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I Quaderni del Caffè  Il Quaderno spiega la delicata situazione della regione del Caucaso settentrionale. L’islamismo sembra farsi strada nella regione, mentre la Russia fatica ad identificare le misure più appropriate ad evitare che i fenomeni di islamizzazione più pericolosi si espandano.

LA REGIONE –  Emblema di instabilità e tensione, spesso indicata con il termine ‘inner abroad’ (letteralmente, ‘estero interiore’), la regione del Caucaso Settentrionale soffre di una profonda mancanza d’integrazione nella Federazione Russa, mancanza alimentata dalla percezione dell’area come sostanzialmente diversa, destabilizzante e insufficientemente leale. ‘Diversità’ è la parola che più di ogni altra descrive le sette repubbliche appartenenti al Distretto Federale del Caucaso Settentrionale (Cecenia, Karačaj-Circassia, KaračajCabardino-Balcaria, Ossezia del Nord, Inguscezia, Dagestan, Stavropol Krai): in una superficie di appena 170 000 km2 convivono più di quaranta gruppi etnici di origine Turcica, Iraniana e Caucasica, ognuno con la propria identità etno-religiosa, la propria storia e cultura, la propria concezione di patria ideale e una lista di risentimenti storici. Tale diversità a livello etno-culturale è ulteriormente complicata dalla configurazione religiosa della regione. La maggior parte della popolazione è musulmana e l’Islam influenza profondamente le dinamiche politiche e sociali, così come le identità locali. Storicamente dunque religione ed etnia interagiscono nel processo di formazione identitario.

La copertina del Quaderno N.10

L’EVOLUZIONE DELLA RIVOLTA – Nel Caucaso Settentrionale si consuma da più di vent’anni uno dei conflitti più violenti dell’Europa contemporanea. Fin dal crollo dell’Unione Sovietica, Mosca si è trovata a fronteggiare tensioni di diversa natura, sia inter-etniche che inter-religiose, sia di stampo separatista (o comunque volte a ribaltare lo status quo territoriale) che islamista. La più violenta espressione di queste tensioni rimane nella memoria comune il conflitto ceceno, la cui eredità è ancora oggi ben tangibile. Tale conflitto ha infatti contribuito non solo alla regionalizzazione delle tensioni, che si sono poi propagate nelle repubbliche circostanti tramite un effetto spill-over, ma anche alla regionalizzazione del processo di Islamizzazione. La creazione dell’Emirato del Caucaso (EC) nel 2007 ha segnato il culmine del processo di trasformazione del movimento separatista ceceno in un progetto regionale di ispirazione islamista – che a sua volta rappresenta un tassello del progetto del jihad globale. La rivolta si è dunque storicamente evoluta e allargata, non solo geograficamente, ma anche orizzontalmente, includendo sempre più strati della società. Se da un lato le carenze del sistema russo – la mancanza dello stato di diritto, le scarse possibilità di inclusione nei processi decisionali, la corruzione pervasiva e il malgoverno – hanno favorito la progressiva affermazione di idee di governance alternative allo stato secolare, dall’altro il movimento islamista nel Caucaso Settentrionale si è nutrito delle dispute inter-etniche che il Cremlino è riuscito a soffocare ma non a risolvere, al fine di convincere sempre più giovani ad unirsi al jihad contro il sistema secolare.

LA CONTRORIVOLTA – Finora il Cremlino ha elaborato diverse strategie volte ad affrontare i fattori che destabilizzano ogni area della società. Il Caucaso Settentrionale è infatti troppo importante in termini geopolitici. Pur di salvaguardare la propria integrità territoriale, Mosca ha dunque deciso di rispondere alla violenza dei ribelli con altrettanta violenza e di ricorrere alla fondazione di una federazione asimmetrica, affidandosi inoltre a un sistema clientelare per gestire le regioni più instabili. Sebbene la strategia del Cremlino abbia contribuito a ridurre gli episodi di violenza negli ultimi due anni, rimane da stabilire se tale calo indichi l’inizio di un processo di stabilizzazione duraturo.

Vittoria Zanellati

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Foto di copertina di Alexxx1979 rilasciata con licenza Attribution-ShareAlike License

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Vittoria Zanellati

Classe 1991, laureata in lingua e letteratura russa alla triennale, dopo aver trascorso il terzo anno in Ucraina ho deciso di specializzarmi in storia e sviluppo dei paesi dell’Europa Orientale con il Master of Arts MIREES dell’Università di Bologna. Laureata con una tesi riguardante la doppia cittadinanza come forma di nazionalismo ultra-territoriale in Europa Orientale, sto attualmente frequentando un Master in International Public Affairs presso la LUISS School of Government. Il mio forte interesse per i processi di democratizzazione e transizione post-comunista mi ha portato più volte nello spazio post-sovietico sia per studio, che per esperienze formative (prima a Budapest presso Terre des Hommes, poi a Tbilisi presso l’Ambasciata d’Italia).

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