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Il terrorismo colpisce i copti in Egitto

Domenica delle Palme insanguinata in Egitto, con due attentati a chiese copte di Tanta e Alessandria, là dove stava celebrando il Patriarca Tawadros

L’attentato è stato l’ennesimo caso di festività cristiana in Egitto colpita da un attentato terrorista: era successo a Natale scorso e anche gli anni prima. Per i copti, circa il 10% della popolazione egiziana, un altro colpo alla propria comunità. L’attacco però offre vari spunti di analisi su vari piani.
Da un lato conferma appunto la vulnerabilità della comunità copta, non sempre protetta dal regime a dispetto di tante dichiarazioni e sotto il mirino di fondamentalisti e terroristi come l’ISIS che li vedono come facili bersagli e come complici del regime. In questo l’ISIS persegue vari obiettivi. È il quarto attacco più o meno riconducibile all’ISIS avvenuto in poche settimane (dopo Londra, San Pietroburgo e Stoccolma), in un ambito dove le sconfitte sul campo a Mosul e attorno a Raqqa rendono tali azioni gli unici mezzi per l’ISIS per incutere ancora timore.
Gli attacchi sono una minaccia contro la visita di Papa Francesco proprio in Egitto, che si svolgerà tra due settimane. Papa del dialogo, costituisce un rischio per un messaggio terrorista che invece spera nella totale contrapposizione tra cristiani e musulmani, perché da questa guadagnerebbe i maggiori benefici in termini di reclutamento (cosa che parte dell’opinione pubblica occidentale ancora fatica a comprendere).
È poi anche un modo per mettere in imbarazzo il Presidente al-Sisi, che di tale visita dovrà garantire la sicurezza e avrà gli occhi del mondo addosso.
Non sono però questi i soli punti di analisi: un altro è l’ennesima riprova della solidarietà tra cristiani e musulmani in Egitto, con questi ultimi che hanno donato il sangue in moschea per i loro fratelli cristiani feriti nell’attacco. A dimostrazione (assieme ad altri casi simili passati) di come esista comunque un substrato di coesione sociale che resiste alle spinte di odio – un aspetto che in Egitto resiste più che altrove – e che offre una base solida di resilienza civile contro il terrorismo.
Esiste poi la posizione dello stesso al-Sisi, che ha dichiarato tre mesi di aumentate misure di sicurezza. È una medaglia a due facce: certamente utile per garantire la sicurezza della visita papale ed eppure anche un modo per stringere ancora di più le maglie del regime contro gli oppositori: lo stesso Presidente USA Donald Trump, recentemente in visita, non dovrebbe obiettare a eventuali ulteriori violazioni dei diritti umani giustificati appunto con la necessità di garantire la sicurezza. In questo, la vera tragedia dell’attentato non è solo l’evento in sé, ma il suo effetto di mantenimento dello status quo che, tuttavia, nasconde tensioni sociali ed economiche irrisolte che, prima o poi, potrebbero esplodere nuovamente.

Lorenzo Nannetti

Foto di copertina di Dan Lundberg rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License