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Si prospetta un anno difficile per il Messico, dopo le promesse elettorali del neo Presidente statunitense Donald Trump. Un nuovo muro alla frontiera, una campagna di deportazione degli immigrati clandestini, la probabile rottura del trattato di libero scambio in vigore da vent’anni tra i due Paesi, sono alcuni dei temi portati avanti dal magnate

MESSICO, VERSO UN AUMENTO DEI RIMPATRI? – Per i milioni di messicani che vivono negli Stati Uniti si prospetta l’incubo del rimpatrio, cosa che complicherebbe l’equilibrio delicato della regione. Infatti è alquanto difficile ricollocare i più di 30 milioni di messicani e discendenti che oggigiorno vivono nel territorio nord – americano. L’argomento è certamente complesso e non può essere affrontato con slogan o affermazioni nette, ma il Presidente Trump ne ha fatto un cavallo di battaglia.

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Fig. 1 – Lavoratori messicani impiegati in una fattoria biologica in Colorado 

Il problema delle deportazioni è anche una questione di tipo umanitario: gran parte dei discendenti di immigrati messicani non hanno mai visto il paese natio dei propri genitori e “cacciarli” richiederebbe uno sforzo non indifferente a livello economico, senza contare l’aspetto giuridico ancora da valutare. Inoltre, un esodo così di massa, rischia di far precipitare l’aggregazione sociale del paese latino, che non ha in sé gli strumenti e lo spazio economico di assorbire e ricollocare milioni di persone in territorio nazionale. La situazione, sociale ancor prima che economica, potrebbe davvero collassare in brevissimo tempo.
Ma, negli USA, c’è davvero un problema – messicani? In un Paese che vive di immigrati come gli Stati Uniti, sembra quasi un controsenso la direzione politica che vuole prendere l’amministrazione Trump, pur premiata dal corpo elettorale.
Indubbiamente gli Stati Uniti sono da sempre un attrattiva eccezionale per i latinoamericani che desiderano riscattare le proprie condizioni di vita, ed è ancora l’american dream quello che induce ogni anno migliaia di migranti a riversarsi a Tijuana e altre città di frontiera, nella speranza di poter varcare il confine in qualche modo (più o meno legale). Tuttavia, è proprio questa forza lavoro che ha reso gli Stati Uniti, la potenza che è adesso. L’Istituto Nazionale per i Messicani residenti all’estero stima che questi ultimi generino quasi 25 milioni l’anno di entrate per gli Stati Uniti.

IL MESSICO E L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA – Tuttavia, i problemi non sono finiti per il presidente Nieto che in questi giorni si sta scontrando con il Presidente statunitense in merito ai costi del muro che Trump vorrebbe addebitare come rimborso ai messicani a seguito degli investimenti della Ford, nota casa automobilistica americana, in Messico. In una riunione avuta con l’ambasciatore a stelle e strisce, il presidente messicano ha ribadito che in alcun modo il Messico pagherà questa cifra e che la richiesta statunitense lede ogni principio basico di sovranità.

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Fig. 2  – Stabilimento Ford in Messico

Questa mossa potrebbe tuttavia ferire molto l’economia messicana, dipendente da quella statunitense, dove confluiscono l’80% delle esportazioni del paese. Nel caso in cui Nieto non riesca ad accordarsi con il Presidente Trump e le esportazioni verso gli Stati Uniti siano poi bloccate, molte altre aziende straniere basate in Messico potrebbero essere obbligate a chiudere. Il successore di Obama ha promesso che cercherà nuovi sbocchi per l’economia messicana, come il mercato europeo.
L’ombra della crisi economica si affaccia sul paese dove gran parte della popolazione è impiegata nelle industrie automobilistiche e manifatturiere. Se le industrie americane dovessero effettivamente abbandonare il Paese, l’economia del Messico potrebbe saltare.

INCONTRO BILATERALE – Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha fatto sapere, nella conferenza stampa di sabato scorso, che il Presidente messicano Nieto si incontrerà alla fine del mese di gennaio con il presidente amicano per discutere di vari temi caldi, tra cui il trattato commerciale, l’immigrazione e questioni di sicurezza.

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Fig.3 – Il presidente Pena Nieto con Donald J. Trump

Nel discorso di insediamento alla Casa Bianca, Trump ha ribadito la volontà di voler attuare una politica tendenzialmente protezionista. In pericolo c’è il NAFTA, il trattato di libero scambio del Nord America, mettendo a rischio i posti di lavori di 6 milioni di persone. Il Messico non sarebbe il solo paese danneggiato, ma anche tutti gli altri Paesi del Centro e Sud America che si appoggiano alla frontiera messicana per commerciare.
In questo scenario, il Presidente Nieto si trova da solo, abbandonato dai membri del suo stesso partito che si preparano ad isolarlo in vista delle elezioni del 2018. D’altra parte, pesano i numerosi errori del passato più che le promesse fatte per il nuovo anno: proteste per il rincaro della benzina, la corruzione, l’aumento della violenza per le strade, l’insicurezza economica sono un muro ancora più grande che separa i cittadini messicani dal presidente in carica.

Flavia Maurello

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

Per più di dieci anni la popolazione messicana ha sofferto a causa delle conseguenza della corruzione politica e del livello di insicurezza nel paese. Più di 28,000 sparizioni forzate si sono susseguite a partire dal 2007, centinaia di migliaia di persone assassinate nella cosiddetta “guerra alla droga” e altrettante violazioni dei diritti umani.[/box]

 

Foto di copertina di melgupta rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License

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