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Putin, la CIA e i servizi segreti russi: arresti e misteri

In 3 sorsi – A fine gennaio è trapelata la notizia secondo cui quattro persone ricoprenti cariche importanti all’interno dei servizi segreti russi sarebbero state arrestate con l’accusa di aver passato informazioni riservate alla CIA. Un episodio ancora poco chiaro, ma che ha generato parecchio scalpore sia a livello mediatico che politico, facendo sorgere numerose domande sulle reali cause e sulle possibili conseguenze di tali arresti eccellenti

1. QUATTRO ARRESTI PER TRADIMENTO – Secondo fonti accreditate, sarebbero quattro le persone arrestate e otto quelle accusate di complicità. I primi due arresti risalgono a dicembre scorso e coinvolgono Sergei Mikhailov, capo del dipartimento di sicurezza informatica dei servizi segreti russi, e Ruslan Stoyanov, figura di spicco all’interno della società di cybersicurezza russa Kaspersky Lab, precedentemente impiegato presso la sezione di sicurezza informatica del Ministero degli Interni russo. Risulta inoltre essere stato arrestato Dmitry Dokuchayev, vice di Mikhailov, mentre il quarto soggetto è ancora sconosciuto. I quattro, in attesa di giudizio, sono accusati di tradimento, pena che in Russia prevede una detenzione di venti anni. La natura delle accuse è piuttosto indefinita, dal momento che il caso, in quanto vertente l’accusa di tradimento, è stato classificato secondo il codice penale russo come caso da sottoporsi a giudizio di un tribunale militare segreto. Le accuse, piuttosto vaghe, ineriscono il passaggio di informazioni da parte degli arrestati ad “organizzazioni straniere”, tra cui figurano probabilmente i servizi segreti statunitensi.

Fig. 1 – Alexander Bortnikov, attuale Direttore dell’FSB (Federal’naja služba bezopasnosti Rossijskoj Federacii – Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa), principale agenzia dei servizi segreti russi

2. IL POTENZIALE LEGAME CON LA VICENDA DELL’INTERFERENZA RUSSA NELLE ELEZIONI AMERICANE – Lo scandalo fa sorgere spontanea la domanda circa il legame tra gli arresti e la vicenda inerente l’accusa di hackeraggio e interferenza dei servizi segreti russi nelle elezioni presidenziali statunitensi. In particolare, gli FSB russi sono stati accusati di aver interferito nello svolgimento delle elezioni a favore di Donald Trump, atto a cui a fine dicembre Obama rispose con l’espulsione di 35 diplomatici russi dagli Stati Uniti. L’organizzazione Kaspersky Lab, di cui Ruslan Stoyanov faceva parte dal 2011, afferma che le accuse a questi rivolte ineriscano attività svolte precedentemente al suo impiego nella società, il che fa presupporre che non vi sia un collegamento diretto tra i due eventi. Nonostante ciò, sembra prematuro sostenere che non vi siano legami tra le due vicende. Si potrebbe piuttosto pensare che i quattro recenti arresti siano un modo per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dallo scandalo delle elezioni americane. A tale supposizione circa un legame tra i due eventi se ne aggiunge un’altra inerente al possibile coinvolgimento del gruppo di hacker Shaltai Boltai, fautore di una precedente diffusione online di mail riservate di funzionari del Cremlino: si tratta solo di un’ipotesi, reputata da Andrei Soldatov, esperto di cybersicurezza e internet russi, un fatto di discutibile veridicità, in quanto “Mikhailov e Stoyanov sono esperti principalmente nell’underground digitale russo, non il tipo di materiale che diffonde Shaltai Boltai”. Soldatov ha anche spiegato che i due arrestati, qualora realmente colpevoli di tradimento, avrebbero potuto passare un altro tipo di informazioni, inerenti ad esempio le persone coinvolte nell’hackeraggio al Partito Democratico statunitense.

Fig. 2 – Eugene Kaspersky, fondatore e amministratore delegato della società di cybersicurezza Kaspersky Lab

3. IL RUOLO DEL GOVERNO RUSSO NEGLI ARRESTI – Sia quel che sia la natura e il legame tra le vicende, fatto non ancora assodato, risulta interessante chiedersi quale sia il ruolo e la posizione del Cremlino al riguardo. Poco è stato infatti detto dal Governo russo sul caso: il portavoce di Putin Dmitri Peskov, per esempio, si è limitato a dichiarare che il Presidente russo era a conoscenza del caso, confermandone indirettamente la veridicità. Ad ogni modo, viene spontaneo chiedersi se tali arresti non siano un tentativo del Governo russo di modificare l’attuale apparato della cybersicurezza russa, al fine di crearne uno più consono e fedele ai propri interessi. Ai quattro arresti si aggiunge infatti la notizia, a metà gennaio, del licenziamento di Andrei Gerasimov, capo del centro per la sicurezza informatica dei servizi segreti russi, che ricopriva tale carica dal 2009. Come viene infatti sottolineato in un articolo di Le Monde, l’abbondanza di dettagli circa gli arresti, in un Paese in cui la censura dei mezzi di comunicazione è estremamente elevata, fa pensare che la vicenda possa trattarsi di una purga interna o di una guerra intestina tra gruppi del FSB.

Fig. 3 – Colloquio tra Bortnikov e il Presidente Putin durante un recente meeting dei vertici dell’FSB al Cremlino, febbraio 2017

La segretezza della vicenda, inerente la modalità in cui sarà giudicato il caso, e l’indefinitezza delle motivazioni dell’accusa non permettono di spiegare in maniera soddisfacente la natura e le conseguenze di tale episodio. Ad ogni modo, l’evento permette di riflettere su quello che sembra essere un disegno politico di Putin atto a ridefinire la struttura della classe dirigente russa, tanto all’interno del Governo (pensiamo all’arresto del Ministro Ulyukayev, citato in un precedente articolo) quanto nelle sue aree contigue, al fine di creare una macchina politica ben oleata, capace di proseguire senza intoppi né indugi verso un consenso politico sempre più vasto e consolidato.

Lisa Pertot

Un chicco in più

Fondata nel 1997 da Eugene Kaspersky, la Kaspersky Lab è un’azienda russa che produce software per la sicurezza informatica distribuiti in tutto il mondo. Nonostante non vi siano legami formali tra il Governo russo e la società, svariate sono state negli anni le critiche rivolte alla Kaspersky Lab per la poca trasparenza e per la sua apparente vicinanza al Cremlino. A sua difesa, Kaspersky ha più volte dichiarato che, in quanto il compito della sua azienda è quello di combattere la cyber-criminalità, non vi è nulla di strano nel fatto che questa abbia in passato collaborato con il Governo russo, essendo la società una delle poche aziende autorizzate dal FSB a produrre software antivirus per questi. L’arresto di un impiegato dell’azienda getta un’ombra in più sui rapporti tra la società e il Cremlino, nonostante la Kaspersky abbia dichiarato che le accuse dell’arresto non ineriscano l’operato della società stessa.

Foto di copertina di sergejf rilasciata con licenza Attribution License