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Dopo 10 anni di governo Correa, sembra essere ancora Alianza Pais ad aggiudicarsi le elezioni presidenziali con il candidato Lenin Moreno che ha ottenuto il 38,9% dei voti. Le elezioni in Ecuador sembrano quindi andare contro tendenza

I DATI DELLE ELEZIONI – Già vicepresidente al fianco di Correa dal 2007 al 2013, Moreno non ha comunque la vittoria in mano. Secondo la legislazione ecuadoriana infatti, per poter essere eletto già dopo il primo turno, il candidato in testa dovrebbe ottenere almeno il 40% dei voti e una distanza minima del 10% dal secondo candidato. Leader dell’opposizione è Guillermo Lasso, che segue Moreno con il 28,5% dei voti. In terza posizione troviamo la rappresentante del Partido Social Cristiano, Cynthia Viteri, che ha affermato appoggerà fermamente Lasso nel ballottaggio che si terrà il 2 Aprile. Non mancano comunque le contestazioni per l’effettiva validità delle votazioni. Primi fra tutti diversi esponenti europei che non hanno visto di buon occhio l’esclusione dell’Unione Europea dagli osservatori. Presenti invece i membri dell’UNASUR (Unión de Naciones Suramericanas) e dell’OEA (Organización de los Estados Americanos). L’eccessiva lentezza degli scrutini poi ha portato oggi migliaia di ecuadoriani a protestare davanti la sede del Centro Nacional Electoral sia a Quito che a Guayaquil.

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Fig. 1 – Sostenitori del partito di maggioranza, Alianza Paìs

L’EREDITA’ DI CORREA – Qualunque sia il risultato comunque, nessun candidato avrà vita facile alla guida del Paese. L’eccessiva frammentazione politica, infatti, rende molto difficile il dialogo all’interno dell’Assemblea Nacional. Anche l’economia vive un periodo poco stabile soprattutto a causa del ribasso dei prezzi del petrolio che, nel 2016, hanno portato a una riduzione del 1,7% del PIL. Fra le altre priorità per il nuovo presidente, troviamo anche la lotta alla corruzione, specialmente dopo le rivelazioni dell’impresa edile brasiliana Odebrecht che ha ammesso di aver pagato tangenti al governo ecuadoriano per circa 35,5 milioni di dollari, in cambio della concessione di appalti locali. E anche l’ex ministro dell’Energia Carlos Pareja, membro del governo Correa, è ancora sotto inchiesta per aver concesso illegalmente dei contratti al gigante petrolifero Petroecuador.  Anche la politica estera rappresenterà una bella sfida per il nuovo leader del Paese, dal momento che dovrà fare i conti con le nuove misure protezionistiche adottate dal neo presidente statunitense Donald Trump, misure che potrebbero andare ad incidere parecchio anche sull’economia ecuadoriana.

IL PROGRAMMA DI MORENO – Se dovesse salire al potere il prossimo aprile, Moreno ha posto come priorità una maggiore apertura al dialogo soprattutto con le diverse organizzazioni politiche e sociali che operano sul territorio, in modo da seguire la scia di Correa nella lotta alla povertà. Sempre sulla scia di Correa, al secondo posto del suo programma elettorale, troviamo l’accesso gratuito per tutti all’istruzione superiore. Segue poi la questione del lavoro. Moreno ha promesso la creazione di oltre 200 mila nuovi posti di lavoro al fine di ristabilire l’economia del Paese, soprattutto attraverso la concessione di crediti e prestiti ai giovani imprenditori e alle piccole e medie imprese. Infine, Moreno ha annunciato la creazione del progetto I miei migliori anni, il cui titolo rimanda a un miglioramento delle condizioni di vita per le persone anziane. Un piano di governo non facile, insomma, considerato che nel 2007, i quasi 13 milioni di ecuadoriani chiamati alle urne non avevano nessun dubbio sulla scelta di Correa, mentre oggi, alla luce degli ultimi anni di governo, questa scelta per un altro esponente di Alianza Pais non sembra poi così scontata.

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Fig. 2 – Lo stato maggiore di Alianza paìs, a sinistra il presidente Correa.

EFFETTO DOMINO IN AMERICA LATINA – Che la decisione di Correa di non ripresentarsi alle elezioni fosse di per sé un cambiamento nessuno lo ha mai messo in dubbio. Ma cosa ha in serbo il futuro per questo piccolo e ricco Paese dell’America Latina? Nel 2007 Correa non era altro che l’ennesimo rappresentante della sinistra che stava prendendo piede nel continente sudamericano: da Nestor Kirchner in Argentina a Evo Morales in Bolivia; da Luiz Inacio Lula in Brasile a Raul Castro a Cuba; da Daniel Ortega in Nicaragua a Hugo Chavez in Venezuela. A dieci anni di distanza tutti questi Paesi sono guidati da presidente conservatori, mentre Maduro cerca di sopravvivere alle numerose contestazioni popolari e Morales si avvia verso il termine del suo mandato. Nel frattempo Brasile, Messico e Colombia si avviano anche loro verso nuove elezioni presidenziali previste per il 2018. Che anche l’Ecuador si stia avviando verso questo tipo di politica, in favore di una linea più conservatrice?

Claudia Patricolo

 

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

A 48 ore dalla chiusura dei seggi ancora non si dispone di risultati certi e definitivi. Per una stima attendibile ed ufficiale si rimanda qui[/box]

Foto di copertina di theglobalpanorama rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License

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Claudia Patricolo

Romana per caso, vivo e studio da sempre nella Capitale. Classe 1991, sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e attualmente specializzanda in Giornalismo ed Editoria all’Università di “Tor Vergata”. Da sempre interessata a tematiche internazionali, ho lavorato in diverse redazioni a Roma fino ad arrivare a Parigi dove ho svolto uno stage presso “Le Monde”. Innamorata del Sudamerica, dove ho vissuto per un periodo, non perdo occasione di partecipare e scrivere di questa meravigliosa parte del mondo che è l’America Latina.

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