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In 3 sorsiIl 14 dicembre 2016 il giornalista e blogger israeliano Alexander Lapshin è stato arrestato a Minsk, capitale della Bielorussia, per essere entrato ripetutamente in Nagorno-Karabakh a dispetto delle disposizioni normative del Governo azero. L’ingresso senza autorizzazione nei territori dell’Azerbaigian illegalmente occupati dalle truppe dell’Armenia rappresenta una violazione della legislazione in materia di attraversamento dei confini e pertanto costituisce reato

1. ARRESTO ECCELLENTE A MINSK – Dopo essere entrato illegalmente nei territori del Paese occupati dalle Forze Armate dell’Armenia nel 2011 e nel 2012 ed essere stato per questo inserito nella lista di persone “non gradite” dall’Azerbaigian, Lapshin sarebbe entrato nuovamente in questi territori nel giugno del 2016 e successivamente Baku lo avrebbe dichiarato ricercato internazionale.
L’autorizzazione del Governo azero è una condizione necessaria per visitare i territori occupati dell’Azerbaigian, inclusa la regione del Nagorno-Karabakh e i sette distretti adiacenti; le persone che, in mancanza di essa, visitano illegalmente i territori occupati incorrono irrimediabilmente in una persecuzione legale. Di conseguenza, la procura della Repubblica dell’Azerbaigian ha chiesto all’Interpol di arrestare Alexander Lapshin in conformità con l’articolo 282.2 (richiami evidenti contro lo Stato) e 318.2 (passaggio illegale del confine della Repubblica dell’Azerbaigian) del Codice Penale della Repubblica dell’Azerbaigian. Nonostante la diplomazia russa e israeliana abbiano inizialmente cercato di scongiurarlo, il 7 febbraio 2017 la Corte di Bielorussia ha deciso per l’estradizione a Baku del giornalista su richiesta dell’Azerbaigian, conformemente ai principi della Convenzione di Kishinev. A partire da questo momento il caso Lapshin e’ stato trattato e interpretato in conformita’ alla legislazione dell’Azerbaigian.

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Fig. 1 – Un matrimonio nel Nagorno-Karabakh, la regione contesa tra Armenia e Azerbaigian visitata da Alexander Lapshin nell’estate scorsa

2.LE RAGIONI DI BAKU – Per comprendere le ragioni che hanno spinto il Governo azero a chiedere un provvedimento legale nei confronti di Alexander Lapshin, bisogna considerare la naturale reazione che ciascun Paese avrebbe di fronte alla violazione della normativa relativa all’attraversamento dei confini statali.
Trattandosi di una vicenda di natura giuridica essa deve essere esaminata da un punto di vista giuridico e non politico. Alexander Lapshin non è stato arrestato per le sue idee o dichiarazioni ostili verso l’Azerbaigian, ma per aver violato la legge attraversando i confini internazionalmente riconosciuti dell’Azerbaigian senza autorizzazione del governo azero. Le quattro risoluzioni emanate nel 1993 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nn. 822 (1993), 853 (1993), 874 (1993) e 884 (1993) per intimare il ritiro delle truppe di occupazione si riferiscono a questi territori come parte integrante della Repubblica dell’Azerbaigian e il fatto dell’occupazione di questi territori da parte dell’Armenia non giustifica le visite in questi territori senza l’autorizzazione del Governo azero. Dal punto di vista del diritto internazionale, le visite senza autorizzazione in questi territori sono tanto illegali quanto l’occupazione militare degli stessi territori.

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Fig. 2 – Manifestazione della comunità azera di Berlino contro l’occupazione del Nagorno-Karabakh da parte dell’Armenia, aprile 2016

