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In 3 sorsi – Dalla fine degli anni Settanta, la Repubblica Popolare Cinese ha adottato una serie di riforme volte a migliorare la qualità del suo apparato giudiziario. La leadership comunista attribuisce grande importanza alla creazione di un sistema trasparente che consenta di implementare un sistema di rule of law, ossia un sistema che governi il Paese in base al diritto. Ciò nonostante, nel sistema giudiziario attuale le corti rimangono soggette ad interferenze esterne e alla supervisione del Partito Comunista

1. IL SISTEMA GIUDIZIARIO – A partire dall’adozione di un’economia socialista di mercato l’apparato giudiziario cinese ha subito una serie di riforme che lo hanno profondamente mutato. Nel 1995 sono stati introdotti specifici requisiti accademici e professionali, modificando così la prassi di designare ufficiali del Partito Comunista Cinese (PCC) o membri dell’Esercito come funzionari delle corti, e nel 2002 è stato introdotto l’esame di Statounificato a livello nazionale per l’intera categoria. Inoltre, cambiamenti strutturali hanno visto la creazione di corti specializzatee di corti designate ad hoc per risolvere, ad esempio, quelle controversie che coinvolgono una parte straniera. Tuttavia, nonostante i numerosi cambiamenti, l’operato dei giudici in Cina viene aspramente criticato in quanto spesso soggetto alle influenze esterne di Governi locali e del Partito Comunista.Tali interferenze sono dovute anche all’assetto istituzionale dell’apparato giudiziario: da una parte i tribunali sono legati verticalmente da una struttura piramidale che li subordina alla corte di livello superiore; dall’altra sono invece legati orizzontalmente ai Governi locali della giurisdizione in cui operano, che ne gestiscono il budget. L’interferenza diretta del PCC è in realtà piuttosto rara, e occorre nella maggior parte dei casi quando si presenta il rischio che la legittimità del Partito venga minata, in modo da prevenire l’instabilità e il disordine che ne conseguirebbero. Dall’altro lato, l’influenza dei Governi locali rappresenta un problema più frequente. Questi infatti, oltre ad essere responsabili della gestione dei propri fondi, controllano le finanze delle corti che operano nel loro livello amministrativo e sono incaricati della nomina dei giudici. Non è perciò insolito assistere a fenomeni di protezionismo nei casi che possono rappresentare una potenziale minaccia per l’economia locale. Per tentare di limitare questo fenomeno, la Suprema Corte del Popolo (SPC), organo al vertice dell’ordinamento giuridico della Repubblica Popolare Cinese, ha introdotto i tribunali distrettuali, direttamente sotto il suo controllo, per le controversie di rilevanza interregionale.

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Fig. 1 – Il palazzo della Suprema Corte del Popolo (SPC) a Pechino

2. LA RIFORMA SOTTO XI JINPING – Il quarto plenum del 18° Comitato Centrale del PCC tenutosi nell’ottobre 2014 è stato interamente dedicato all’avanzamento della rule of lawin Cina. Nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate in seguito all’evento è stata infatti rimarcata la necessità di stabilire e implementare un sistema di rule of law di stampo socialista “con caratteristiche cinesi”, sotto la guida del Partito.
La riforma del sistema giudiziario è una delle priorità della leadership cinese. Uno dei principali focus dei documenti ufficiali post-plenum è stata la necessità di affrontare l’interferenza extra-giudiziaria che impedisce il corretto funzionamento delle corti. Per questo motivo è stato proposto di ridistribuire il controllo del budget delle corti del popolo a livello provinciale, così da limitare l’influenza dei Governi locali sull’operato dei giudici.
Anche il quarto Piano Quinquennale per la riforma del sistema giudiziario (2014-2018) parla chiaro: tra i principali obiettivi, si sottolinea la necessità di aumentare la trasparenza dell’intero sistema. La SPC ha recentemente lanciato due piattaforme online per assicurare maggiore chiarezza: una permette alle parti coinvolte l’accesso alla documentazione processuale tramite l’utilizzo di ID e password, e l’altra pubblica i verdetti e le sentenze emesse dai singoli tribunali. Nel white paper del 2016, la Suprema Corte del Popolo ha inoltre espresso la volontà di creare un database che permetta alle corti di registrare l’interferenza di singoli individui, ufficiali e organizzazioni esterni al sistema giudiziario.

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Fig. 2 – Zhou Qiang, attuale Presidente della SPC

3. INDIPENDENZA GIUDIZIARIA – Tuttavia, nonostante la leadership cinese consideri la riforma dell’apparato giudiziario come di massima priorità e sostenga la necessità di adottare un sistema trasparente che mantenga la stabilità sociale dell’intero paese, rimane indiscusso il ruolo guida del PCC. Questo ruolo guida è l’essenza del “socialismo con caratteristiche cinesi” ed è quindi necessario al pieno sviluppo di un sistema di rule of law di impronta socialista. E’ su questa linea che si inseriscono i recenti commenti del presidente della Suprema Corte, Zhou Qiang. Sebbene ampiamente considerato uomo di mentalità aperta e capace di apportare cambiamenti positivi alla riforma giudiziaria, nelle sue recenti dichiarazioni Zhou Qiang ha aspramente criticato i concetti di indipendenza giudiziaria e separazione dei poteri, definendoli “falsi miti occidentali” da cui la Cina si deve guardare. Le reazioni non sono tardate ad arrivare: eminenti studiosi e professionisti, cinesi e non, hanno espresso il loro dissenso circa le posizioni radicali del giudice e in molti hanno definito l’autonomia del sistema giudiziario come elemento imprescindibile per il futuro sviluppo del paese.
Questi valori occidentali vengono rimodellati sulla base delle peculiarità che contraddistinguono il Regno di Mezzo: tanto l’autorità e la legittimità del PCC quanto l’importanza attribuita allo sviluppo economico e al mantenimento dei valori collettivi legati all’identità nazionale e culturale della Cina rappresentano i principi cardine del rule of law “con caratteristiche cinesi”, alla ricerca di stabilità sociale e crescita economica in nome di un benessere collettivo. E’ quindi evidente che il concetto di indipendenza giudiziaria “con caratteristiche cinesi” non contempla quello di separazione dei poteri e che, anzi, rimane soggetto all’attento scrutinio del PCC nella più ampia cornice del centralismo democratico. Sebbene il Governo cinese voglia aumentare la trasparenza dell’intero sistema, la sua ingerenza potrebbe rappresentare una barriera ad una vera riforma dell’apparato giudiziario.

Ludovica Meacci

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

L’apparato giudiziario cinese si divide in quattro livelli: nazionale, provinciale, municipale e di contea. A questo ultimo livello, il numero dei tribunali è di circa 3000; a livello municipale è di circa 380 e a livello provinciale scende a 32. Per avere un’dea più chiara della struttura del sistema giudiziario cinese, è utile dare un’occhiata a questo diagramma di Criminal Defense Wiki. [/box]

Foto di copertina di akasped rilasciata con licenza Attribution License

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