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Crisi dei migranti: priorità assoluta per il governo italiano, che propone un piano di cooperazione con i Paesi africani mediante accordi bilaterali per combattere l’illegalità che si nasconde dietro la disperazione dei richiedenti asilo

L’ITALIA E I FLUSSI MIGRATORI – Nel 2016 l’Italia si è distinta come uno dei Paesi protagonisti della gestione del flusso migratorio dall’Africa verso l’Europa. Nel giro di pochissimi mesi, infatti, l’Italia ha registrato un incremento notevole del numero di immigrati giunti illegalmente nel Paese il cui fine è quello di spostarsi successivamente nei restanti Paesi europei; chi per ricongiungersi ai familiari giunti in Europa tempo addietro, chi semplicemente per porre le basi di un nuovo futuro, migliore di quello passato. Gli eventi di politica nazionale italiana, poi, mostrano come la gestione del flusso migratorio subisca dei rallentamenti a causa della forte domanda che si scontra con i lunghi tempi di attesa burocratici, i quali colpiscono chi è costretto a dover trascorrere diversi mesi in centri di accoglienza senza poter pianificare un futuro.

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Fig. 1 – Il Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni

CRISI NAZIONALE – A tal proposito l’Italia, così come la Grecia, si ritrova a dover sostenere l‘onda d’urto del fenomeno migrazione fornendo quelli che sono gli strumenti primari di assistenza ai migranti, come il supporto durante gli sbarchi e l’assistenza sanitaria. Ultimo di una lunga serie di episodi simili, la morte di una giovane ivoriana venticinquenne richiedente asilo, morta il 2 gennaio nel centro di accoglienza di Cona. L’evento ha scatenato l’ennesimo caso di ribellione tra i migranti, che accusano lo Stato di non fornire degno soccorso ai rifugiati.

LA POLITICA DI GENTILONI – Il nuovo Presidente del Consiglio italiano ed ex Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni riconosce la crisi migratoria quale fenomeno di alta emergenza che richiede una soluzione tempestiva mediante il sostegno e il supporto economico di tutti i Paesi dell’Unione Europea. La stessa Commissione Europea ha premiato il lavoro lodevole svolto dall’Italia nella gestione dei flussi migratori, riconoscendo il fenomeno come un imperativo umanitario che richiede un impegno cooperativo tra gli Stati membri affinché Paesi come l’Italia non vengano lasciati soli. Seppure lo stesso Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker abbia sottolineato più volte come la politica migratoria europea preveda una equa ripartizione di responsabilità e di doveri tra gli Stati, che hanno come dovere l’accoglienza di un numero minimo di richiedenti asilo, nel corso del 2016 sono prevalsi egoismi e paure tra i cittadini che hanno costretto i governi a voltare le spalle a Paesi come Italia e Grecia.

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Fig. 2 – Gentiloni nelle vesti di Ministro degli Esteri al Forum MED Mediterranean Dialogues, svoltosi a Roma il 3 dicembre 2016 

Vista la situazione italiana, il Primo Ministro Gentiloni si è impegnato nel corso del suo mandato da Ministro degli Esteri a chiarire l’impegno italiano in merito alla gestione di tale flusso. Ha proposto, infatti, una politica estera volta a ricordare come il fenomeno della migrazione richieda un impegno esaustivo nella ricollocazione dei migranti con diritto di asilo, un dovere che tutti i Paesi europei condividono. Gentiloni ha spesso ribadito che l’idea di porre fine al flusso migratorio è utopica, dal momento che, fin quando esisteranno condizioni che portano la popolazione di un paese a fuggire da esso, la migrazione non avrà fine. Compito dell’Europa, quindi, sarà quello di affrontare tali flussi in maniera efficace e responsabile nei prossimi anni, lavorando alacremente anche ad un piano di rimpatrio per chi non ottiene il diritto di asilo. Attuale sfida dell’Italia, invece, sarà quella di impegnarsi maggiormente in politiche di accoglienza e integrazione.

