettabile per il Governo cinese, che teme danni permanenti per la propria sicurezza e per le proprie ambizioni di leader regionale in Asia orientale. Anche il grande progetto di integrazione eurasiatica del One Belt, One Road (OBOR) è messo in pericolo dalla situazione nella penisola coreana e Pechino sta quindi valutando tutte le opzioni a sua disposizione per difendere i suoi interessi vitali in Asia orientale, inclusa quella militare. In tal senso, pur stabilendo rapporti cordiali con l’amministrazione Trump durante il recente vertice di Mar-a-Lago, le autorità cinesi hanno lanciato chiari avvertimenti agli USA e ai loro alleati asiatici, opponendosi duramente allo schieramento del sistema anti-missilistico THAAD in Corea del Sud e lanciando una campagna di boicottaggio economico per convincere Seul ad abbandonare tale iniziativa. In caso di guerra sul 38 parallelo, quindi, è altamente improbabile che il Dragone cinese resterà a guardare, complicando ulteriormente una situazione già estremamente difficile e pericolosa.

Negli anni Novanta l’amministrazione Clinton abbandonò l’idea di un intervento militare contro Pyongyang perchè conscia dell’alto costo umano, politico e economico di tale azione. Trump farà lo stesso, ripiegando su una ritorsione militare limitata e maggiori sanzioni economiche, oppure si getterà nella mischia incurante delle conseguenze? In attesa di una risposta, il mondo resta col fiato sospeso.

Simone Pelizza

Nei prossimi giorni Il Caffè Geopolitico pubblicherà un’analisi dettagliata della crisi nordcoreana in esclusiva per i propri soci. Per riceverla potete associarvi qui.

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