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Dure proteste nel giorno dell’anniversario del referendum indetto dal presidente Morales per emendare la Costituzione e candidarsi per la quarta volta. Ma il tentativo sembra incontrare parecchi ostacoli, non solo burocratici

IL REFERENDUM COSTITUZIONALE, L’ANTECEDENTE – Non è difficile, camminando per le vie di La Paz o viaggiando per le strade della Bolivia, imbattersi in scritte e manifesti sui muri delle case e dei palazzi. I più frequenti recitano “Bolivia dijo no” o il suo contrario: “Si Evo, con Evo es progreso”. Il riferimento è sempre allo stesso evento. Il 21 febbraio 2016, il primo presidente indio della storia di Bolivia, Evo Morales, ha chiesto, attraverso un referendum alla popolazione, la possibilità di modificare la Costituzione da lui stesso scritta inserendo la possibilità di candidarsi per la quarta volta nel 2019. Risicata la risposta, con il “no” al 51,3% e l’affluenza all’84,45%. “Sono i movimenti della popolazione civile che mi hanno chiesto di continuare” aveva dichiarato il presidente in un intervista a El País, il giorno precedente il voto.

LE POLEMICHE – “Se perderò, e nel 2019 non potrò ricandidarmi, tornerò tranquillamente in Chapare a casa mia”. Questa era la premessa alla consultazione popolare. Lo scenario che ha seguito il referendum è stato invece molto differente. La sconfitta ha fatto intendere anche un forte calo dei consensi verso il presidente Evo Morales che, secondo alcuni sondaggi, poteva essere sicuro solo dell’appoggio della città di La Paz. L’opinione della sociologa Maria Teresa Zegada, è che la vittoria del NO sia un passo importantissimo per la Democrazia Boliviana, che ha evitato di ricadere nelle mani di un “uomo forte”.

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Fig.1 – Il presidente Evo Morales celebra i 10 anni di governo della Bolivia

IL SECONDO TEMPO – Nei mesi immediatamente successivi, il MAS, partito il cui leader è proprio il presidente, ha parlato di un “secondo tempo” nella corsa alle elezioni 2019. Diversi esperti hanno pronosticato un nuovo referendum ma è stato l’ex presidente Jorge Quiroga (leader del Partito Demócrata Cristiano) a smentire prontamente: “La Constitución Política del Estado non permette di proporre una consultazione per due volte sullo stesso argomento”. Anche Evo ha inizialmente confermato, affermando che il secondo tempo consisterà nella formazione dei nuovi candidati del MAS, salvo ritrattare in giugno, annunciando ricorso e richiesta di annullamento del voto, “in quanto è stato viziato da una bugia”, riferendosi al Caso Zapata.

IL CASO ZAPATA – Gabriela Zapata è la ex partner di Evo Morales, detenuta prima nel carcere femminile di Obrajes e poi di Miraflores, dal febbraio 2016. La Zapata è accusata di diversi reati tra cui falso ideologico, tratta di persone e bambini, associazione a delinquere, uso illecito di beni statali, ma nel luglio 2016 è stata provata dalla magistratura statale l’estraneità del presidente ai fatti che la vedono coinvolta.

REFERENDUM, 21 FEBBRAIO 2017 – Tra minacce di annullamento, conferme del voto e saltuarie proteste si è giunti alla data del 21 febbraio 2017, anniversario del referendum. Due sono state le manifestazioni indette per quel giorno, una dalla piattaforma “Bolivia dice No”, per ribadire la contrarietà a una rielezione di Evo Morales e per celebrare il 21 febbraio come “Giorno della Democrazia”, una organizzata dal MAS contro il “Cartel de la mentira” per confermare la richiesta di annullamento del risultato. Pacifico il corteo di “Bolivia dice No” mentre durante la manifestazione filogovernativa è stata devastata la piazza dello stadio, in seguito a un’incursione di cocaleros in protesta per alcune nuove misure economiche giudicate restrittive. 150 gli arresti, 3 le camionette della polizia bruciate e una caserma assaltata, nella mattina di guerriglia urbana.

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Fig. 2 – La capitale Boliviana, La Paz, sorge a 3.640 metri d’altezza

QUALE FUTURO – È ancora impronosticabile quanto possa accadere alle elezioni che avverranno fra due anni. Evo Morales e il MAS appaiono sempre più fuorigioco nonostante un forte sostegno proprio nella zona di La Paz. Gli oppositori non vogliono cedere terreno riguardo il voto del referendum, appellandosi alla illegittimità costituzionale della richiesta ma, al contempo, anche i sostenitori del governo lottano per difendere il proprio leader e le sue scelte. Inoltre gli scandali che hanno travolto alcuni avversari politici, tra cui Samuel Doria Medina, e gli arresti di ex alleati del presidente rendono aperta ogni possibilità di scenario. Il risultato del 2019 è più che mai dubbio.

Daniele Bordoli

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Evo Morales è al suo terzo mandato, eletto per le file del Movimiento al Socialismo. Presidente della Repubblica di Bolivia (successivamente Stato Plurinazionale di Bolivia) dal gennaio 2006. Nel 2005 ha avuto il 53% dei voti e ha superato sia nel 2009 che nel 2014 il 60%. Nel corso della sua carriera politica ha però più volte cambiato alleanze, passando via via dalla sinistra indigena a movimenti più populisti.  [/box]

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