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Trump: rispettati dagli alleati, temuti dagli avversari – Parte IV

La postura che Donald Trump terrà in politica estera è difficilmente prevedibile, soprattutto per quanto concerne il Vecchio Continente. A fronte di messaggi duri nei confronti dei partner europei, infatti, Trump ha mostrato un atteggiamento molto più ambiguo verso la Russia, prospettando un nuovo reset che ha messo in allarme policy maker e analisti sulle due sponde dell’Atlantico

Nella quarta parte dell’analisi sulla futura postura di Trump verso l’Europa concludiamo il percorso iniziato cercando di delinearla alla luce degli elementi esaminati in precedenza.

UNA CHIAVE INTERPRETATIVA – Prima di concludere, un esercizio potrebbe aiutare a chiarire lo stile negoziale di Donald Trump, così da semplificare la comprensione di talune sue posizioni e cercare di delineare la sua possibile postura futura nell’area europea. Nel suo bestseller The Art of The Deal, il magnate americano indica undici punti necessari per una trattativa di successo. Alcuni di questi sono decisamente utili per comprendere lo stile del Presidente USA. «Pensa in grande» è posto in cima alla lista, mentre al terzo posto troviamo la necessità di massimizzare le opzioni disponibili. In quest’ottica, per esempio, sarebbe irrazionale escludere a priori un possibile accordo con la Russia – o con qualsiasi altro attore internazionale. Un simile accordo, al contrario, andrebbe messo sul tavolo, anche perché, indirettamente, potrebbe spingere i preoccupati europei ad adoperarsi maggiormente per la loro sicurezza. «Usa la tua leva», quinto punto, aiuta a comprendere molte delle dure affermazioni di Trump, interpretabili come un brusco tentativo finalizzato al mutamento di alcuni rapporti. Del resto, Trump è ben conscio di trattare stando al vertice dell’unica superpotenza globale. «Contenere i costi» è il penultimo punto – e non necessita ulteriori spiegazioni. L’approccio deciso tenuto da Trump ha già contribuito – congiuntamente ad altre variabili – a spingere numerosi Paesi europei (Italia compresa) ad annunciare maggiori investimenti nel campo della difesa. Bisogna comunque tenere presente che, per ora, l’effetto non può essere visto sui bilanci e che le spese militari hanno ripreso a crescere da prima dell’elezione di Trump.

Se da un lato, dunque, l’atteggiamento, a tratti quasi irriverente,del Presidente USA suscita disapprovazione, dall’altro potrebbe servire da incentivo agli europei. L’invito di Trump agli alleati a contribuire maggiormente alla loro sicurezza acquista maggiore peso se si considera la probabilità che l’interesse americano si sposti ancor più verso il Pacifico – seguendo il pivot to Asia obamiano. In quest’ottica, infatti, gli statunitensi trovano sempre più impellente redistribuire i costi del mantenimento dell’ordine internazionale liberale. La durezza del Presidente, dunque, potrebbe essere un tentativo di “dare una scossa” a partner poco propensi a sobbarcarsi l’onere che gli Stati Uniti si trovano necessitati a distribuire.

Fig. 1 – Donald Trump arringa la folla in South Carolina, 2015

NEL SEGNO DELLA CONTINUITÀ – Alla luce di quanto presentato in questa serie di articoli, appare irrealistico prospettare una ritrovata e immediata comunione di intenti tra Stati Uniti e Russia. Il Presidente Trump, ad esempio, ha mostrato un discreto sostegno alla causa ucraina già durante la campagna. Sostegno poi riconfermanto una volta insediatosi alla Casa Bianca. Nonostante ciò, Trump non ha dimenticato come l’Ucraina confini direttamente con i Paesi dell’Unione Europea e, dunque, come dovrebbero essere innanzitutto questi ultimi a sobbarcarsi il fardello e non gli Stati Uniti. Proprio nell’ottica di evitare l’overstretch, dunque, la nuova amministrazione potrebbe cercare di raggiungere l’accordo con la Russia su specifici dossier. In alternativa, se Mosca dovesse mostrarsi pronta ad andare incontro ad alcune richieste statunitensi, potrebbe essere stabilito un nuovo modus vivendi con carattere più olistico. Resta da capire, tuttavia, se sarà possibile trovare un punto di compromesso tra le parti, ora separate da un fossato ampio e profondo.

Fig. 2 – Matriosche russe raffiguranti Vladimir Putin e Donald Trump

I FUTURI RAPPORTI – I Paesi europei e l’Unione nel suo complesso, già scossi da rilevanti problematiche interne ed esterne, dovranno interfacciarsi con un’amministrazione statunitense che, perlomeno a parole, chiede un maggiore sforzo – spesso in modo poco diplomatico – agli storici partner. Oltre a ciò, mostra ambiguità verso la Russia e la stessa UE. La storia delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico, però, racconta come l’oscillazione nelle stesse sia la norma. Nei decenni passati, infatti, le frizioni sono state numerose, e i temi oggi sollevati ricalcano, in parte, questioni mai risolte (il contributo alla difesa collettiva tra tutte). Nonostante ciò, a distanza di più di settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il ponte che lega America ed Europa è ancora solido. In un sistema internazionale sempre più traballante, Nuovo e Vecchio continente sanno che l’unico modo per affrontare il domani è restare uniti. Andando oltre la retorica di questi mesi, dunque, è possibile affermare che, nel prossimo futuro e al netto delle differenze inevitabili, la partnership che ha segnato gli ultimi decenni perdurerà e, forse, riuscirà perfino a rafforzarsi.

Simone Zuccarelli

Un chicco in più

  • Donald Trump è autore di numerosi bestseller. L’ultimo di essi – Crippled America, How to Make America Great Again – tratteggia molto bene l’impostazione che il tycoon proverà a perseguire da Presidente degli Stati Uniti: «I want to bring America back, to make it great and prosperous again, and to be sure we are respected by our allies and feared by our adversaries». Questo, però, palesa una delle principali problematiche connesse alla nuova presidenza: l’approccio imprenditoriale, infatti, non è sempre coniugabile con il mondo della politica e ciò contribuisce a numerosi frizioni interne e a livello internazionale.
  • La Commissione Europea ha varato un piano per un Fondo Europeo per la Difesa con lo scopo di rendere più efficienti le spese su progetti comuni, rafforzare la sicurezza dei cittadini europei e favorire un industria militare competitiva e innovativa.
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