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In 3 sorsi – Mentre le elezioni del 19  febbraio si avvicinano, il Paese latinoamericano fa i conti con una crescita economica bassa, un grosso caso di corruzione e una dollarizzazione che sembra pero’ piacere a tutti i candidati

1. TEMPO DI ELEZIONI – Fra poco più di un mese, per la precisione il 19 febbraio, più di 12 milioni di persone in Ecuador saranno chiamate alle urne per eleggere 5 parlamentari regionali, 137 legislatori federali, il vicepresidente ed il presidente. Si tratta di una tornata elettorale estremamente importante, dal momento che la rosa dei candidati non comprende il presidente uscente Raffael Correa. L’economista, al potere dal 2007 – a seguito della vittoria nelle elezioni del 2006 – e confermato nel 2009 e nel 2013, è considerato uno dei fautori del cosidddetto “Socialismo del XXI secolo”, attraverso il suo partito politico Alianza País. La campagna elettorale, iniziata ufficialmente il 3 gennaio, è dunque pesantemente condizionata dall’operato del presidente Correa, simboleggiando una fase di riflessione sulla possibilità di proseguire o meno la cosidetta “Revolución ciudadana” – termine con cui viene designato il governo dello stesso Correa – tramite l’operato di un successore.
Il partito di Correa ha eletto come proprio candidato l’ex vicepresidente Lenin Moreno, noto per le sue battaglie per i diritti delle persone con disabilità (dal 1998 è su una sedia a rotelle a seguito di uno sparo). In carica con Correa dal 2007 al 2013, è attualmente in vantaggio con il 35,6% dei consensi secondo Cedatos (dati diffusi a fine dicembre), mentre secondo Market Moreno occuperebbe il primo posto con il 28,6% dei consensi (indagine svolta sempre a dicembre).

 

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Fig. 1 – Il candidato di Alianza Paìs Lenin Moreno tiene una conferenza stampa in occasione della campagna elettorale

Il centro-destra si presenta invece di fatto disunito ed incapace di proporre un candidato unico: a seguire il candidato socialista è Guilliermo Lasso, del movimento CREO, che si attesta al 22,3% secondo Cedatos e al 17,7% secondo Market, che nel suo caso pone avanti al candidato il nome di Cynthia Viteri, per il movimento civico conservatore Madera de Guerrero, con il 19,3% dei consensi.
Difficile pensare che questi candidati possano costituire una minaccia per il fronte socialista, anche per il peso influente delle vicende giudiziarie di alcuni di essi: su Guilliermo Lasso pesano le accuse di evasione fiscale emerse a seguito dello scandalo dei Panama Papers, divenuta forse la base per la sua ironica proposta di drastico taglio delle tasse. Ancor più ironicamente, non si tratta dell’unico scandalo che condizionerà pesantemente le prossime elezioni.

2. LO SCANDALO ODEBRECHT: DAL BRASILE AL MONDO – Il 4 gennaio è stata pubblicata la notizia dell’esclusione, da parte del Governo ecuadoregno, del colosso brasiliano nel campo delle infrastrutture ed ingegneria Odebrecht dalla possibilità di firmare nuovi contratti. La decisione è giunta a seguito di un provvedimento analogo preso dal Perù, il cui esecutivo ha annunciato durante la settimana precedente che le compagnie coinvolte in casi di frode saranno escluse dall’apertura di nuovi progetti nel Paese.
Volendo riassumere: alcuni ufficiali della Odebrecht sono stati ritenuti colpevoli di corruzione tramite uno schema a grandezza mondiale che permetteva loro di pagare intermediari per assicurarsi contratti in una dozzina di nazioni. Oltre a ciò, si parla di riciclaggio di denaro negli Stati Uniti ed in Svizzera e del fatto che alcune compagnie legate alla Odebrecht avrebbero sede in paradisi fiscali, come il Belize.
Le investigazioni a carico della Odebrecht in Ecuador sono cominciate a dicembre, dopo che le autorità hanno richiesto pieno accesso alla documentazione legata all’accusa di pagamento di 33,5 milioni di dollari di tangenti fra il 2007 ed il 2008. Inoltre, le indagini a carico della società non sarebbero il primo atto intrapreso dal Governo dell’Ecuador nei suoi confronti: nel 2007, la Odebrecht è stata espulsa dal Paese per irregolarità nella costruzione di una centrale idroelettrica, vicenda che si è conclusa con il pagamento, da parte della compagnia, di una multa nel 2010.
Tralasciando l’importanza del caso giudiziario, si tratta di un fatto che ha degli innegabili risvolti politici: il presidente Correa è stato un forte promotore della lotta ai paradisi fiscali, fissando un referendum durante le elezioni di febbraio volto a chiedere il parere dei cittadini per proibire a candidati e funzionari pubblici di avere conti correnti o società in questi Stati.

