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Continuano in Messico le proteste contro il ‘Gasolinazo’, il piano del governo di Enrique Peña Nieto che, dal 1° gennaio, ha previsto aumenti al prezzo del carburante del 20% circa. La misura dovrebbe rendere il settore più concorrenziale, riducendo la dipendenza cronica del Messico dalla compagnia di bandiera, la Pemex. Una decisione impopolare che ha scatenato proteste in tutto il Paese

GASOLINAZO, LE PROTESTE DEL POPOLO – ‘No debe haber gasolina cara con pueblo pobre’ è uno dei cartelli più fotografati durante le proteste che, nelle ultime settimane, hanno letteralmente attraversato il Messico. Tre morti e oltre 600 detenuti sono il risultato delle decine di manifestazioni organizzate per protestare contro la mancanza di carburante – gasolina – e l’aumento del prezzo dello stesso che, con il nuovo anno, ha subito un’impennata di circa il 20%.
Accessi alle autostrade bloccati, negozi saccheggiati, distributori danneggiati per mano di trasportatori, tassisti, studenti, professori, commercianti. Le proteste hanno avuto luogo negli stati messicani lungo il confine Usa-Messico, tra cui San Luis Potosí, Coahuila, Sinaloa e Baja California. Le mobilitazioni hanno interessato anche gli stati centrali di Morelos e Hidalgo e, ovviamente, Città del Messico. Ovunque la polizia è intervenuta eseguendo veri e propri ‘arresti di massa’ rendendo evidente, anche durante queste ultime proteste dei cittadini messicani, quanto la brutalità poliziesca e le violazioni dei diritti umani per mano delle forze armate e della polizia, restino un fenomeno comune in Messico, come sottolineato dal Rapporto 2016 di Amnesty International.

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Fig.1 – Manifestazioni di protesta contro il “gasolinazo”

MESSICO, IL “GASOLINAZO”– L’aumento dei prezzi dei carburanti, noto come il ‘Gasolinazo’, è stato annunciato dal Segretario del Tesoro José Antonio Meade il 27 dicembre 2016, una settimana prima di entrare in vigore. Contemporaneamente, il governo ha adottato delle misure di austerità: una diminuzione del 10% dello stipendio degli alti funzionari e un calo dell’1,7% del bilancio dello Stato per il 2017.
Lo scopo dell’aumento, che ha portato la benzina da 13,98 pesos per litro a 15,99, sarebbe quello di rendere il settore dell’energia più concorrenziale, riducendo la dipendenza cronica del Messico dall’azienda monopolista statale Pétroleos Mexicanos (Pemex), creata nel 1938, in forte debito e non più in grado di soddisfare la domanda del paese, che negli ultimi tempi aveva già vissuto un periodo di scarsità di carburante. Questa impopolare decisione viene vista come un passo del processo di liberalizzazione dei prezzi del carburante messicano, benzina e diesel, che fa parte della Riforma Energetica approvata dal Presidente Enrique Peña Nieto nel 2013.
‘Mantenere basso il prezzo dei carburanti in maniera artificiale costa troppo’ dichiara con un tweet il Presidente ‘questo obbligherebbe il governo a tagliare programmi sociali, aumentare le imposte e far crescere il debito’. Invece, se tutto andrà secondo i piani del governo, i prezzi del carburante rimarranno elevati fino al 3 febbraio, quando ci saranno aggiornamenti settimanali dei prezzi per renderli corrispondenti a quelli di mercato e le aziende private cominceranno a importare e vendere combustibile a prezzi competitivi.

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Fig.2 – Ancora scontri in questi giorni in Messico.

NON SOLO GASOLINAZO, L’ACCORDO SUI CARBURANTI – Il timore è che il ‘Gasolinazo’ potrebbe aggravare l’inflazione per un peso già debole, poiché i costi elevati del carburante generano un aumento di prezzi a livello globale, dai prodotti agricoli alle costruzioni. La risposta di Peña Nieto dopo le proteste è stata la firma, il 9 gennaio, di un accordo tra sindacato e imprese per evitare di innescare l’inflazione dopo l’aumento del prezzo dei carburanti.
L’Accordo per la protezione dell’economia familiare mira a mantenere la stabilità dei prezzi del paniere dei beni comuni, prevedendo l’eventuale creazione di ‘cupos’ per l’acquisto di beni di prima necessità nel caso di aumento dei prezzi ingiustificati, il rafforzamento della politica farmaceutica del governo per assicurare farmaci generici di alta qualità a prezzi bassi, l’impegno nel mantenere inferiore il prezzo del carburante per le aziende di trasporto pubblico per evitare l’aumento dei prezzi dei biglietti per i mezzi pubblici. Tra gli obiettivi dell’Accordo ci sono la modernizzazione del trasporto pubblico, incentivi per investimenti e l’occupazione, e diverse azioni che mirano a preservare la stabilità economica e rafforzare la cultura della legalità e dello stato di diritto. Ma le contestazioni contro il ‘Gasolinazo’ continuano. Oltre a protestare per l’aumento dei prezzi del carburante, i manifestanti chiedono le dimissioni del Presidente, in carica dal 2012, il cui consenso sta subendo un’inarrestabile erosione. ‘No es el gasolinazo, es el gobierno’ affermano i cittadini.

VOLATILITÀ ECONOMICA E GASOLINAZO –  Mentre le strade continuano a ribollire di sdegno e indignazione popolare, anche l’ ‘effetto Trump‘ è piombato sul Messico. Il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti ha tenuto una conferenza stampa durante la quale ha confermato la costruzione di un muro lungo il confine tra Messico e Stati Uniti e ha minacciato nuove imposte per le aziende statunitensi che sposteranno la produzione sul suolo messicano. Questo annuncio ha generato un’immediata svalutazione del peso, rendendo ancora più instabile l’economia messicana.

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Fig.3 – Il presidente Trump 

I due mercati, quello statunitense e quello messicano, sono interdipendenti anche dal punto di vista energetico: il Messico è un grande produttore di petrolio e, allo stesso tempo, importatore di gas naturale e benzina. L’attuazione delle politiche preannunciate da Trump potrebbe tradursi in una rinegoziazione del NAFTA, trattato del libero commercio che dal 1994 regola gli scambi tra Stati Uniti, Canada e Messico eventualità che potrebbe aprire scenari piuttosto rischiosi per entrambe le economie.

 Rossella Palma

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

Caminantes’ è il Centro Studio e documentazione multimediale su Messico e America Latina. Tutti i materiali sono disponibili presso la sede dell’Associazione Ya Basta, a Padova, ma si possono richiedere anche online.[/box]

 

Foto di copertina di Presidencia de la República Mexicana rilasciata con licenza Attribution License

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Rossella Palma
Classe 1986, laureata nel 2009 in Scienze politiche alla LUISS con una tesi sulla rivoluzione in Cambogia. Un Master’s Degree alla School of International Studies di Trento che, tramite uno scambio bilaterale, mi ha permesso di vivere in Cile, dove ho studiato, lavorato, e fatto volontariato in una scuola di Santiago. Ho condotto una ricerca in Bolivia, un altro dei paesi che amo, per la mia tesi specialistica relativa alle guerre per l’acqua in Sud America, ed in particolare a Cochabamba.
Dopo un Master in Protezione Internazionale dei Diritti Umani a La Sapienza, a Roma, con una tesi sul diritto umano all’acqua e le unità di water and sanitation delle organizzazioni umanitarie ho collaborato con l’Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere e Cesvi. Attualmente lavoro a Milano, come Press officer presso EMERGENCY.

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