GENTILONI IN AFRICA – In termini di politica estera, l’Italia, cosi come la Germania, si sono impegnati a stabilire accordi bilaterali con i paesi sub-sahariani al fine di combattere con ogni stato membro le organizzazioni dei traffici illegali di migranti. Nel novembre del 2016 ,alcune settimane dopo la Merkel, Gentiloni ha intrapreso un viaggio in Africa, avviando colloqui con ministri e omologhi di tre paesi del Continente quali Niger, Mali e Senegal sul tema della migrazione. Il governo italiano, supportato dall’Unione Europea, ha finanziato la politica di questi Paesi, partendo dal Niger, che data la sua posizione geografica strategica, funge da ponte per chi intende raggiungere la Libia per intraprendere il suo viaggio verso l’Europa. L’Italia ha offerto un finanziamento di duecento milioni di euro per potenziare il controllo alle frontiere e per incentivare politiche di rimpatrio. L’intenzione del governo italiano, inoltre, è quella di aiutare l’economia nazionale così da riuscire a contrastare quella illegale dei trafficanti.
Gentiloni ha offerto assistenza anche al Mali. Il paese infatti è soggetto ad un’instabilità politica, ulteriore causa di emigrazione. Infatti, il 4-5% dei richiedenti asilo in Italia vengono proprio da questo Paese, il quale si impegna da anni alla lotta al terrorismo e al traffico illegale di armi e droga anche grazie all’aiuto dell’Europa. Il viaggio di Gentiloni si è poi concluso in Senegal, la cui popolazione rappresenta la più grande comunità di immigrati presenti in Italia. Gli accordi tra il primo ministro e la delegazione senegalese si sono conclusi promettendo cooperazione bilaterale soprattutto in termini di rimpatri e controlli alle frontiere.

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Fig.1 Roma, 18 maggio 2016, foto delegazione italiana con Nkosazana Dlamini-Zuma, Presidente della Commissione dell’Unione Africana  durante la Conferenza Ministeriale  ‘Africa Italy’

IL METODO DI HELSINKI – La politica estera di Gentiloni in qualità di Primo Ministro, si concentra sulla risoluzione della crisi del Mediterraneo, in cui l’Italia gioca il ruolo di ponte tra l’Africa e l’Europa. Come ha affermato Gentiloni durante le conferenze dei Mediterranean Dialogues tenutesi a Roma lo scorso dicembre, l’Occidente vive una situazione di crisi degli Stati , i quali si dividono in stati falliti, stati instabili che alimentano il disordine, e stati frustati con ambizioni anacronistiche e sentimenti di ipersovranismo. I prossimi anni in politica estera internazionale saranno, quindi, segnati da questo impegno, ossia ristabilire l’ordine politico e sociale nazionale mediante un esercizio multiculturale e cooperativo volto a sconfiggere il traffico illecito di essere umani tenendo in considerazione le dimensioni culturali di ciascun Paese.
Per adempiere a tale compito, Gentiloni ha sottolineato l’importanza dei migration compacts, accordi bilaterali con i paesi africani, non per porre fine alla migrazione, bensì alla illegalità che si nasconde dietro ai viaggi. Per fare ciò, il Ministro propone di seguire il cosiddetto “metodo di Helsinki”: in un’Europa pienamente in conflitto, si fanno strada accordi di cooperazione e negoziati per la riduzione dei conflitti, senza toccare il cuore caldo dei conflitti bensì creando una base per ridurre l’entità di essi e creare fiducia mediante la gestione comune di risorse, pacchetti di sicurezza regionali e dialogo interculturale e religioso. Ne è un esempio lampante il patto con la Libia sottoscritto da alcune settimane per fermare i flussi migratori e il traffico illecito di esseri umani che però prevede un pattugliamento costante delle coste al fine di impedire fisicamente ai migranti di prendere il largo: il sostegno economico alle autorità locali e l’addestramento delle forze di polizia di frontiera previsti nel nuovo accordo sembrano ricalcare l’approccio militarizzato alla crisi migratoria degli accordi precedenti, piuttosto che puntare a un’efficace risoluzione dei motivi alla base dell’espatrio di massa.

Giuliana Scarpinati

[ box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Il 2017 dell’Italia porrà la gestione dei flussi migratori tra le priorità assolute della politica estera ma anche interna. Sarà necessario osservare i prossimi passi in vista della presidenza italiana del G7. [/box]

Foto di copertina di Embassy of Italy in the US rilasciata con licenza Attribution-NoDerivs License

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Giuliana Scarpinati

Nata a Catania, classe 1992, ho da subito sviluppato un interesse per le lingue straniere grazie ai viaggi in Australia dove risiede parte della mia famiglia. Ho intrapreso una carriera universitaria volta ad approfondire le conoscenze linguistiche e culturali del mondo anglofono, ispanofono e nipponico. Trasferitami a Milano per continuare la specialistica, ho seguito il corso di Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore appassionandomi alla geopolitica. Mi sono laureata nel 2016 con  lavoro di tesi sulla situazione economica in Nigeria e le ragioni che hanno portato alla nascita del gruppo terroristico conosciuto con il nome di Boko Haram.

Ho approfittato del soggiorno milanese per lavorare con il consolato messicano nel padiglione  Messico in EXPO. Attualmente risiedo a Catania dove lavoro come traduttrice presso un’azienda farmaceutica americana.

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