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Fig. 2 – Il presidente uscente Correa, da sempre coinvolto nella lotta ai paradisi fiscali, ha preso fin da subito una posizione molto forte contro la vicenda di Odebrecht

3. DOLLARO SÌ, DOLLARO NO – Oltre al peso della corruzione ed alla pesante eredità del presidente uscente Correa, il dibattito politico in Ecuador riguarda anche la questione della dollarizzazione: entrata in vigore nel 2000, è un tema caldo nella vita economica del Paese, la quale è resa ancor più difficile dalla contrazione del PIL del 2% nel 2016 evidenziata da Cepal (Commissione Economica per l’America Latina ed i Caraibi), dovuta alla domanda interna troppo debole.
A complicare ulteriormente la situazione è il prezzo del petrolio, in discesa per il secondo anno consecutivo, assieme all’ aumento del debito pubblico verso l’estero. Inoltre, la recessione ha determinato un crollo dell’occupazione urbana e la riduzione dell’inflazione, attestata dalla Commissione all’1,1%.
La mancanza di flessibilità valutaria che la dollarizzazione determina ha sollevato alcune polemiche all’interno dell’opinione pubblica ecuadoregna, sebbene tutti i candidati siano concordi nel dire che, nonostante i difetti, essa abbia garantito la stabilità necessaria per evitare il tracollo dell’economia. Una spirale inflazionista, come quella che ha colpito lo Zimbabwe, aggraverebbe ulteriormente le precarie condizioni dell’Ecuador, il quale paga come tutti gli altri Paesi limitrofi il crollo del prezzo delle materie prime, dalle quali dipende la sua ricchezza.
A difendere la dollarizzazione, oltre al presidente Correa ed ai candidati in capagna elettorale, è Walter Spurrier Baquerizo, analista che ricorda come la solidità del dollaro non potrà essere raggiunta da una nuova moneta sovrana, minacciando il crollo del valore dei salari e l’impossibilità di far ripartire la domanda.
Queste, in ultima analisi, saranno le sfide maggiori che il vincitore delle elezioni presidenziali dovrà affrontare durante il suo mandato, dal momento che l’intera regione latinoamericana è attualmente impegnata nello scongiurare la recessione.

Riccardo Antonucci

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Le difficoltà economiche dell’America Latina sono determinate, oltre che dagli ultimi crolli nei prezzi delle materie prime, principalmente da una diffusa incapacità di portare avanti le riforme strutturali necessarie per far ripartire la crescita.
Per conoscere meglio quali siano i maggiori ostacoli per la crescita economica in America Latina, clicca qui.[/box]

Foto di copertina di Abode of Chaos rilasciata con licenza Attribution License

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Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996.Ho studiato presso la LUISS Guido Carli Scienze Politiche indirizzo Politics, Philosophy and Economics. Attualmente studio Energy Security Studies presso la Masaryk University. Ho diretto il giornale universitario Globe Trotter presso la LUISS e svolto l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.

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