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In 3 sorsi – La giornata dell’8 marzo è passata, eppure nella regione latinoamericana rimangono ancora dati preoccupanti sulla mancata inclusione delle donne nell’economia e nelle dinamiche sociali della regione, con conseguenze importanti per la crescita e per la democrazia

1. IL PUNTO DOPO LA FESTA DELLA DONNA – Se le celebrazioni per l’8 marzo si sono ormai concluse, purtroppo non si può dire lo stesso delle ragioni che, ancora oggi, portano l’America Latina ad interrogarsi su quanto resti da fare per garantire pari dignità sociale ad entrambi i sessi. La situazione, infatti, non è decisamente delle più rosee: alle tradizionali motivazioni culturali, che relegano da sempre il ruolo della donna latinoamericana ad un ruolo piuttosto subalterno, si vanno sommando le differenti condizioni occupazionali che impediscono alle donne l’acquisizione della medesima posizione sociale degli uomini.
I dati provenienti da più nazioni di Centro e Sudamerica confermano la presenza di un importante “gap” fra i due generi: secondo un articolo di Infolatam del 7 marzo, l’88% delle donne messicane sono discriminate (in base ad un sondaggio condotto da El Universal), con una percentuale simile che vede nel machismo e nella mancanza di denaro le cause principali – al contrario, solo il 10,7% delle intervistate non ritiene ci sia discriminazione”. Ulteriori cause sono individuate dalle intervistate nella povertà (per 88,1%) e nella violenza (86,9%). Per quanto riguarda la presenza di pari opportunità, il 51,1% delle intervistate ha risposto positivamente, mentre il 48% non ritiene sia presente.
Questi e altri dati presenti nell’articolo raffigurano una percezione fortemente polarizzata su numerose questioni ma sostanzialmente concorde nel dichiarare che un problema effettivo esista, includendo quasi la totalità del campione. La situazione, tuttavia, non è circoscritta al solo Messico: secondo la Encuesta Demográfica y de Salud Familiar (ENDES) del 2016, condotta in Perù, il 70,4% delle donne è stato vittima di violenza da parte del proprio sposo o compagno. Secondo il rapporto, gli episodi di violenza si consumano principalmente nei casi di donne divorziate o separate (86,8%), mentre per le donne sposate si parla di una percentuale del 67,4%.
La violenza, dunque, è ben più di un semplice insieme di casi isolati e riflette delle tendenze economiche da cui scaturisce una situazione di disuguaglianza.

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Fig. 1 – Manifestazione dedicata alla commemorazione per la giornata contro la violenza sulle donne

2. FRA RICCHEZZA E POVERTÀ – La festa della donna è stata un’occasione per la pubblicazione di ulteriori dati relativi alla situazione economica ed occupazionale del genere femminile. La situazione dipinta dagli osservatori, in particolare l’Organización Iberoaméricana de Seguridad Social (OISS), è molo seria: attualmente la partecipazione femminile nel mercato del lavoro è definita come “significativamente minore” rispetto a quella maschile in ciascun Paese della regione. I dati parlano di una partecipazione attestata al 50% per quanto riguarda le donne, mentre per gli uomini si arriva al 75%. Inoltre, il tasso  di disoccupazione femminile è identificato al 9%, mentre per gli uomini si parla del 6,7%.
A ribadire la gravità del divario salariale è Rebeca Grynspan, segretaria generale del SEGIB (Secretaría General Iberoamericana), come riporta Infolatam l’8 marzo, dal momento che persiste la difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro.
Inoltre, secondo Grynspan vi sono tre ulteriori forme di divario: la percezione di salari più bassi a fronte di un’istruzione migliore; una sovrarappresentazione delle donne all’interno del lavoro informale e, come conseguenza, la mancanza di copertura da parte della previdenza sociale.
Il mantenimento delle donne in una condizione di ridotta capacità di sviluppo economico e sociale, a lungo andare, potrebbe compromettere ulteriormente la già fragile crescita economica dell’area, che subisce i contraccolpi di questa forma di ingiustizia sociale.

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Fig. 2 – Donna messicana intenta a lavorare in una attività agricola gestita in comunità, Messico

3. UNO SGUARDO SULLA REGIONE – Il 7 marzo è stata resa pubblica la stima fatta dal Banco de Desarrollo de América Latina-CAF, per mano del capo dell’unità dedicata alle questioni di genere Violeta Domínguez, secondo cui la crescita latinoamericana potrebbe crescere del 34% tramite una maggiore inclusione delle donne, tanto nel pubblico quanto nel privato.
Per conseguire il risultato, Domínguez suggerisce di concentrarsi sull’accesso al credito, a cui “Le donne in America Latina non hanno il medesimo accesso [al credito] rispetto agli uomini […] perché non sono titolari del proprio patrimonio“.
In più, la condizione occupazionale si conferma grave nell’intera regione, come confermano gli studi dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che attestano la disoccupazione femminile in America Latina e Caraibi al 9,8%. Inoltre, la disoccupazione è aumentata di 1,6 punti percentuali nel terzo trimestre del 2016 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo il direttore della divisione latinoamericana dell’ente, José Manuel Salazar, la situazione impone misure concrete da avviare in breve tempo: vi è la necessità di coniugare politiche attive per l’occupazione a strategie per migliorare la formazione professionale, anche per risolvere il problema della contrazione economica e della crescita lenta che non permettono un riassorbimento della disoccupazione.
La disparità salariale fra uomini e donne è confermata dalla Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), che nel 2016 ha pubblicato un’informativa in cui si mostra come le donne guadagnino 83,9 unità monetarie per ogni 10 guadagnate da uomini.
Un ulteriore elemento che complica il quadro è la poca presenza politica, come evidenzia sempre la segretaria, nonostante i passi in avanti degli ultimi anni soprattutto in Cile, Argentina e Uruguay.
Il dubbio principale, tuttavia, è costituito dalle tendenze alla liberalizzazione in corso in Argentina, Brasile e probabilmente in futuro anche in altri Paesi latinoamericani, con il rischio di accrescere le disuguaglianze ed innescare un processo di riduzione del livello di occupazione che aggraverebbe la posizione delle donne, già poste in una situazione di maggior rischio per via della crescita scarsa.

Riccardo Antonucci

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Fig. 3 – Poliziotto colombiano e anziana signora durante una manifestazione

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Un chicco in più

Alla questione femminile spesso si somma quella etnica: l’America Latina, infatti, è una regione in cui la compresenza di gruppi etnici differenti è una variabile politica particolarmente importante e il caso delle donne di colore brasiliane, ancora oggi bloccate in una posizione marginalizzata rispetto al loro reale potenziale, è un esempio lampante di tale dinamica.
Per conoscere la loro storia, clicca qui.

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Foto di copertina di sdcoombs rilasciata con licenza Attribution-NoDerivs License

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Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996.Ho studiato presso la LUISS Guido Carli Scienze Politiche indirizzo Politics, Philosophy and Economics. Attualmente studio Energy Security Studies presso la Masaryk University. Ho diretto il giornale universitario Globe Trotter presso la LUISS e svolto l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.