Sono numerosi i casi di giornalisti i quali, dopo aver chiesto e ottenuto l’autorizzazione del Governo azero, hanno potuto liberamente accedere in questi territori ed esercitare la propria attività di reporting (come nel caso di Rayhan Demytrie della BBC). In alcuni casi alcuni di loro hanno mostrato di non condividere completamente la stessa posizione del Paese sul conflitto, ma non sono stati dichiarati persone “non gradite”. Di conseguenza, l’affermazione secondo cui Alexander Lapshin sarebbe stato arrestato per aver espresso critiche nei confronti del Paese appare priva di fondamento. Quanto detto finora aiuta a chiarire come, il giornalista Alexander Lapshin non è stato legalmente perseguito e infine arrestato per le sue idee o dichiarazioni ostili all’Azerbaigian, ma solo per aver violato la legge attraversando i confini internazionalmente riconosciuti dell’Azerbaigian senza autorizzazione.
Inoltre, occorre menzionare i numerosi casi di persone che avendo visitato i territori occupati senza autorizzazione dell’Azerbaigian, e essendo state per questo dichiarate “persone non gradite”, hanno successivamente espresso alle autorità azere il loro rammarico per le visite illegali, manifestando rispetto per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Azerbaigian, e assicurando il non ripetersi in futuro di tali atti illegali. Il Governo azero, dopo aver considerato e valutato le richieste, ha eliminato il nome di queste persone dalla relativa lista.
Lapshin ha dunque da una parte visitato illegalmente i territori occupati, dall’altra non si e’ dispiaciuto per le sue azioni, ma le ha anzi ripetute.
Il caso Lapshin potrà in futuro rappresentare un precedente che, senza voler mancare di considerare il valore umano della vicenda, potrà favorire la riflessione sulla necessità o meno di promuovere lo sviluppo ulteriore di un quadro giuridico già esistente. Per scongiurare il ripetersi di casi come questo è necessario che i Paesi si impegnino costantemente a informare i cittadini sulle azioni ritenute illegali negli altri Paesi e sulle possibili conseguenze derivanti dal loro esercizio e che, d’altra parte, siano i cittadini stessi ad assicurarsi di tenere un comportamento conforme alla normativa del Paese che decideranno di visitare. La vicenda dimostra ancora una volta come l’Armenia cerchi costantemente di attrarre persone provenienti da altri Paesi a visitare illegalmente i territori occupati dell’Azerbaigian, cercando di trasformarli in uno strumento della propria propaganda politica.

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Fig. 3 – Commemorazione a Baku per il venticinquesimo anniversario del massacro di Khojaly, avvenuto durante la guerra tra Armenia e Azerbaigian dei primi anni Novanta

3. UN CONFLITTO IRRISOLTO – Il conflitto tra Armenia e Azerbaigian è spesso erroneamente descritto come un conflitto etno-religioso, forse anche sulla base di pregiudizi islamofobici che impediscono di comprendere la complessità dei rapporti tra cristiani e musulmani nel Caucaso. In realtà questo conflitto non ha nessuna base religiosa e nasce dalle rivendicazioni territoriali di un Paese (Armenia) contro l’altro (Azerbaigian). L’occupazione illegale dei territori storicamente appartenenti all’Azerbaigian rappresenta una ferita aperta nella storia del Paese e dal 1988, data in cui si è soliti indicare l’inizio della fase attuale del conflitto, è stata registrata una vera e propria crisi umanitaria in Azerbaigian, dove si contano circa un milione di rifugiati corrispondente a circa il 12-15% della popolazione. Con queste cifre l’Azerbaigian rapresenta uno dei Paesi con il maggior numero di IDP (Internally Displaced Persons) al mondo. Il Governo azerbaigiano continua a investire enormi risorse economiche nel mantenimento e reinsediamento degli IDP promuovendo l’assegnazione di nuovi alloggi, la distribuzione di assegni familiari, la fornitura di assistenza sanitaria gratuita. Nonostante gli sforzi messi a punto tanto a livello internazionale quanto nazionale, il problema degli IDP resta una questione di difficile risoluzione considerando anche che la categoria degli IDP non è adeguatamente tutelata a livello internazionale. Ad oggi vi è solo un documento ufficiale, prodotto nel 1998 dalla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che oltre a dare una chiara definizione del fenomeno ne specifica i diritti fondamentali.

Giorgia Pilar Giorgi

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

A livello internazionale l’integrità territoriale e i diritti dell’Azerbaigian sulla regione del Nagorno Karabakh sono sanciti dal principio dell’uti possidetis iuris che chiarisce come, in caso di secessione o smembramento di un’entità statale, lo Stato di nuova indipendenza eserciterà la sua sovranità all’interno dei confini vigenti prima della secessione o dello smembramento dello Stato preesistente. Pertanto, per determinare il confine esistente tra l’Azerbaigian, da una parte e, rispettivamente, Armenia, Federazione Russa e Georgia, dall’altro, è necessario fare riferimento al confine azero esistente immediatamente prima dell’indipendenza, quando l’Azerbaigian era ancora parte dell’URSS.[/box]

 

Foto di copertina di David Holt London rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License

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Giorgia Pilar Giorgi

Sono nata a Roma nel 1990 e nel 2016 ho conseguito la Laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi Roma Tre discutendo una tesi in Studi Strategici sul mercato americano delle Private Military Companies. Sono ricercatrice e analista presso diversi istituti di ricerca e think tank sia italiani che azerbaigiani per i quali mi occupo di analisi dello spazio post-sovietico, di sicurezza energetica e di conflitti irrisolti nel Caucaso del Sud soprattutto del conflitto armeno-azero del Nagorno-Karabakh. Sono alumna all’ADA University di Baku e ricercatrice presso l’Azerbaijan International Development Agency (AIDA) per cui ho di recente realizzato una ricerca sul tema della paralisi del processo di risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh e sul ruolo storicamente giocato dalla Russia all’interno dello stesso.