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Le nozze d’argento di Hun Sen in Cambogia

Per la Cambogia, guidata dal controverso Primo Ministro Hun Sen, si apre un 2017 intenso. Le mosse sul fronte interno, come l’esilio di Sam Rainsy, stanno garantendo al Premier cambogiano un potere sempre maggiore, mentre l’elezione di Donald Trump forse permetterà al suo Governo di perseguire con maggior forza una politica estera di allineamento verso la Cina

IL POTERE PERSONALE DI HUN SEN – La Cambogia, una monarchia parlamentare, può essere considerata un esempio di regime ibrido. Il Paese è controllato stabilmente dal Primo Ministro Hun Sen, leader del predominante Partito Popolare della Cambogia. Il partito è il frutto di un’ingegnosa opera di conversione del vecchio Partito Comunista, da partito unico a Catch-all party. Hun Sen è ai vertici dell’esecutivo cambogiano dal 1985, quando era ancora in piedi la Repubblica Popolare, e ha rafforzato il suo potere nel 1997, con un colpo di Stato, che ha interrotto un processo di democratizzazione cominciato solo cinque anni prima attraverso un  intervento ONU (UNTAC). Molti indizi, come la pessima performance della Cambogia nel Corruption Perception Index (150° posto su 167 Paesi), la scarsa libertà di stampa, che emerge dai report di Freedom of the Press Index Reporters Without Borders, e la promozione di leggi che limitano sostanzialmente la libertà di associazione e di manifestazione del pensiero, sottolineano il fatto che Hun Sen controlla il Paese attraverso clientele radicate nei più disparati settori della società, che includono la stampa, i potentati economici, le forze di polizia, e la magistratura, alimentando un circolo di relazioni simbiotiche, dove voti e sostegni vengono barattati in cambio di favori. Queste relazioni di scambio rappresentano l’arco di volta della struttura di potere costruita dal Primo Ministro, poiché permettono al PPC di ottenere grandi quantità di voti, assicurandone la maggioranza assoluta in entrambe le camere. I risultati del Governo in termini di tutela della legalità, della certezza del diritto e dei diritti umani rappresentano l’inevitabile risultato dell’applicazione ventennale di queste politiche.

Fig. 1 – Il Premier cambogiano Hun Sen durante le celebrazioni annuali per la caduta del regime dei Khmer rossi, gennaio 2017

Il Paese, nominalmente, è ancora considerato un regime ibrido (e non autoritario), ma solo grazie al ruolo giocato dall’opposizione, che nonostante le forti limitazioni continua a esistere e a garantire un certo pluralismo a livello politico. Hun Sen non sembra disposto ad allentare la presa, e nel 2016 ha inflitto un duro colpo verso il capofila dell’opposizione, Sam Rainsy , un nazionalista khmer, leader dell’unico gruppo politico al di fuori del PPC ad essere rappresentato in entrambe le camere. Sam Rainsy ha dovuto riparare all’estero, in Francia, a dicembre per evitare una discutibile condanna per diffamazione. La sua fuga ha permesso al Primo Ministro di attuare dei provvedimenti volti a impedirne il ritorno in patria. Gli resta un’unica carta da giocare: sperare di ottenere il perdono reale,  un’amnistia che solo il Re può concedere. Una prima richiesta, presentata prima della fuga dalla Cambogia, ha però incontrato il rifiuto del Primo Ministro, una mossa che ha chiaramente rappresentato un’invasione di campo nei confronti di una competenza esclusiva del Re. Ma all’interno della Cambogia nemmeno il monarca può rappresentare un effettivo contrappeso verso Hun Sen, perché la costituzione del Paese prevede che il Re sia eletto tra due dinastie reali (i Norodom e i Sisowath) da un consiglio apposito, composto da varie figure religiose e politiche, tra cui spicca proprio il Primo Ministro, che può risultare determinante per la scelta del monarca, con il rischio di pregiudicarne la terzietà.

Fig. 2 – Conferenza stampa a Tokyo del leader dell’opposizione cambogiana Sam Rainsy, novembre 2015

