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Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2017 Muhammadu Buhari è al governo della Nigeria dal 2015 con un programma politico focalizzato su sicurezza nazionale, lotta alla corruzione e alla disoccupazione

UN PASSATO DA NON DIMENTICARE – Muhammadu Buhari, eletto Presidente della Nigeria nelle elezioni generali del 2015, non è di certo una figura nuova nel panorama politico nigeriano: l’ex generale dell’esercito è stato un attore politico importante già durante gli anni dei governi militari iniziati con il colpo di Stato del 1975, ricoprendo importanti cariche come quella di ministro per il petrolio e le risorse naturali, fino a diventare egli stesso Presidente in seguito a un colpo di Stato nel 1983. Il golpe interruppe una breve parentesi democratica spodestando il governo eletto di Sehu Shagari, le cui politiche di austerità in accordo con il Fondo Monetario Internazionale avevano provocato un clima di forte scontento sociale. Durante il suo breve regime centinaia di politici e uomini di affari furono processati all’interno della sua “guerra contro l’indisciplina“, un programma che utilizzava metodi autoritari per promuovere i presunti valori della società nigeriana attraverso una politica di rigore e lotta contro la corruzione, finendo però per soffocare le opposizioni e sfociando in gravi violazioni dei diritti umani.

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Fig. 1 – Il manifesto di Buhari copre il poster dell’ex presidente Goodluck Jonathan, durante la campagna elettorale del 2015 

Il governo di Buhari durò soltanto fino al colpo di Stato successivo, ovvero quello di Ibrahim Badangida nell’agosto del 1985, in seguito al quale iniziò per il Paese un difficile processo verso la democrazia che si concretizzò solo nel 1999. La carriera politica di Buhari non si interruppe, egli infatti concorse alla carica di Presidente nelle quattro elezioni successive fino a vincerle nel 2015 battendo il Presidente uscente Goodluck Jonathan. L’ex-generale, che si è presentato alle elezioni con l’All Progressives Congress (APC), che raccoglie i principali esponenti delle opposizioni e alcuni fuoriusciti del People’s Democratic Party (PDP) è stato considerato dal 53% della popolazione la persona adatta per affrontare le crisi che sta vivendo il Paese grazie a un programma elettorale focalizzato su sicurezza nazionale, lotta alla corruzione e lotta alla disoccupazione giovanile.

LA MINACCIA DI BOKO HARAM  –  Uno dei punti forti della campagna elettorale di Buhari era la promessa di combattere e frenare definitivamente e in breve tempo la minaccia del gruppo di estremisti islamici di Boko Haram che dai primi anni del 2000 destabilizza il nord del Paese. L’elezione di Buhari è stata considerata da molti una possibile svolta nel conflitto interno con il gruppo armato: il suo background militare è stato visto come una possibile carta vincente per la riorganizzazione delle forze armate, generalmente corrotte e inefficienti, in vista di una più coerente azione contro i guerriglieri. In più, le origini del Presidente, musulmano nato a Daura, città dello stato di Katsina al nord del Paese, hanno fatto sperare in un sua possibile mediazione con il gruppo armato. A più di un anno e mezzo dall’inizio del mandato del Presidente, però, la devastazione provocata da Boko Haram non si è fermata, nonostante il governo abbia dichiarato di aver tecnicamente sconfitto il gruppo armato. Le forze armate nigeriane sono riuscite a far ritirare i combattenti di Boko Haram dalle principali città del nord, lasciando però una parte considerevole della popolazione ad affrontare le conseguenze degli scontri, tra carestie e villaggi distrutti e sfollati.

INSTABILITÀ SU PIÙ FRONTI –  Ma le minacce alla stabilità nigeriana non provengono solo dal nord del Paese: il governo di Buhari deve affrontare anche un nuovo gruppo di militanti, i Niger Delta Avengers (NDA)3, che operano nella zona del delta del Niger sabotando gli impianti petroliferi e creando un grave danno all’economia del Paese che da sempre soffre di una limitata diversificazione delle attività produttive. Le dispute in quello che può essere considerato il cuore dell’economia nigeriana non sono affatto nuove e vedono coinvolte le popolazioni locali, sempre più povere e costrette a vivere in territori inquinati, in una difficile battaglia per una gestione equa delle risorse. L’ex presidente Jonathan Goodluck aveva raggiunto un accordo con i gruppi ribelli nel 2009 attraverso un programma di amnistia che aveva permesso ai militanti di rinunciare alle armi e iscriversi a un programma di riabilitazione e reinserimento che prevedeva assegni mensili e formazione. L’ammontare degli assegni mensili è stato però ridotto dal nuovo Presidente provocando un periodo di intensa instabilità per la zona. La crisi del petrolio ha aggravato la situazione economica del Paese portando la Nigeria, per la prima volta in 25 anni, in un periodo di recessione.

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Fig. 2 – Il 6 febbraio 2017 decine di cittadini sono scesi in piazza a Lagos, Nigeria, per protestare contro la crisi economia in cui versa il Paese. Il crollo del prezzo del petrolio ha provocato una recessione, aggravata dagli attacchi dei ribelli alle infrastrutture e a politiche monetarie controverse che hanno condotto al deprezzamento della moneta

PROSPETTIVE FUTURE – Muhammadu Buhari si trova a governare un Paese diviso e attraversato da crisi gravi e stratificate che non potranno essere risolte semplicemente con l’utilizzo della forza. Il Presidente dovrà mettere in atto riforme di lungo periodo che possano concorrere ad una migliore redistribuzione delle risorse e delle ricchezze in modo da attenuare le differenze economiche della popolazione e ridurre il rischio di una radicalizzazione dei movimenti di protesta. Le politiche annunciate da Buhari sembrano rivolte a  ristrutturare l’economia nigeriana incoraggiando investimenti in settori come quello agricolo e manifatturiero.

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Fig. 3 – Campagna dell’APC per rassicurare la popolazione sulla possibilità di sconfiggere la minaccia di Boko Haram

Un’altra sfida da affrontare è sicuramente quella della riconciliazione: dare ai guerrieri di Boko Haram un’alternativa potrebbe essere una delle strade per arrivare a una pace duratura. Il Governo ha annunciato l’apertura di un campo di riabilitazione per gli ex membri del gruppo armato dove potranno usufruire di corsi formativi per iniziare un percorso di reintegrazione nella società.

Marcella Esposito

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Alcune letture per comprendere meglio il contesto in cui le politiche di Muhammadu Buhari vanno inserite: qui il report di Amnesty International sui crimini di guerra commessi dall’esercito nigeriano, qui il report di Human Rights Watch sulle violenze nei confronti di un gruppo di donne da parte di Boko Haram.[/box]

Foto di copertina di Chatham House, London rilasciata con licenza Attribution License

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Marcella Esposito

Laureata in Relazioni e Istituzioni dell’Asia e dell’Africa, da anni mi occupo dello studio della situazione socio-politica in Africa Orientale e in particolare della Tanzania, paese che amo e che ho potuto conoscere in profondità grazie ai miei viaggi e alla conoscenza della sua splendida lingua, il swahili. Mi interesso di governance urbana, informalità e sviluppo locale, ma anche di come identità di genere, razza e classe si interfacciano nel contesto dell’Africa sub-sahariana. Per il Caffè Geopolitico mi occupo di Africa Meridionale.

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