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Re Salman alla conquista dell’Asia

In 3 sorsi – Re Salman dell’Arabia Saudita ha da poco concluso un lungo viaggio di Stato in alcuni Paesi asiatici. L’obiettivo di questo impegnativo e sfarzoso tour è chiaro: garantire al più grande Stato della penisola arabica una posizione dominante nel continente asiatico

1. VIAGGIO STORICO – Lo storico tour asiatico di re Salman dell’Arabia Saudita ha attirato l’attenzione di molti più per la forma che per il merito. Del resto, è difficile non fare caso all’impressionante seguito che ha accompagnato il monarca arabo nel suo viaggio: 1500 persone, 25 principi, 10 ministri e 8 aerei, sui quali ha viaggiato un equipaggiamento di ben 459 tonnellate, tra cui due limousine. Il tutto preceduto da mesi di preparativi in cui lo staff del capo della Casa di Saud ha pensato proprio a tutto (tra le altre cose, ha provveduto a far installare presso la Moschea di Istiqlal, a Giacarta, dove il sovrano ha fatto una visita, un apposito gabinetto munito di braccioli e circondato da un ampio tappeto). Al di là di questi aspetti curiosi, però, il viaggio di re Salman assume una certa importanza per altri motivi e, nello specifico, per il tentativo (affatto celato) di estendere l’influenza saudita nel continente asiatico. Un’influenza non solo economica, ma anche politica, militare e religiosa. Il motivo dell’interesse dell’Arabia Saudita per quest’area geografica è presto detto: il Paese ha bisogno di nuove alleanze e nuovi sbocchi in un periodo in cui la storica sinergia con gli Stati Uniti non è più così scontata, anche a causa dell’incognita rappresentata dalla nuova amministrazione Trump.

Fig. 1 – Re Salman al suo arrivo in Indonesia, 1 marzo 2017

2. OLTRE IL PETROLIO – Il tour, che ha attraversato Malesia, Indonesia, Brunei, Giappone, Cina e Maldive, intende innanzitutto rafforzare la presenza economica del regno saudita nella regione. Gli accordi siglati in questo senso ne sono la dimostrazione plastica. Tra i più importanti, si segnala quello raggiunto tra Saudi Aramco (la compagnia nazionale di idrocarburi) e l’omologa malese Petronas, per un valore di ben 7 miliardi di dollari da investire in una raffineria di petrolio nello Stato di Johor, a sud del Paese. Un altro accordo, stavolta per “soli” 6 miliardi di dollari, è stato poi stretto con la compagnia indonesiana Pertamina, anch’essa attiva nel settore petrolio e gas. Ma la delegazione saudita non ha voluto effettuare solo investimenti nell’ambito degli idrocarburi. Al contrario, ha dimostrato ancora una volta negli ultimi tempi l’intenzione di espandere le prospettive economiche del regno al di là del petrolio. Lo ha fatto, ad esempio, cercando di spingere per nuovi accordi con Cina e Giappone in settori che trascendono l’energia e che possono garantire una maggiore diversificazione dell’economia saudita. Oppure approfondendo il dialogo per la rimozione della barriere commerciali tra Arabia e Indonesia, progetto che, se condotto in porto, garantirebbe al regno di Salman un accesso privilegiato a un mercato di oltre 255 milioni di persone. Il tutto all’interno di una prospettiva ben definita, ovvero quella della cosiddetta Saudi Vision 2030, ambizioso programma che punta a ridurre la dipendenza dell’economia dell’Arabia Saudita dagli idrocarburi e ad investire in altri settori come quelli delle infrastrutture, del turismo e della salute.

Fig. 2 – Stabilimenti petroliferi della Saudi Aramco in Arabia Saudita. Il petrolio è la principale fonte di guadagno per il regno saudita che sta però cercando di diversificare la propria economia

3. RUOLO GUIDA – I maligni sostengono che il faticoso tour sia stato organizzato anche per mostrare al mondo che re Salman, 81 anni, sia in perfetta salute. Nel 2016 si erano rincorse numerose voci, puntualmente smentite dalle autorità di Riad, a questo proposito. L’imponente viaggio di Stato, si insinua, dovrebbe contribuire a mettere a tacere queste dicerie. Certo è che, al di fuori di queste speculazioni, la delegazione saudita ha perseguito altri obiettivi, oltre a quelli meramente economici. E’ apparso evidente, ad esempio, il tentativo di consolidare il proprio ruolo di Paese guida della comunità islamica. Del resto, l’Arabia Saudita viene considerata il luogo di nascita dell’Islam e ospita le moschee di al-Masjid al-Haram, a La Mecca, e di al-Masjid al-Nabawi, la cosiddetta moschea del Profeta, a Medina. Il Paese è per questo motivo denominato “la terra delle due Sacre Moschee” e re Salman si fregia del titolo onorifico di “custode delle due Sacre Moschee”. Una tradizione così importante e il ruolo strategico ricoperto fino ad oggi nel mondo islamico hanno imposto all’Arabia Saudita di rafforzare i propri sforzi diplomatici. Ciò anche nell’ottica della ricerca di nuove coalizioni alla luce della perdurante ambiguità di Washington, delle nuove alleanze russe con Ankara e con Teheran e della maggiore rilevanza che proprio l’Iran rischia di assumere nello scacchiere internazionale. In un quadro del genere, l’Asia appare come lo sbocco naturale per il consolidamento delle ambizioni di Riad. Non bisogna dimenticare, infatti, che il viaggio ha toccato Paesi dalla forte componente musulmana, molti dei quali, tra l’altro, ammorbati dalla piaga jihadista. Basti pensare alle Maldive, con un rapporto foreign fighters/popolazione spaventoso (ben 200 su meno di 350.000 abitanti), o all’Indonesia, vittima di un attentato rivendicato dal sedicente Stato Islamico. In questo contesto, re Salman ha deciso di recitare il ruolo del sovrano moderato e dell’uomo del dialogo, incontrando, sempre in Indonesia, esponenti di numerose confessioni e sostenendo la necessità di combattere uniti il terrorismo. L’impressione è che si stia tentando di cambiare rotta in maniera netta, considerando che numerosi sono stati in passato gli stanziamenti sauditi di denaro, seppur privato, verso organizzazioni di stampo jihadista.

Fig. 3 – Re Salman e il Presidente indonesiano Widodo vengono protetti dalla pioggia durante il loro incontro a Bogor, 1 marzo 2017

Maggiori investimenti e diversificazione in ambito economico, nuovo approccio diplomatico e riposizionamento geopolitico, consolidamento della propria posizione di Paese guida del mondo musulmano. Il lungo tour di re Salman è un primo significativo passo per il conseguimento di questi obiettivi e delinea quella che è la strategia per il prossimo futuro della monarchia saudita, che intende ridisegnare il proprio profilo internazionale e assumere una nuova e più autorevole collocazione geopolitica.

Gennaro Messina

Un chicco in più 

In coda al suo tour asiatico, re Salman ha anche visitato la Giordania. Durante la visita ad Amman è stato ribadito il “legame fraterno” che unisce i due Paesi e sono stati conclusi diversi accordi economici e un importante memorandum commerciale che, secondo le autorità giordane, segnerebbe l’inizio di “una nuova era economica” tra Amman e Riad. 

Foto di copertina di Tribes of the World rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License