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Spazio, dove eravamo rimasti?

AstroCaffèTorniamo ad occuparci di spazio. Per rimetterci in pari ecco tre brevi analisi di recenti fatti rilevanti per il settore, tra Trump, blocco dei lanci europei e SpaceX

PRENDE FORMA LA NASA DI TRUMP – Con la firma del Presidente al NASA Transition Authorization Act e la proposta della Casa Bianca per il budget 2018, la postura della NASA dell’era Trump inizia a intravedersi. Innanzi tutto si conferma quel poco, ma significativo, anticipato già in campagna elettorale: tagli profondi alla sezione scientifica terrestre, sopratutto quella dedicata al clima e alla meteorologia. Il bilancio proposto per la NASA calerà dell’1% rispetto al precedente e oltre alla sezione scientifica, un’altra vittima illustre potrebbe essere la ARM (Asteroid Redirect Mission – Missione per la deviazione di un asteroide), prima parte di quel piano voluto da Obama per portare un asteroide in orbita lunare per essere esplorato da missioni con equipaggio. C’è da dire che l’ARM non è mai piaciuta al Congresso a guida repubblicana, oltre che a un buon numero di democratici. La critica maggiore è quella di essere poco funzionale alla strategia di esplorazione del sistema solare, Marte in primis. Ciò è vero parzialmente. Effettivamente la parte con equipaggio della missione aggiungerebbe poco all’esperienza umana di volo spaziale: si tratterebbe di una mero volo in orbita lunare, già fatto nove volte dalle missioni Apollo. Il lato interessante dell’ARM è lo sviluppo della propulsione elettrica. Questo tipo di motori non hanno una grande potenza, ma grazie al basso consumo di carburante dovuto allo sfruttamento dei pannelli solari, sono in grado di funzionare per tempi prolungati e, sopratutto, alleggeriscono di molto la massa del veicolo spaziale (la quale per circa il 70-80% è rappresentata dal propellente). Sviluppare motori elettrici che riescano ad ottenere maggiore potenza sarebbe molto importante per l’esplorazione dello spazio oltre l’orbita lunare. Sia il Transition Act sia la proposta i budget per il 2018 dovrebbero confermare invece i fondi sia per i veicoli spaziali privati sia cargo sia con equipaggio (questi ultimi nel migliore dei casi operativi tra il 2018 e il 2019) sia per il completamento del binomio Space Lauch System (Sistema di lancio spaziale – SLS) e veicolo Orion, in attesa di sapere se questo effettuerà il primo volo già con un astronauti a bordo. Ancora da definire la strategia d’esplorazione umana dello spazio nel suo complesso, ossia quali tappe effettuare prima di provare a raggiungere Marte e quale ruolo avranno i privati.

Fig. 1 – Donald Trump firma il NASA Transition Authorization Act 

NIENTE LANCI EUROPEI… PER SCIOPERO – Il sistema di lancio europeo è sospeso a tempo indeterminato. Causa sciopero. I lavoratori dell’azienda Endel, affidataria dei servizi logistici della base spaziale di Kourou nella Guyana francese hanno indetto uno sciopero che non solo contempla l’astensione dal lavoro, ma anche il blocco di strade il quale ha impedito al vettore Ariane-5 di raggiungere la rampa per il previsto lancio di satelliti per il Brasile e la Corea del Sud. La vicenda mette in luce una delle criticità del settore europeo dei lanciatori, ossia la disponibilità di una sola base. Mente Stati Uniti, Cina e Russia dispongono di molteplici istallazioni, alcune delle quali gestite dalle Forze Armate quindi sempre operative, l’Agenzia spaziale europea (ESA), ha solo Kourou per concessione della Francia. Solo un’altra sarebbe in grado di lanciare razzi di categoria leggera (massimo delle dimensioni del Vega), ma richiederebbe ingenti investimenti per la riattivazione e l’adattamento a questo tipo di lanci: la base dell’Agenzia spaziale italiana (ASI) a largo di Malindi in Kenya. Tuttavia non ci sono piani al riguardo.

Fig. 2 – Scioperi e blocchi stradali a Kourou nella Guyana francese

SPACEX CI PROVA – Lunedì scorso il primo stadio del razzo Falcon-9 della SpaceX ha passato senza problemi il test di accensione dei motori ancorato alla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center (in gergo Static Fire Test). Niente di nuovo all’apparenza, invece si tratta di uno dei primi stadi già utilizzati e recuperati dall’azienda. Nella notte tra giovedì e venerdì (ora italiana) è previsto il primo lancio del Falcon-9 con il primo stadio già utilizzato. Nella storia spaziale non è la prima volta: già lo Space Shuttle e i relativi razzi ausiliari di spinta (Solid Rocket Boosters – SRBs) avevano superato la prova già negli anni Ottanta del XX secolo. Tuttavia per la SpaceX è un passo importante verso il rendere routine il volo di primi stadi già usati che ha come obiettivo finale l’abbattimento dei costi di volo per rendere il Falcon-9 (e in futuro la versione pesante Falcon Heavy) sempre più competitivi sul mercato.

Fig. 3 – Il primo stadio del Falcon-9 in fase di atterraggio

Emiliano Battisti

Un chicco in più

La propulsione elettrica permetterebbe di usare una massa di propellente dieci volte minore di quella attuale, alleggerendo il peso del veicolo spaziale e permettendo quindi l’installazione di ulteriori strumenti o carichi. Il funzionamento si deve all’accoppiata pannelli solari- attuatori di Hall. L’energia solare viene convertita in energia elettrica dai pannelli che la convogliano verso gli attuatori che la intrappolano grazie a un campo magnetico. A quel pinto, l’energia ionizza il gas propellente, ad esempio lo xeno. Il tutto si tramuta in una spinta non notevole, ma costante e durevole. Aumentare la potenza di questi motori servirà ad avere anche una spinta maggiorata.

Foto di copertina di MatHampson rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License