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Tra conferme e novità, il punto sulle elezioni presidenziali cilene

Era il marzo 2014 quando Michelle Bachelet vinse le presidenziali con un incoraggiante 62%. Firmò subito una legge per garantire bonus alle famiglie più disagiate e creò il Consiglio per la Tutela dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I sondaggi attuali ci raccontano un Paese diverso, in cui i candidati alla successione sono tanti, ma due di loro spiccano sugli altri

ELEZIONI E FINE DEL GOVERNO BACHELET, UN BILANCIO – Giunti al tramonto del progetto politico targato Michelle Bachelet, ed in vista delle elezioni, varie sono le sfaccettature con cui si può analizzarne l’operato. La riforma tributaria, che sfavorisce il mondo dell’imprenditoria e colpisce l’evasione fiscale, è stata approvata con successo. Inoltre è stato cambiato il sistema elettorale, è stata varata la legge sulle unioni civili, è stato posto un forte accento sulla transazione verso un programma energetico rinnovabile e si sta spingendo per una diversificazione economica orientata alla produttività e all’innovazione, per rendere il Cile meno dipendente dalla domanda di rame.

Nonostante ciò, il tasso di approvazione del governo Bachelet, durante questi anni, è crollato dal 54 al 19%. Ciò è dovuto a una serie di ragioni: innanzitutto l’azione riformista si è vista indebolita. La riforma costituzionale promessa per il superamento di quella a impianto neoliberista voluta da Pinochet è in fase di stallo e fatica a trovare consenso, così come la riforma delle pensioni. Tuttavia è la modifica del sistema educativo che rappresenta, insieme al fenomeno corruzione, il tema chiave delle contestazioni e della bassa approvazione dell’operato di governo. Nonostante i passi avanti per riformare l’educazione in senso anti-privatistico e più equo, le proteste di piazza non sono diminuite, giacché sembrerebbe un cambiamento ancora debole e non efficace (la gratuità del sistema educativo superiore è garantita ancora a poche fasce della popolazione ed è legata all’andamento dell’economia). Per quanto riguarda la corruzione, pesa soprattutto il caso Caval, risalente al 2015, che ha legato alla figura del figlio del presidente Bachelet e, indirettamente al governo, un ingente e ramificato traffico di influenze politiche per ottenere favori personali.

Fig. 1 – Incontro istituzionale tra Michelle Bachelet e Marcelo Rebelo de Sousa, presidente del Portogallo

ELEZIONI A NOVEMBRE, IL QUADRO DELLE FORZE IN GIOCO – Sono fissate per il 19 novembre le elezioni presidenziali, con cui saranno eletti anche deputati, senatori e consiglieri regionali. Il meccanismo elettorale cileno prevede inoltre un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati. Le coalizioni in gioco sono quattro, a cui si aggiungono vari partiti fuori coalizione con i propri candidati presidente. Tuttavia sono due le forze che, seguendo anche il corso storico degli eventi, si affronteranno per proporre il proprio candidato alla guida del Paese ed entrambe si trovano di fronte a eventuali primarie a luglio.