ALLINEAMENTO CON PECHINO  Nel corso della sua trentennale permanenza all’esecutivo cambogiano, il Primo Ministro Hun Sen ha radicalmente cambiato il proprio punto di vista verso la Cina: ai tempi della Repubblica Popolare cambogiana, che era sostenuta dal Vietnam e dall’URSS, Hun Sen arrivò a definire la Cina come “la radice di tutto ciò che è male”, mentre già nel 2006 la posizione era ben diversa, con il Primo Ministro che definì il Dragone come “il nostro amico più fidato”. Negli ultimi decenni infatti le relazioni tra i due Paesi sono visibilmente migliorate, a tal punto che Hun Sen ha iniziato ad attuare quella che sembra una vera e propria politica di allineamento con la Cina, non soltanto attraverso semplici dichiarazioni, ma anche con i fatti: un esempio lampante consiste nella posizione molto indulgente che Hun Sen ha adottato nei confronti di Pechino per ciò che riguarda le contese nel Mar Cinese Meridionale, mossa che ha irritato i partner ASEAN di Phnom Penh. Risulta inoltre che la Cambogia ha iniziato ad acquistare equipaggiamenti militari dalla Cina. La Repubblica Popolare cinese è riuscita a catturare le simpatie del Primo Ministro cambogiano attraverso una studiata politica di prestiti, delocalizzazioni e investimenti, che stanno contribuendo in maniera determinante alla modernizzazione e alla crescita economica del Paese. Ma per vari motivi, soprattutto di natura commerciale, questo allineamento tra i due Paesi risulta essere assai complicato da conseguire: la Cina infatti non è l’unico grande partner commerciale della Cambogia, ma il Paese è anche profondamente legato anche verso gli Stati Uniti. Da soli, gli USA arrivano infatti ad assorbire oltre il 30% delle esportazioni cambogiane, composte in larga misura da capi d’abbigliamento, prodotti a bassissimo prezzo da aziende che hanno delocalizzato la produzione nel Paese, quasi sempre ignorando i più elementari diritti dei lavoratori. La mole di questi scambi è così importante per la crescita economica cambogiana da produrre effetti, in un certo senso, vincolanti per le azioni in politica estera della Cambogia, agendo come un contrappeso verso la tendenza all’allineamento nei confronti della Cina da parte di Hun Sen, che non può commettere mosse troppo brusche, per non compromettere i rapporti con Washington.
Questa dipendenza che la Cambogia nutre nei confronti delle due potenze , e che, come abbiamo visto ne influenza la capacità di prendere decisioni in politica estera, riflette pienamente i grandi cambiamenti che la globalizzazione sta comportando sulle relazioni e i rapporti geopolitici tra gli Stati. Le crescenti interdipendenze economiche tra i Paesi, raggiunte attraverso l’enfasi data al commercio e alla delocalizzazione, possono essere sfruttate dalle potenze economiche di un certo calibro per creare relazioni speciali e legare alla propria sfera di influenza i “Paesi bersaglio”. Le due maggiori potenze economiche, gli Stati Uniti e la Cina,  perseguono strategie geopolitiche di questo tipo, e sono entrambe impegnate ad aumentare le proprie influenze economiche verso la Cambogia, che è uno dei tanti bersagli contesi. Quindi, se da una parte gli Stati Uniti hanno cercato di includere la Cambogia nel circuito di libero scambio commerciale del Trans Pacific Partnership (TPP) – dal quale sono però in procinto di ritirarsi – la Cina, a sua volta, è interessata a inserire il Paese nella Regional Comprehensive Economic Partnership (la controparte cinese del TPP). Hun Sen, nonostante la difficile posizione – si trova a cavallo tra le due sfere d’influenza – ha compiuto nel 2015 una mossa, moderata, ma simbolica, di inserire il Paese all’interno dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), confermando quindi la volontà di remare in direzione della Cina.

Fig. 3 – Visita del Presidente cinese Xi Jinping in Cambogia, ottobre 2016

LE CONSEGUENZE DELL’ARRIVO DI DONALD TRUMP – L’approccio geopolitico sostenuto dal neo-Presidente Donald Trump rappresenta una cesura nei confronti della precedente condotta statunitense: Trump, opponendosi alle forti basi liberoscambiste e internazionaliste della dottrina Obama, si è fatto portavoce di un’approccio isolazionista e protezionista, che comunica una forte volontà di disimpegno dalle responsabilità internazionali che le precedenti amministrazioni della superpotenza hanno sentito come proprie. Come già promesso dal neo-Presidente in campagna elettorale, gli Stati Uniti hanno ritirato la propria adesione dal TPP, mentre in futuro saranno introdotte pesanti tariffe doganali, volte a causare un netto calo delle importazioni, con la finalità di proteggere la produzione nazionale. Basta questo presupposto per avanzare due importanti considerazioni: 1) assumendo che, in un mondo globalizzato, il commercio è emerso come una tra le armi fondamentali per la competizione geopolitica, il vuoto generato dal disimpegno commerciale statunitense garantirà grandi opportunità di espansione commerciale per il rivale regionale, la Cina, che potrà indurre con facilità molti Paesi del Sud-est asiatico, come la Cambogia, ad aggregarsi alla RCEP e ad altre iniziative di partnership commerciale, che creeranno senz’altro molte interdipendenze e comporteranno un’espansione della sfera d’influenza del Dragone nella regione; 2) a sua volta, la Cambogia sembra essere destinata a subire forti contraccolpi economici derivanti dal brusco calo delle esportazioni verso gli USA, fatto che si verificherà in seguito all’introduzione delle tariffe doganali da parte dell’amministrazione Trump. La riduzione del volume di scambio commerciale tra i due Paesi non comporterà solo sofferenze economiche per la Cambogia, ma anche una riduzione delle interdipendenze verso gli USA, fattore che garantirà a Hun Sen una maggiore libertà di movimento in termini di politica estera, e quindi la possibilità di attuare con maggiore facilità la politica di allineamento con la Cina.

Simone Munzittu

Un chicco in più

Il 2018 sarà l’anno delle prossime elezioni generali cambogiane, che definiranno la futura composizione dell’Assemblea Nazionale della Cambogia. Nelle scorse elezioni, tenutesi nel 2013 Sam Rainsy, dalle idee politiche fortemente anticinesi e filo-occidentali, perse per pochi voti, con un trend in netta salita rispetto alle elezioni del 2008. Vi sono forti preoccupazioni per il rispetto dei principi democratici, e l’esilio di Sam Rainsy, che per ora non può più ritornare in Cambogia, la dice lunga sul clima di tensione in cui si terranno le elezioni.

Foto di copertina di USEmbassyPhnomPenh rilasciata con licenza Attribution-NoDerivs License

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