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Messico, ucciso Baldenegro, un altro difensore dei diritti umani

Isidro Baldenegro López, attivista e ambientalista messicano, ha trascorso gran parte della sua vita a difendere le antiche foreste della Sierra Madre dai pericoli di una regione lacerata da violenza, corruzione e traffico di droga. E’ stato ucciso il 15 gennaio

BALDENEGRO, ENNESIMA VITTIMAIsidro Baldenegro López era un attivista messicano. La sua lotta per proteggere le foreste di pini di rovere della Sierra Madre, alla guida del popolo indigeno Tarahumara, nel 2005 gli era valsa il Goldman Enviromental prize, il cosiddetto ‘Nobel per l’ambiente’. Il 15 gennaio Baldenegro è stato ucciso da sei proiettili, sparati da ignoti a Colorades de la Virgen, la sua città originaria, nello stato messicano di Chihuahua. Proprio la Goldman Environmental Foundation ricorda Baldenegro come un ‘leader senza paura e una fonte di ispirazione per tante persone che lottano per proteggere il nostro ambiente e i diritti dei popoli indigeni‘.
L’uccisione dell’attivista messicano è stata la seconda strage ad interessare un vincitore del premio Goldman in meno di un anno. Lo scorso marzo, infatti, uomini armati hanno attaccato e ucciso Berta Cáceres, ambientalista e attivista honduregna che ha guidato la battaglia per evitare la costruzione di una diga sul Rio Gualcarque, considerato sacro dal suo popolo, i Lenca.

UNA VITA PER L’AMBIENTE – Nel 1993 Baldenegro formò dei gruppi di pressione e fu a capo dell’organizzazione di sit-in e manifestazioni per chiedere al governo di sospendere le licenze per la deforestazione. Il leader dei Tarahumara, che vivono tra le cime frastagliate della Sierra Madre Occidentale, difendeva le foreste della zona dai potenti uomini locali alleati con i trafficanti di droga. Nonostante i successi delle sue campagne, le autorità messicane continuarono ad autorizzare le concessioni per difendere gli interessi economici di gruppi criminali e delle aziende di legname, interessati entrambi al disboscamento. Inoltre, le cause legali presentate dal popolo Tarahumara per far valere i propri diritti sulle loro terre ancestrali, avviate grazie alle pressioni dell’attivista, sono rimaste insabbiate per decenni.

Fig.1 – La cantante Tracy Chapman e la giornalista Chistine Amanpour alla cerimonia nel 2009

Lo Stato frontaliero di Chihuahua, cuore della lotta di Baldenegro, è un territorio interessato da una ‘guerra alla droga’ che il governo di Calderón ha intrapreso nel 2006 e che Peña Nieto porta avanti ancora oggi. La violenza, negli ultimi anni, si è intensificata e molte famiglie indigene hanno dovuto abbandonare le proprie comunità perché minacciate da coloro che volevano cancellare le foreste per introdurre piantagioni di marijuana. Dieci anni dopo aver dato inizio alla sua lotta, nel 2003, Baldenegro fu arrestato con accuse legate al traffico di armi e a quello di droga, venne dichiarato prigioniero di coscienza da Amnesty International, e tornò in libertà 15 mesi dopo.

COSA CI DANNO GLI ALBERI? – “Per noi, i Tarahumara, l’ambiente è la cosa più importante, le montagne sono sacre, perché é lì che realizziamo cerimonie per curare le malattie. Tutte le foreste, il cielo, il sole, le stelle, la luna, li consideriamo esseri viventi con vita e anima, proprio come noi. E’ per questo che noi Tarahumara sosteniamo che senza la foresta non c’è vita. Ricevo il premio con molto orgoglio, a nome della mia comunità, della mia famiglia, di mio padre, che ha dato la sua vita per difendere il bosco e dal quale ho ereditato il mio senso di lotta per la comunità e la capacità di supportare il mio popolo.” Questo è il discorso che Baldenegro ha tenuto durante la cerimonia di premiazione del Goldman Environmental Prize del 2005. L’ambientalista ha ricordato che la lotta per la tutela delle terre ancestrali della sua comunità ha origini che risalgono alla battaglia intrapresa dal padre, Julio Baldenegro, anch’egli assassinato perché sostenitore della lotta al disboscamento.

Fig. 2 – La foresta in Messico

LE RISORSE NATURALI IN AMERICA LATINA – In tutta la regione latinoamericana, sempre più frequentemente, conflitti di natura socio-ambientale hanno prodotto gravi violazioni dei diritti umani. Da sempre, l’America Latina è una regione fortemente minacciata dalla crescente influenza delle multinazionali e dal loro coinvolgimento nello sfruttamento delle risorse naturali che interessano zone abitate dalle popolazioni indigene, attraverso l’attuazione di meccanismi di privatizzazione. Basti pensare alla ‘Guerra dell’Acqua di Cochabamba, una mobilitazione del 2001 nata al fine di combattere il processo di privatizzazione dell’acqua nella città boliviana. La Bolivia è uno di quei paesi Latino Americani dove la popolazione sta ancora sperimentando l’imposizione da parte delle Istituzioni Finanziarie Internazionali della privatizzazione e sta ancora combattendo contro di essa, così come a Guayaquil, in Ecuador.
In Bolivia, come in Messico con i e in Honduras con i Lanca, c’è ancora un’obiezione spirituale, oltre che socio -economica, nei confronti della privatizzazione di una risorsa naturale, di mette ‘il sangue della terra’ nelle mani di un’azienda privata. Schierarsi per difendere i diritti umani, in Messico, come in altri Paesi dell’America Latina è ormai molto richioso ‘poiché molti governi della regione hanno eroso lo spazio per la società civile e criminalizzato il dissenso’ si legge nell’ultimo rapporto di Amnesty International.

Rossella Palma

Un chicco in più

L’Atlante globale della Giustizia Ambientale ‘Ejatlas’, realizzato nell’ambito del progetto europeo di ricerca Ejolt, è la piattaforma globale che raccoglie oltre 1400 casi di conflitto ambientale ubicati in tutto il mondo.

 

Foto di copertina di cjbsaw rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License

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