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Il terrorismo torna a colpire in Europa con l’azione di un singolo a Londra che ha provocato quattro morti e decine di feriti. Dagli attentati di inizio anni Duemila a quelli degli ultimi anni sembra esserci poca novità. Eppure alcune riflessioni meritano di essere fatte

Il recente attentato di Londra ha nuovamente messo in luce alcuni aspetti peculiari. Non si tratta dell’ormai consolidata tattica terroristica del massimo danno con il minimo sforzo, ma della risposta comunicativa che ne è derivata.

La comunicazione vive di social media e contenitori televisivi di news24 interconnessi: il flusso di notizie è talmente sostenuto che è divenuto difficile distinguere il vero dal falso e soprattutto attribuire il giusto peso alle tante informazioni, con il rischio di fare analisi quantomeno parziali e inesatte se non del tutto affrettate e sbagliate.

Eccovi le nostre prime riflessioni, pubblicate sulla nostra pagina Facebook:

Vi invitiamo inoltre a rileggere due nostri recenti contributi, che riteniamo assolutamente validi per non perdere di vista due importanti aspetti: il ruolo dei mezzi di informazione e l’importanza del nostro approccio come cittadini.

Resilienza civile, arma contro il terrorismo

Resilienza civile, arma contro il terrorismo
Gli Stati a rischio terrorismo studiano con crescente attenzione la possibilità di aumentare la resistenza della popolazione ad attentati e attività terroristiche. Costruire la “resilienza civile” significa limitare l’impatto di un attacco terroristico sul Paese colpito e, indirettamente, arginare i fenomeni di radicalizzazione interna.

Il nostro giornalismo al servizio del Califfo

Il nostro giornalismo al servizio del Califfo
La narrazione mediatica occidentale, ostaggio di flussi di informazione indipendenti e incontrollati, rende la minaccia dell’autoproclamatosi Califfato ben maggiore di quanto non sia realisticamente percepibile, concedendo allo Stato Islamico spazi di manovra operativo-propagandistica precedentemente inimmaginabili.

 

La Redazione

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