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venerdì 3 Aprile 2020
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    L’agenda economica di Trump: il punto della situazione

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    Fin dall’inizio della sua campagna elettorale Donald Trump ha promesso grandi cambiamenti nell’economia e, mentre si susseguono il Russiagate, il Muslim ban e scelte politiche controverse, il Presidente elabora nuovi piani per raggiungere il suo obiettivo: “make America great again”.

    IL PRIMO DISCORSO AL CONGRESSO –  Nel primo discorso di Trump davanti al Congresso del 28 febbraio, il Presidente ha esposto il piano economico dell’amministrazione, diviso in tre parti. La prima tappa sarà quella di aumentare le spese per la difesa del 10% (54 miliardi di dollari), soldi che entreranno nelle tasche dello Stato tagliando il budget al Dipartimento di Stato e alla Environmental Protection Agency. In realtà, si tratta in parte di un aumento già previsto dall’amministrazione Obama (33 miliardi, ma con la possibilità di conservare più discrezionalità sulle spese contingenti) e in sostanza di una marcia indietro rispetto ai tagli lineari che lo stesso Obama aveva operato nel 2011. Sarà poi la volta dell’abolizione dell’Obamacare, seguita da un sostanziale taglio alle tasse che andrà a favorire soprattutto i ricchi e le imprese, per fare in modo che possano continuare a consumare e produrre e, di conseguenza, contribuire allo sviluppo dell’economia. Un piano che si distacca moltissimo dall’amministrazione Obama: si passa infatti a uno spostamento dell’allocazione delle risorse dalla diplomazia alla Difesa, dalla sanità pubblica a quella privata, dalle politiche di redistribuzione alle riforme per multinazionali e più abbienti.

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    Fig. 1 – Trump durante il suo discorso al Congresso

    NESSUN CAMBIAMENTO ALLA LINEA PROTEZIONISTICA – L’agenda economica di Trump ha una costante fondamentale, quella del protezionismo. Una linea subito implementata con la firma dell’ordine esecutivo per abbandonare il TPP e che continuerà con la import substitution. Questa politica si basa sulla raccolta di capitale tramite tariffe sui beni importati, in modo da creare sussidi alle imprese per incentivare le compagnie a evitare offshoring e outsourcing. I target di questa misura includono grandi industrie come Ford, General Motors e Toyota, grandi imprese la cui presenza negli Stati Uniti potrebbe aumentare le possibilità di sviluppo e di occupazione. Un piano la cui fase iniziale ha avuto grandi risultati, rappresentati dalla decisione della Ford di abbandonare la costruzione di un centro di produzione in Messico a favore di uno in Michigan. Un modo per aiutare lo sviluppo del settore manifatturiero e la ripresa della Rust Belt (il centro industriale Usa), e aumentare le possibilità di impiego e di guadagno dei blue collars (la classe operaia). La strategia economica di Trump prevede anche la rinegoziazione del NAFTA, il North American Free Trade Agreement (l’accordo nordamericano per il libero scambio). La responsabilità dei negoziati sarà data al Segretario per il commercio Wilbur Ross, al Trade Representative Robert Lighthizer e al capo del Consiglio della Casa Bianca per il commercio, Peter Navarro. L’agenda protezionistica è soprattutto indirizzata nei confronti di Messico e Cina, sui cui beni importati negli Stati Uniti Trump vorrebbe imporre tariffe dal 20 al 45%.

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    Fig. 2 – Il Presidente statunitense Donald Trump durante un comizio

    LE MISURE FISCALI – Nei prossimi quattro anni, Trump ha inoltre intenzione di aumentare le spese per l’infrastruttura, ridurre le tasse e semplificare la burocrazia dell’attività economica delle imprese. Misure che richiederanno nuove legislazioni o modifiche di leggi già esistenti. Le nuove disposizioni fiscali comprenderebbero un aumento del government spending – in modo da contribuire a una crescita dello 0.25% del Pil Usa in un anno – e un piano di riforma sulle tasse conosciuto come BAT, il border adjustment tax. Questa è una proposta di riforma che abbasserebbe le tasse sul reddito, aumenterebbe le imposte sui beni importati e darebbe maggiori benefits agli esportatori. Un piano che porterebbe a un aumento di risorse dello Stato fino a un trilione di dollari, ma su cui però non si ha sicurezza riguardo l’implementazione. Dopo averlo proposto, Trump ha infatti confessato che il BAT sarebbe un piano troppo complicato e difficile da applicare. Due settimane dopo il Presidente ha annunciato di volerlo trasformare in realtà, quindi, data l’incertezza del Presidente, solo il tempo potrà dirci quale sarà il futuro delle tasse Usa.

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    Fig. 3 – Donald Trump durante un discorso in cui affronta la sua visione sulla riforma delle tasse

    IL CAMBIO DELLE MISURAZIONI? – Sono uscite indiscrezioni riguardo a una riforma che Trump vorrebbe implementare: la modifica delle misurazioni del welfare negli Usa. Indiscrezioni che però non sono ancora state confermate dall’amministrazione in modo ufficiale. Questi cambiamenti potrebbero modificare il modo in cui l’economia statunitense viene percepita dai cittadini. La riforma pensata da Trump andrebbe a escludere dai calcoli l’export dei beni originariamente importati da altri Paesi. La conseguenza sarebbe l’aumento della percezione del deficit, in modo tale da dipingere gli Usa come perdenti nelle dinamiche del commercio internazionale e fare in modo che l’idea del protezionismo guadagni consensi. Trump sta inoltre pensando di cambiare la misurazione del tasso di occupazione, calcolato periodicamente dal Bureau of Labor Statistics. Il tasso di disoccupazione Usa attuale è al 4.8%, il più basso da novembre 2007. Ecco perché l’amministrazione Trump ha dichiarato di voler cambiare la misurazione classica del Bureau of Statistics, comprendendo gli scoraggiati e coloro che non appartengono alla forza lavoro ma che sarebbero desiderosi di trovare un’occupazione. Il tasso di disoccupazione raggiungerebbe così il 5.8%. Un’idea supportata dal Treasury Secretary Steven Mnuchin, secondo il quale il nuovo tasso sarebbe più preciso. Una mossa per convincere gli elettori che le misure dell’amministrazione sono necessarie per risanare l’economia. I piani del Presidente daranno i loro frutti nel lungo periodo, ma possiamo dire con certezza che sono la testimonianza diretta di una risposta alla globalizzazione e all’amministrazione passata.

    Giulia Mizzon

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Cliccando su questo link potrete trovare l’intero discorso del Presidente Trump al Congresso. Qui, invece, l’elenco completo dei piani del tycoon sull’economia Usa. [/box]

     

    Foto di copertina di quapan rilasciata con licenza L'agenda economica di Trump: il punto della situazione 1 Attribution License

    Foto di copertina di DonkeyHotey rilasciata con licenza L'agenda economica di Trump: il punto della situazione 1 Attribution License

    Giulia Mizzon
    Giulia Mizzon

    Nata a Imperia nel 1992, laurea magistrale in Politiche Europee e Internazionali all’Università Cattolica di Milano. Affascinata dalle dinamiche della politica internazionale, frequento un Master in International Relations all’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali. Confesso di essere un’amante degli States, sempre presenti nei miei programmi futuri, e una lettrice accanita di qualsiasi cosa mi capiti sottomano.

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