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Dopo il “fuori percorso” del 21 novembre (incontro sul referendum costituzionale), il percorso di approfondimento socio-politico “Cittadini del mondo”, organizzato dall’Associazione Culturale Il Caffè Geopolitico, ha aperto il 18 gennaio la sua seconda edizione, nella sede del Circolo Culturale San Giuseppe, con oltre 70 persone presenti. Il primo argomento su cui gli organizzatori (tutti giovani universitari, coordinati da Massimiliano Riva e Alberto Rossi) hanno voluto concentrarsi è stato “Caccia alla bufala, l’era delle post verità. Tra fatti reali e notizie che non lo erano; fonti certe, attendibili e non attendibili”.

Le notizie false imperversano sui social di tutto il mondo riscuotendo milioni di condivisioni, sottolineavano i relatori Alberto Rossi e Pietro Costanzo (Presidente e Segretario Generale de Il Caffè Geopolitico), mentre le smentite spesso si avvicinano a malapena a qualche migliaia. Come distinguere il vero dal falso? Questo il problema che si è cercato di affrontare, mostrando anche attenzione al sottile tema dell’interpretazione: nessuno infatti può essere realmente e completamente oggettivo nel riportare un fatto. Anche gli organi stampa ufficiali, quindi, non sono mai completamente imparziali, e quasi sempre ne sono consapevoli: ogni testata si concentra su aspetti diversi, mettendo in luce diverse sfaccettature. Nonostante questo, ci aspettiamo che gli avvenimenti su cui essi scrivono siano davvero accaduti, poiché il giornalista è un professionista ed ha le competenze necessarie per verificare i fatti. Tutto ciò non avviene se invece ci affidiamo a siti con nomi volutamente confondibili con quotidiani reali, come ad esempio “Il Corriere della Pera” o il “Fatto QuotiDAino”. Questi siti, che fatturano con la pubblicità, semplicemente inventano avvenimenti mai accaduti, come ad esempio le 500 mila schede già compilate per il sì al referendum costituzionale che sarebbero state trovate a Rignano sull’Arno (paese di Matteo Renzi, poi cambiato in corso d’opera in “Rignano sul Membro” nella condivisione delle notizie). Il problema vero è che il successo di questa bufala inventata ad hoc in quanto a “mi piace” e condivisioni è stato travolgente. Un gran numero di persone non verifica le fonti prende subito gli articoli di questi giornali online per veri, perché vengono visti come una conferma delle loro convinzioni, e in questi casi si può fare ben poco per convincere chi ci casca dell’assurdità dei fatti. Si è riflettuto così sul significato di “post-verità”, un termine coniato in seguito alla vittoria di Donald Trump nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti, il quale per tutta la campagna elettorale non si è astenuto dal diffondere falsità di ogni tipo. I relatori si sono mostrati critici sul significato di questa espressione, nonostante sia importante soffermarci a riflettere sul perché sia stata coniata proprio nel nostro periodo storico: essa indica infatti una condizione per cui all’opinione pubblica pare importare meno rispetto al passato che un fatto sia dimostrato come realmente accaduto. La seconda parte dell’incontro ha spiegato strategie semplici ed immediate, ma molto utili per difenderci dalle bufale; il pubblico è stato sollecitato a verificare la verità di alcune affermazioni di organi stampa o politici con la comparazione delle fonti. In pochi secondi, seguendo le indicazioni del relatore, è stato possibile smentire molte falsità, con un minimo sforzo: è la prova che non serve essere giornalisti professionisti, ma semplicemente attivare il nostro senso critico e usare la nostra testa per evitare di “abboccare”.

Daniele Rigamonti

Redazione

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