  • Nueva Mayoria – La coalizione di cui fa parte il governo Bachelet, evoluzione della storica “Concertaciòn”, si trova in un periodo piuttosto delicato. Reduce da un importante débâcle alle elezioni municipali, l’ampia alleanza, che, unendo forze socialiste, comuniste, radicali, ma anche moderate e democristiane, ha caratterizzato la politica cilena degli ultimi decenni, si ritrova molto impreparata e divisa all’indomani delle elezioni primarie, che quasi sicuramente avranno luogo. Senza contare il partito socialista, che deve ancora decidere chi candidare, e il partito comunista, che ancora vacilla su chi sostenere. Tre sono i candidati ufficiali (dopo la ritirata della candidata Isabelle Allende): Carolina Goic per il Partito Democristiano, Ricardo Lagos, ex presidente, per il Partito per la Democrazia e Alejandro Guiller, presentato dal Partito Radicale, ma appoggiato da una coalizione più di sinistra. L’unico candidato che, secondo i sondaggi, può aspirare realisticamente alla vittoria è Guiller, che, dopo essere stato addirittura in cima ai gradimenti per un periodo, registra ora il 25% dei consensi. Ex giornalista popolare e senza una carriera politica alle spalle, egli incarna il sentimento anti-politico e una parte di malcontento nel paese. Legato politicamente a un sentimento di sinistra radicale, si pone sulla falsariga dell’operato della Bachelet, ma se ne discosta, strategicamente soprattutto dalle mosse più recenti, criticandone le mancate conquiste sul piano sociale e l’incapacità di dialogare efficacemente “dal basso” con la popolazione. Tacciato spesso di populismo, intervistato da Bloomberg, ha recentemente cercato di rassicurare gli animi in materia di fiscalità e pensioni, per rosicchiare voti a destra. La sua proposta comunque si fonda su una decentralizzazione in ottica federalista, un’attenzione per l’ambiente e l’energia, una politica estera orientata verso l’oriente e la Cina soprattutto, una politica selettiva sull’immigrazione e un ambizioso progetto d’investimenti e riforme per l’educazione.
  • Chile Vamos: Per quanto riguarda l’alleanza di centrodestra, favorita dalla situazione politica attuale, i dubbi sembrano essere molto minori e la candidatura sembra vertere su Sebastian Pinera. I due candidati alternativi, Kast e Ossandon, anche se dovessero chiedere e quindi partecipare a eventuali primarie, non avrebbero chance alcuna, al momento, e il loro ruolo elettorale sembra limitarsi a un contendersi uno spazio futuro nella coalizione. Imprenditore miliardario, 67 anni ed ex-presidente del Cile dal 2010 al 2014, Pinera si ricandida a elezioni forte del malcontento verso il governo Bachelet e dei sondaggi che lo danno al 29% delle preferenze, in ottica di ridare un’impronta più liberale e competitiva al paese. Considerato un moderato di centrodestra, ha appena promesso di triplicare il tasso di crescita del PIL entro fine mandato, imputando una scarsa condotta dell’economia al governo Bachelet, nonostante fortemente debilitata dalla caduta del prezzo del rame. Forte di una situazione economica prospera durante il suo mandato e quindi di un consolidato attuale consenso, Pinera si ripropone di aumentare le pensioni, contemporaneamente all’aumentare l’età pensionabile, di diminuire la tassazione e creare incentivi per le imprese e, riguardo all’educazione, di correggere gli errori del precedente governo per ricreare un ambiente meno assistenziale e più meritocratico, garantendo un effettiva gratuità del servizio, ma secondo principi selettivi. Nonostante la forte investitura, alcuni sospetti e ombre ricadono sulla sua figura: è stato recentemente accusato di più di un conflitto d’interesse avvenuto durante il suo mandato e le autorità giudiziarie stanno indagando su questi fatti.

Fig. 2 – L’ex presidente Pinera con un messaggio di conferma delle “buone” condizioni dei 33 minatori cileni intrappolati nel 2010

EPILOGO TUTT’ALTRO CHE SCONTATO – Ormai mancano tre mesi alle eventuali primarie e otto circa alle elezioni presidenziali, tuttavia si può già prefigurare un duello tra Guiller e Pinera, dove il primo deve riuscire in un maggiore sforzo se vuole conquistare la guida del Paese. Tuttavia i sondaggi sono ancora troppo poco rappresentativi e vi è una grande fetta d’intervistati che si dice astenuta; inoltre la campagna elettorale deve ancora entrare nel vivo e molte cose sono ancora in ballo, senza contare l’imprevedibilità dei due turni elettorali. Detto ciò, oltre alla vicenda giudiziaria legata a Pinera, la cui evoluzione potrebbe cambiare la carte in tavola, è utile menzionare tre variabili cruciali e influenti sull’esito elettorale:

  • Come gli ultimi mesi di governo Bachelet condizioneranno, oltre a quanto già è successo, le elezioni? Un atteggiamento più prudente e accondiscendente nei confronti della spesa e delle manovre, rispetto a imprudenti e ambiziose azioni politiche, sarebbe più vantaggioso per la sinistra?
  • Che ruolo potrebbe giocare la forte frammentazione all’interno della Nueva Mayoria? Le distanze ideologiche e di programma sono forti e si potrebbe profilare una candidatura distaccata al primo turno, che vedrebbe probabilmente penalizzata l’immagine della sinistra e le sue possibilità di vittoria.
  • Quale ruolo giocherà la terza coalizione del Paese, il Frente Amplio? Alleanza di sinistra radicale, fresca di vittoria elettorale nel comune di Valparìso, il Frente Amplio deve ancora scegliere il candidato ufficiale, ma potrebbe rappresentare una minaccia per la Nueva Mayoria, attirando consenso nella sinistra del paese, che poteva invece essere convinta dalla proposta di Guiller, che loro accomunano sempre di più a una posizione moderata e lontana da loro, pregiudicando inoltre possibili endorsement al secondo turno.

 Mario Lorenzo Janiri

Un chicco in più

A inizio Marzo Chile Vamos ha annunciato un sollecitamento per la creazione di una commissione investigativa riguardo ai finanziamenti della multinazionale delle costruzioni OAS, azienda brasiliana coinvolta nel maxi-scandalo giudiziario “operazione Lava-Jato” alla campagna elettorale di Michelle Bachelet nel 2013. Recentemente infatti l‘inchiesta si sta allargando ben oltre i confini Brasiliani.

Foto di copertina di Dimitry B rilasciata con licenza Attribution License

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